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	<title>Economia e Finanza - News finanziarie &#187; Aziende</title>
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	<description>News dal mondo della finanza</description>
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		<title>Marchionne: &#8220;Fiat vuole rilanciare l&#8217;industria automobilistica italiana&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 12:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attualmente negli Stati Uniti, l&#8217;amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne continua a lavorare per lo sviluppo dell&#8217;azienda italiana. Marchionne ci tiene a smentire le voci che volevano una produzione Fiat più attenta agli stabilimenti esteri e meno a quelli italiani. &#8220;Trasferire la produzione della nuova Panda dalla Polonia a Pomigliano è stata una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/marchionne-sergio13.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5124" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/marchionne-sergio13.jpg" alt="" width="250" /></a>Attualmente negli Stati Uniti, l&#8217;<strong>amministratore delegato</strong> di <strong>Fiat</strong> e <strong>Chrysler, Sergio Marchionne</strong> continua a lavorare per lo <strong>sviluppo</strong> dell&#8217;azienda italiana. Marchionne ci tiene a smentire le voci che volevano una produzione Fiat più attenta agli stabilimenti esteri e meno a quelli italiani. &#8220;<em>Trasferire la produzione della nuova <strong>Panda</strong> dalla Polonia a <strong>Pomigliano</strong> è stata una scelta irrazionale e controcorrente che ha sorpreso soprattutto gli investitori e gli analisti. L&#8217;abbiamo fatta in modo autonomo, con lo scopo di rilanciare l&#8217;industria automobilistica italiana, in uno stabilimento difficile, che stiamo trasformando in un centro di eccellenza&#8221;</em> spiega Marchionne. &#8220;<em>Abbiamo voluto, in particolare John Elkann ed io, la nuova Panda a Pomigliano perché la Fiat ha una storia di 112 anni nel nostro Paese e perché ci stanno a cuore l&#8217;Italia e tutti gli uomini e le donne che lavorano con noi&#8221;</em> conclude Marchionne. Ed in effetti il lancio della nuova Panda, unito al nuovo contratto per Pomigliano, apre un nuovo ciclo per l&#8217;azienda del Lingotto nello stabilimento campano, come ha spiegato il presidente della regione Campania, Stefano Caldoro. Per Marchionne è un periodo molto positivo, come dimostra la sua presenza nella copertina di Time: il magazine americano ha voluto dedicare la propria copertina al manager italo-canadese, paragonandolo addirittura a Steve Jobs, per la sua capacità di motivare il proprio staff e per la sua attenzione ai particolari, un perfezionismo quasi esasperato.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Sky si ritira dalla gara per il digitale terrestre: &#8220;Tempi poco chiari e regole discutibili&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 14:15:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brusca frenata di Sky: l&#8217;emittente ha deciso di ritirarsi dalla gara per l&#8217;assegnazione delle frequenze del digitale terrestre. &#8220;Sky Italia ha ufficializzato oggi al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Commissione Europea la decisione &#8211; incondizionata e con effetto immediato &#8211; di ritirare la propria domanda di partecipazione all&#8217;assegnazione delle frequenze digitali&#8221; si legge nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/sky-logo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5057" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/sky-logo.jpg" alt="" width="250" /></a> Brusca frenata di <strong>Sky</strong>: l&#8217;emittente ha deciso di <strong>ritirarsi dalla gara</strong> per l&#8217;<strong>assegnazione delle frequenze del digitale terrestre</strong>. <em>&#8220;Sky Italia ha ufficializzato oggi al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Commissione Europea la decisione &#8211; incondizionata e con effetto immediato &#8211; di ritirare la propria domanda di partecipazione all&#8217;assegnazione delle frequenze digitali&#8221;</em> si legge nella nota dell&#8217;emittente televisiva satellitare. Le motivazioni? <em>&#8220;La <strong>lunghezza dei tempi,</strong> ad oggi ancora indeterminati, che hanno caratterizzato lo svolgimento di questa gara e che impatteranno