Banca Mondiale: economia globale cresce meno delle aspettative

L’economia globale non cresce come ci si aspettava e la “colpa” è anche del petrolio in calo, soprattutto per i Paesi che vivono della materia prima come Sud America, Africa e Asia. Da un altro lato, il prezzo scontato del petrolio avrebbe dovuto incentivare l’aumento della spesa pubblica per le altre economie più sviluppate, ma così non è stato. In base a quanto comunicato dalla Banca Mondiale, la crescita nel 2016 si fermerà al 2,4%, ovvero una percentuale inferiore dello 0,5 rispetto alle previsioni di inizio anno.

Banca Mondiale: Stati Uniti meglio dell’Europa

Che la crescita dell’economia non vivesse un bel momento si sapeva, ma andare anche sotto le aspettative comincia a destare un po’ più di una semplice preoccupazione. Nel male, comunque, meglio gli Stati Uniti che l’Europa. Secondo la Banca Mondiale, infatti, gli USA cresceranno del 2% anche nel 2017, così come quest’anno, mentre per l’eurozona la crescita sarà dell’1,6% per il biennio 2016/2017, per poi addirittura scendere dello 0,1% nel 2018. A tale situazione, secondo gli esperti, hanno sicuramente contribuito alcuni fattori, come gli investimenti pubblici e privati in calo e gli scambi globali più deboli. Sulla questione si è espresso il vicepresidente dell’istituto con sede a Washington, Kaushik Basu, che ha parlato di alcune riforme che potrebbero essere in grado di migliorare le cose. In particolare, occorrerebbe investire nel miglioramento dello standard di vita delle persone e promuovere una diversificazione dell’economia. L’analisi generale e la preoccupazione di Basu è tutta in un’affermazione: “l’economia globale sembra intrappolata”. L’unica nota positiva sembrerebbe essere la Cina, la cui crescita nel 2016 arriverà al +6,7% ed è molto difficile che si assisterà ad una frenata il prossimo anno.

Kaushik Basu: si al reddito universale e no alle disuguaglianze

L’interesse verso i Paesi più deboli è sempre stato al centro delle dichiarazioni del vice presidente della Banca Mondiale Kaushik Basu. Queste le sue parole sulla situazione economica globale: “L’intervento dello Stato si è reso sempre più necessario se non vogliamo che le disuguaglianze aumentino. Le nuove tecnologie stanno riducendo il fabbisogno di manodopera”. L’economista ha spiegato che l’intervento dello Stato è necessario perché la situazione è paradossale, ovvero i meccanismi di mercato funzionano, ma l’economia non va. Tema centrale del suo intervento anche il salario minimo, finalmente considerato dagli USA. In sostanza, secondo Basu, l’economia va ripensata e per questo occorre ridiscutere il Trattato di Lisbona. Nella situazione attuale, gli accordi di Lisbona non aiutano a costruire un’unione monetaria, in Europa, in grado di portare avanti il principio della responsabilità solidale. Le parole dello chief economist sono chiare: “In passato tutti i Paesi che si erano uniti nell’unione monetaria, si prestavano denaro tra loro. Oggi invece ogni paese si assume la totale responsabilità dei propri debiti, mentre ci vorrebbe una condivisione maggiore dei debiti, a beneficio di tutti. Quando c’è un’unione monetaria ci vuole più condivisione, adottare politiche monetarie eterogenee non è positivo per nessuno”. Per il momento, non bene ma meglio gli USA, tornati ad essere un’economia stabile con una banca centrale (FED) in grado di stampare nuovo denaro, al contrario della BCE.

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