Eni: accusa di smaltimento illecito nell’inchiesta sul petrolio in Basilicata

Oltre 70 indagati nell’inchiesta avviata dalla squadra mobile di Potenza e i carabinieri del Noe, nell’ambito dei controlli sul petrolio in Basilicata. Nella lista degli indagati c’è anche Eni, accusata di smaltimento illecito di rifiuti al Centro Oli. Il Tribunale del Riesame ha comunicato i motivi del sequestro delle vasche del centro Oli, dichiarando che il colosso dell’energia, dopo l’estrazione del petrolio, smaltiva o reimmetteva nel sottosuolo i rifiuti sotto controlli approssimativi e carenti da parte dell’Arpab, ovvero l’incaricato alla protezione ambientale nella regione Basilicata. Secondo la procura l’accusa è fondata e le procedure illecite avrebbero portato all’azienda milioni di euro di ingiusti profitti.

Eni: portavoce replica alle accuse di smaltimento illecito

Mentre il Tribunale del Riesame comunica che, secondo le indagini, Eni reimmetteva nel sottosuolo non solo l’acqua separata dal petrolio estratto, ma anche altri rifiuti, l’azienda energetica, tramite il proprio portavoce, risponde così alle accuse:

Ribadiamo la correttezza del nostro operato e confermiamo che il Centro Olio Val d’Agri rispetta le best practice internazionali. Ribadiamo inoltre la massima collaborazione alla magistratura e il proprio interesse a che possa essere fatta chiarezza sulla vicenda. Gli esiti delle perizie indipendenti che la società ha promosso, non solo confermano la correttezza dell’impianto ma anche l’assenza di rischi sanitari e ambientali.

Un bel colpo per l’azienda, già nell’occhio del ciclone in questi giorni per altre questioni. Nonostante tutto, il Presidente Emma Marcegaglia ha dichiarato che la società sta affrontando con serenità tutto lo svolgersi dell’inchiesta in Basilicata, certa di poter provare la correttezza delle proprie procedure e chiudere presto la vicenda. Ovviamente, però, le accuse si riflettono sulla produttività industriale del gruppo.

Iniziata l’assemblea dei soci presieduta da Emma Marcegaglia

Intanto, in queste ore, il cda di Eni è riunito in assemblea. L’ordine del giorno prevede diversi punti. Innanzitutto, l’approvazione del bilancio 2015, la distribuzione del dividendo di 0,80 euro per azione. Si discuterà anche della proposta di conferma di Alessandro Profumo come amministratore. L’apertura dell’Assemblea, come sempre, ha visto la Marcegaglia prendere la parola ed arrivare dritta al punto: le nuove sfide della società. Secondo il Presidente, l’azienda deve assolutamente e al più presto trovare il modo di coniugare le esigenze finanziarie imminenti con i prezzi del petrolio e con le strategie sul lungo termine. Questo, secondo la Marcegaglia, sarebbe il primo essenziale obbiettivo per andare avanti in modo tranquillo. Il discorso ha poi toccato la questione della corruzione e il Presidente ha dichiarato tolleranza zero contro qualsiasi forma di corruzione. A tale scopo, verranno approvate nuove norme regolamentari e verrà istituito anche un comitato di controllo. La Marcegaglia ha poi comunicato l’avvio della realizzazione di un nuovo modello di integrazione tra produzione tradizionale di energia ed energia rinnovabile, attraverso alcuni progetti in Pakistan, in Egitto, ma anche in Italia. Proprio sul “Progetto Italia”, il presidente ha spiegato che la realizzazione dello stesso è prevista in due fasi: la prima comprende installazioni per 70 megawatt, la seconda per 150. Si tratta di un investimento di circa 250 milioni di euro con i quali si punta a ridurre le emissioni di CO2 di 180 mila tonnellate all’anno, presumibilmente entro il 2022.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*