inevitabilmente sull&#8217;assegnazione delle frequenze&#8221;</em> spiegano da Sky, ma non solo. Nel comunicato si parla anche di &#8220;<strong>elementi discutibili</strong>&#8220;. <em>&#8220;Tale indeterminatezza dei tempi si è inoltre accompagnata a un bando che contiene elementi discutibili, legati all&#8217;adozione di un disciplinare di gara con regole che oggettivamente favoriscono operatori già attivi sul mercato&#8221;</em> si legge sempre nella nota dell&#8217;emittente. Dunque tempi poco chiari e regole discutibili: questi i due fattori che hanno fatto convincere <strong>Sky</strong> ad abbandonare la gara per le frequenze digitali. A questo punto l&#8217;assegnazione delle frequenze resta a favore di<strong> Rai, Mediaset, Telecom italia Media</strong> e il gruppo telefonico <strong>3</strong>. Il ritiro di Sky è anche legato ad una <strong>polemica</strong> col vecchio<strong> Governo Berlusconi</strong> e la sua gestione &#8211; molto discutibile &#8211; dell&#8217;ambiente del digitale terrestre.<em> &#8220;L&#8217;auspicio è che questa sofferta decisione possa favorire una nuova stagione di riflessione tra tutti gli operatori e il nuovo Governo, per un profondo ripensamento delle regole con cui ridefinire in senso competitivo il sistema televisivo italiano&#8221;</em> si legge al termine della nota diramata da Sky.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Passera: &#8220;Siamo in un momento molto difficile&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 12:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/Passera1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5052" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/Passera1.jpg" alt="" width="250" /></a> <strong>Corrado Passera,</strong> neo <strong>ministro per lo Sviluppo economico</strong>, ha partecipato ieri agli Stati generali di <strong>Confcommercio</strong>. Il suo intervento è stato molto importante, perchè ha fatto il punto della situazione economica in Italia.<em> &#8220;Siamo in un momento molto difficile, stiamo rischiando di rientrare in recessione per cause esterne che ci arrivano addosso. Le cause? La cattiva gestione di altri Paesi e di organismi. Questo ci sta succedendo e dobbiamo fare di tutto per evitare di ridiscendere e recuperare velocemente il segno positivo&#8221;</em> spiega Passera nel suo intervento. Al ministro fa eco il presidente della Repubblica,<strong> Giorgio Napolitano,</strong> intervenuto all&#8217;Università romana della Sapienza. Un appello ottimista quello del presidente della Repubblica, che ha parlato a tantissimi studenti. <em>&#8220;C&#8217;è bisogno di un grande sforzo politico, morale, sociale per affrontare questa grave crisi che dobbiamo riuscire a vincere&#8221;</em> dichiara Napolitano. Tornando agli Stati generali di Confcommercio, arrivano voci negative sul possibile <strong>inasprimento dell&#8217;Iva</strong>. Il presidente <strong>Carlo Sangalli</strong> boccia assolutamente questa proposta.<em> &#8220;Non pensiamo che un ulteriore inasprimento della tassazione dei consumi, giovi alla crescita complessiva. Anche perché la tassazione dei consumi incide di più sui livelli di reddito medio-bassi, innesca processi inflazionistici, risulta controproducente rispetto all&#8217;esigenza di recuperare un&#8217;ampia evasione dell&#8217;Iva&#8221;</em> chiarisce Sangalli. Anche perchè l&#8217;Italia dei consumi è già in recessione, dunque un aumento dell&#8217;Iva potrebbe complicare ancora di più questa situazione.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Stabilimento Fiat di Termini Imerese: raggiunto l&#8217;accordo fra Fiat e Sindacati</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 12:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sblocca definitivamente la questione di Termini Imerese: lo stabilimento Fiat, dismesso dall&#8217;azienda del Lingotto, presto diventerà di proprietà della Dr Motor di Massimo Di Risio. Per il nuovo progetto si parla di un investimento di 110 milioni per produrre 60mila auto a regime (nel 2017), le assunzioni saranno 1.312 in 4 anni: rispetto al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/fiat_termini_imerese1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5014" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/fiat_termini_imerese1.jpg" alt="" width="250" /></a>Si sblocca definitivamente la questione di <strong>Termini