Dagli USA la ricetta per il rilancio del mercato del lavoro

barack-obamaIl presidente degli Stati Uniti Barack Obama intervenendo al Brooking Institution, ha illustrato le iniziative che intende attuare per il rilancio del mercato del lavoro, avvertendo però che la strada è ancora lunga. Per Obama è una priorità aiutare gli americani che hanno perso il lavoro (circa sette milioni), sostenendo le aziende con politiche mirate. Secondo le stime del capo della maggioranza alla Camera, Steny Hoyer, i costi del piano per l’occupazione si aggirerebbero sui 100 miliardi di dollari.

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Tre aree per il rilancio: infrastrutture, piccole imprese ed energia. In USA sono previsti ingenti investimenti nel settore lavori pubblici, autostrade, ponti e ferrovie. Le piccole e medie imprese saranno aiutate soprattutto dal punto di vista fiscale, ad esempio con sgravi su assunzioni. Previsti inoltre nuovi incentivi per coloro che investiranno in tecnologie verdi per le proprie case, per incrementare l’efficienza energetica e al tempo stesso aiutare i consumatori a risparmiare. Il tentativo è quello di ripetere il successo del programma di incentivi alla rottamazione di auto.

I fondi Tarp (Troubled asset relief program) saranno utilizzati con un occhio di riguardo alla creazione di nuovi posti di lavoro e al taglio del deficit. Obama ha confermato l’obiettivo di ridurre a metà il deficit ereditato dalla passata amministrazione. I conti pubblici sono il vero fardello dell’economia americana secondo Moody’s, che non esclude il rischio di declassamento di rating (oggi tripla A).

Intanto il mercato del lavoro americano sembra dare segnali confortanti, il tasso di disoccupazione è diminuito, e i datori di lavoro hanno ridotto i tagli. Nel novembre 2009 negli Usa si sono persi 11.000 posti di lavoro (la previsione di novembre era un pessimistico -130.000), contro un calo di 111.000 posti di ottobre. Il tasso di disoccupazione è sceso dell’0,2% rispetto al mese precedente. Ovvio, non sono dati da boom economico, ma bastano per disperdere del sano ottimismo all’economia americana.

Giuseppe Raso

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