Cgil: “Sfondato muro di un miliardo di ore di cassa integrazione”

La Cgil ha pubblicato uno studio dove si evidenzia il valore delle ore di cassa integrazione in Italia. Ovviamente si parla di ore di cassa integrazione approvate ed autorizzate dall’Inps. Il numero è veramente molto alto: nei primi dieci mesi dell’anno, le ore hanno sforato quota un miliardo. Nessun errore di trascrizione o errore statistico: da gennaio ad ottobre 2010, le ore di cassa integrazione autorizzate, sono state 1.026.479.655. In percentuale, potremmo dire che sono aumentate quasi della metà rispetto allo scorso anno: + 44.2% rispetto al periodo gennaio-ottobre 2009, quando le ore di cassa integrazione erano state 712.008.425. Ovviamente un valore così alto per le ore di cassa integrazione in Italia, provoca ai lavoratori che subiscono questo procedimento, un taglio sostanzioso del reddito. Si calcola – sempre attraverso i dati Cgil – che i cassa integrati italiani abbiano subito un taglio del reddito al netto, di oltre 3.9 miliardi di euro, una cifra che se divisa per tutti i lavoratori che sono in questo stato di cassa integrazione, equivale a 6.750 euro circa a testa. Ma quali sono i motivi principali per l’introduzione della cassa integrazione? La Cgil spiega che il motivo principale è quello delle crisi aziendali, seguito dal ricorso al fallimento, al concordato preventivo; altre motivazioni per l’introduzione della cassa integrazione sono quella dei contratti di soidarietà, società in amministrazione controllata, o aziende in ristrutturazione, o ancora società in conversione aziendale. Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, ha commentato questi dati, elaborati proprio dalla sua organizzazione sindacale. “Questi dati, insieme a quelli sulla produzione industriale, dimostrano che la situazione resta molto grave e preoccupa seriamente la costante crescita della cassa in deroga. Diventa ogni giorno più urgente definire politiche industriali che possano determinare crescita e lavoro insieme ad interventi strutturali sulla cassa integrazione”.

Pietro Gugliotta

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