Imerese</strong>: lo <strong>stabilimento Fiat</strong>, dismesso dall&#8217;azienda del Lingotto, presto diventerà di proprietà della<strong> Dr Motor</strong> di Massimo Di Risio. Per il nuovo progetto si parla di un investimento di 110 milioni per produrre 60mila auto a regime (nel 2017), le assunzioni saranno 1.312 in 4 anni: rispetto al progetto Fiat, l&#8217;<strong>organico</strong> dei lavoratori sarà <strong>ridotto di 640 unità</strong>. Gran parte del merito di questo accordo va però al <strong>ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera,</strong> che è riuscito a sbloccare la situazione fra Fiat e le parti sindacali, per incentivare la mobilità. Passera ha infatti convinto <strong>Marchionne</strong> ad <strong>aumentare il plafond</strong> da destinare a questa operazione, passando da 15 milioni a <strong>21 milioni di euro</strong>: 13 milioni serviranno a <strong>coprire la mobilità dei 640 lavoratori</strong> che nei prossimi sei anni matureranno i diritti per la pensione. Questa indennità si somma alla mobilità che riceveranno dall&#8217;Inps. La trattativa non è stata per nulla facile, è stato molto difficile convincere i sindacati: è stata decisiva la mossa di Passera, di convocare un tavolo al Mise con Fiat e Invitalia, per presentare una migliore offerta ai sindacati. Possiamo però dire che è stato fatto uno sforzo da entrambe le parti: Fiat ha aumentato i fondi a disposizione per la mobilità e i sindacati hanno accettato questa soluzione, nonostante la somma donata da Fia<em>t &#8220;sia inferiore al 70-80% delle tabelle applicate normalmente negli stabilimenti dalla Fiat dove l&#8217;indennità si aggira intorno a 31-32mila euro&#8221;.</em> Adesso la palla passa a Dr Motor: Massimo Di Riso dovrà ratificare l&#8217;accordo nella giornata di giovedì, convocando le parti in causa. Lo stesso a.d. di Invitalia, Domenico Arcuri, sottolinea il prezioso lavoro del ministro Passera:<em> &#8220;l&#8217;accelerazione positiva impressa dal ministro Passera per l&#8217;intesa che garantisce la piena tenuta occupazionale sia per i dipendenti della Fiat che per i 350 lavoratori dell&#8217;indotto, anzi con il coinvolgimento di Di Risio e delle altre 4 imprese ci sarà più lavoro rispetto al passato&#8221;.</em></p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Ordini industriali, nella zona Euro sono in calo del 6.4%: in Italia -9.2%</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 13:55:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo una crescita modesta ad agosto, arrivano i dati degli ordini industriali nella Zona Euro a settembre. I dati sono stati elaborati dall&#8217;Eurostat: nell&#8217;eurozona, c&#8217;è stata una flessione degli ordini industriali del 6.4% rispetto al mese di agosto. Un dato fortemente negativo, che viene parzialmente ammorbidito, prendendo in considerazione l&#8217;Unione Europea a 27 Stati (dunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/industrie_27.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4988" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/industrie_27.jpg" alt="" width="250" /></a> Dopo una crescita modesta ad agosto, arrivano i dati degli <strong>ordini industriali</strong> nella Zona Euro a <strong>settembre</strong>. I dati sono stati elaborati dall&#8217;Eurostat: nell&#8217;<strong>eurozona,</strong> c&#8217;è stata una <strong>flessione</strong> degli ordini industriali del <strong>6.4%</strong> rispetto al mese di agosto. Un dato fortemente negativo, che viene parzialmente ammorbidito, prendendo in considerazione l&#8217;Unione Europea a 27 Stati (dunque anche gli stati extra Euro). Il calo nella Ue a 27 è del -2.3%, dopo un leggero calo ad agosto (-0.3%). E motore negativo di questo calo è proprio il nostro paese: l&#8217;<strong>Italia</strong> ha perso molto terreno rispetto al mese precedente. Gli ordini industriali dell&#8217;Italia sono diminuiti del <strong>-9.2% rispetto ad agosto</strong>. I nuovi ordini sono in flessione in dieci stati, mentre crescono in dodici: a far segnare le peggiori performance, oltre l&#8217;Italia, c&#8217;è l&#8217;<strong>Estonia</strong> (-9.1%), la <strong>Francia</strong> (-6.2%), la <strong>Spagna</strong> (-5.3%) e la <strong>Germania</strong> (-4.4%), mentre i paesi che hanno offerto una maggiore crescita di ordini industriali sono la Danimarca (+14%), la Lettonia (+13.1%), la Polonia (+5.1%) e la Repubblica Ceca (+4.8%). Va meglio analizzando i dati su base annua: rispetto al 2010, gli ordini industriali aumentano dell&#8217;1.6% nella zona Euro, mentre del +2.3% nell&#8217;Ue a 27 membri. I dati <strong>Eurostat</strong> dunque certificano un andamento piuttosto contrastante dell&#8217;industria europea.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Marcegaglia: &#8220;Il momento è drammatico, siamo nel baratro&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al termine della giornata borsistica di ieri, è durissimo il commento giunto dalla Confindustria, in particolare dal presidente Emma Marcegaglia. La numero uno di Confindustria ha infatti parlato di momento drammatico, di una Italia sull&#8217;orlo del baratro. Una situazione pessima che sta mettendo in ginocchio tutta l&#8217;economia italiana e potrebbe anche condizionare le sorti dell&#8217;economia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/emma-marcegaglia5.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4862" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/emma-marcegaglia5.jpg" alt="" width="250" /></a>Al termine della giornata borsistica di ieri, è durissimo il commento giunto dalla Confindustria, in particolare dal presidente <strong>Emma Marcegaglia</strong>. La numero uno di Confindustria ha infatti parlato di momento drammatico, di una Italia sull&#8217;orlo del baratro. Una situazione pessima che sta mettendo in ginocchio tutta l&#8217;<strong>economia italiana</strong> e potrebbe anche condizionare le sorti dell&#8217;economia europea. <em>&#8220;Nonostante alcune decisioni prese ieri dal governo e dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, in queste ore stiamo vivendo un momento drammatico. Oggi siamo nel baratro&#8221;</em> spiega la Marcegaglia.<em> &#8220;Tra qualche ora ci sarà il Comitato di presidenza di Confindustria, non c&#8217;è dubbio che siamo nel baratro, è davvero un momento drammatico per il Paese con lo spread tra Btp e bund a 570 punti e le borse che stanno perdendo più del 4%&#8221;</em>. Dunque una <strong>situazione gravissima</strong>, come si può leggere dalle parole della leader di Confindustria, che usa ripetutamente le parole &#8220;<strong>baratro</strong>&#8221; e &#8220;situazione drammatica&#8221;. &#8220;<em>E&#8217; evidente che quanto fatto fino ad ora non è stato ritenuto nè credibile nè sufficiente. Il paese ha bisogno di altro. Non possiamo stare neanche per molte ore in questa condizione perche questo vuol dire rischiare che l&#8217;Italia non abbia più la possibilità di finanziarsi e questo può avere conseguenze drammatiche&#8221;</em> commenta la Marcegaglia, che poi al termine dell&#8217;intervista dichiara: <em>&#8220;Non ci meritiamo di finire come la <strong>Grecia</strong>. Sono anni che chiediamo riforme, è necessaria una grande discontinuità ma nulla è stato fatto&#8221;.</em></p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Imprese, pesa la crisi: nel 2011 sono fallite 9mila aziende</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 15:50:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni giorno, in Italia, falliscono poco più di 30 imprese: è questo il sunto della raccolta dati proposta da Crisis D&#38;B, la società del gruppo Crif specializzata nelle informazioni di carattere creditizio. Si è calcolato come nei primi nove mesi del 2011, in Italia siano fallite più di 9 mila imprese, quasi mille al mese. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/debiti-e-conti8.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4845" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/debiti-e-conti8.jpg" alt="" width="250" /></a> Ogni giorno, in <strong>Italia</strong>, falliscono poco più di 30 <strong>imprese</strong>: è questo il sunto della raccolta dati proposta da Crisis D&amp;B, la società del gruppo Crif specializzata nelle informazioni di carattere creditizio. Si è calcolato come<strong> nei primi nove mesi del 2011</strong>, in Italia<strong> siano fallite più di 9 mila imprese</strong>, quasi <strong>mille al mese</strong>. Un dato fortemente negativo che penalizza anche il mondo del lavoro, dato il continuo ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti. Inoltre c&#8217;è un netto aumento degli insoluti per le banche, che sempre più non vedono restituito il denaro prestato. Il settore più in sofferenza è quello della costruzione degli edifici, a differenza di molti anni fa quando era un traino per l&#8217;intera economia, non riesce a rialzarsi, a causa probabilmente del mercato del sub-appalto. Per quanto riguarda le zone che mostrano <strong>più imprese fallite,</strong> è la <strong>Lombardia</strong> quella con una quota più alta (1.872), seguita da Lazio e Veneto, dove le categorie d&#8217;impresa che risultano più propense ad un fallimento sono quella del settore manufatturiero (in Veneto), mentre nel Lazio è il settore dei servizi. &#8220;<em>Sta diventando fondamentale che le imprese adottino efficaci politiche di gestione del rischio, consentendo loro di conoscere in maniera più approfondita i partner con i quali instaurano rapporti commerciali&#8221;</em> spiega Marco Preti, amministratore delegato di Crisis D&amp;B.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Rivoluzione nel cda di Air France-Klm: cacciato Gourgeon, Spinetta è il nuovo a.d.</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 13:09:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grandi novità, quasi una rivoluzione, all&#8217;interno del cda di Air France-Klm. Infatti il Consiglio d&#8217;amministrazione ha licenziato Pierre-Henri Gourgeon, l&#8217;amministratore delegato di Air France-Klm. Nonostante un legame ormai trentennale con Jean-Cyril Spinetta, dopo aver ristrutturato e riportato la compagnia aerea francese fra le più importanti di questo difficile settore, è stato proprio eliminato dall&#8217;organigramma societario: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/air_france_klm.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4735" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/air_france_klm.png" alt="" width="250" /></a> Grandi novità, quasi una rivoluzione, all&#8217;interno del <strong>cda di Air France-Klm</strong>. Infatti il Consiglio d&#8217;amministrazione ha <strong>licenziato</strong> <strong>Pierre-Henri Gourgeon</strong>, l&#8217;<strong>amministratore delegato di Air France-Klm</strong>. Nonostante un legame ormai trentennale con Jean-Cyril Spinetta, dopo aver ristrutturato e riportato la compagnia aerea francese fra le più importanti di questo difficile settore, è stato proprio eliminato dall&#8217;organigramma societario: a sostituirlo sarà proprio <strong>Jean-Cyril Spinetta,</strong> almeno fino al 2013. Spinetta dunque riprende il comando di Air France-Klm, al suo fianco ci sarà l&#8217;ex direttore di gabinetto di Christine Lagarde al ministero delle Finanze, <strong>Alexandre de Juniac,</strong> che avrà il compito di rinforzare i conti economici di Air France. La crisi era nell&#8217;aria: già da alcuni anni, i rapporti fra Gourgeon e Spinetta non erano più idilliaci, negli ultimi mesi si erano deteriorati quasi del tutto. Ma nessuno si aspettava una simile presa di posizione del cda della compagnia aerea francese. I rappresentanti dello stato Francese, che è l&#8217;azionista principale con il 15.7% delle azioni, hanno lasciato fare: del resto Juniac è uomo di fiducia di Nicolas Sarkozy, dunque un tale avvicendamento poteva andare bene anche all&#8217;Eliseo. Oltre ai dissidi personali, la situazione economica di Air France è la causa di questo divorzio: il gruppo olandese Klm fa profitti, i francesi sono in continua perdita e ovviamente gli olandesi si guardano bene dal pagare le perdite francesi. <strong>Air France</strong> dovrà <strong>ridurre i costi,</strong> si parla di tagli per 800 milioni di euro.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Confindustria, John Elkann si è dimesso dalla carica di vicepresidente</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 11:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane abbiamo parlato dell&#8217;uscita di Fiat da Confindustria, a partire dal primo gennaio 2012. Questo abbandono ha portato una nuova conseguenza: infatti il presidente di Fiat, John Elkann, era il vice presidente di Confindustria. Con tre mesi di anticipo però John Elkann si è dimesso da Confindustria, dalla carica di vice presidente. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/john_elkann1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4719" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/john_elkann1.jpg" alt="" width="250" /></a> Nelle scorse settimane abbiamo parlato dell&#8217;<strong>uscita di Fiat da Confindustria</strong>, a partire dal primo gennaio 2012. Questo abbandono ha portato una nuova conseguenza: infatti il presidente di Fiat, <strong>John Elkann,</strong> era il vice presidente di Confindustria. Con tre mesi di anticipo però John Elkann <strong>si è dimesso da Confindustria</strong>, dalla carica di <strong>vice presidente</strong>. Una scelta che appare corretta ed in linea con le scelte dell&#8217;azienda del Lingotto, una scelta che è stata ufficializzata con una <strong>lettera</strong> inviata alla presidente di <strong>Confindustria</strong>, Emma Marcegaglia. <em>&#8220;La fine dei miei impegni negli organi direttivi di Confindustria non cambia nè i nostri rapporti personali nè gli intendimenti che da sempre ci vedono uniti: sono certo che entrambi continueremo a lavorare con passione e determinazione per assicurare le migliore prospettive di sviluppo all&#8217;industria italiana&#8221;</em> spiega Elkann, che nel proseguo della lettera parla di una <strong>scelta</strong> che evidenzia tutta la chiarezza del gruppo Fiat. Inoltre si tratta di una scelta che rafforza l&#8217;indipendenza della stessa Confindustria.<em> &#8220;Convinto della necessità di questa scelta, avevo peraltro maturato l&#8217;intenzione di portare a termine gli impegni associativi fino a quella data. Ma la stima che mi lega a te e il rispetto che nutro nei confronti di Confindustria mi inducono a un gesto di ulteriore chiarezza, lasciando da oggi stesso l&#8217;incarico che mi era stato assegnato, nell&#8217;interesse dell&#8217;autonomia e dell&#8217;indipendenza dell&#8217;associazione&#8221;</em> conclude Elkann. Il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, ha giudicato positivamente questa uscita di Elkann, affermando che &#8220;è coerente con la scelta di Fiat&#8221;.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Cgil: &#8220;La cassa integrazione è cresciuta di circa il 50% rispetto ad agosto&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 13:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Cgil ha pubblicato il nuovo dettaglio relativo all&#8217;utilizzo della cassa integrazione nel mese di settembre. I dati mostrano un netto aumento della cig: infatti la richiesta di ore di cassa integrazione è aumentata di quasi il 50%. A settembre sono state registrate ben 83.563.081 ore di cassa integrazione, con un aumento del 47.25% rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/disoccupati13.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4713" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/disoccupati13.jpg" alt="" width="250" /></a> La <strong>Cgil</strong> ha pubblicato il nuovo dettaglio relativo all&#8217;utilizzo della <strong>cassa integrazione</strong> nel mese di <strong>settembre</strong>. I dati mostrano un netto aumento della cig: infatti la richiesta di ore di cassa integrazione è aumentata di quasi il 50%. A settembre sono state registrate ben <strong>83.563.081 ore di cassa integrazione</strong>, con un <strong>aumento del 47.25%</strong> rispetto al mese precedente, ossia agosto. Prendendo in esame il periodo <strong>gennaio-settembre 2011,</strong> notiamo come le ore di cassa integrazione richieste nei primi nove mesi del 2011 siano inferiori del <strong>- 20.91%</strong> rispetto ai <strong>primi mesi del 2010</strong>. Passando ad una ripartizione geografica, scopriamo come è il <strong>Nord</strong> ad avere la maggior parte delle <strong>richieste di cassa integrazione</strong>, ma anche il Sud Italia sta aumentando la propria quota di ore di cig: la regione del Nord con più ore di cassa integrazione è la <strong>Lombardia</strong>, mentre al Sud è la Campania. <em>&#8220;La richiesta di ore è cresciuta azzerando la riduzione registrata nei tre mesi precedenti e mettendo a segno la quarta richiesta più alta dell&#8217;anno in corso&#8221;</em> si legge nel comunicato <strong>Cgil</strong>. Chieste il numero delle ore, ma cresce anche il numero delle aziende che richiede la cassa integrazione: +8% rispetto ai primi nove mesi del 2010. Le motivazioni? La crescita è dovuta a &#8220;<em>motivi legati strettamente alla crisi economica&#8221;</em> spiega la Cgil. Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, evidenzia questi dati, aggiungendo che<em> &#8220;tali numeri dovrebbero limare gli entusiasmi del governo sulla produzione industriale di agosto&#8221;.</em></p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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