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	<title>Economia e Finanza - News finanziarie</title>
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	<description>News dal mondo della finanza</description>
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		<title>Burger King ceduta a 3G Capital per 4 miliardi di dollari</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società brasiliana 3G Capital sfrutta il declino economico degli Stati Uniti per mettere a segno un grande colpo: acquisirà infatti Burger King, la seconda catena di fast food più conosciuta al mondo dopo la McDonalds. Infatti l&#8217;azienda brasiliana acquisirà le azioni di Burger King per una quota totale di 4 miliardi di dollari: ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/burger-king.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1547" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/burger-king.jpg" alt="" width="250" /></a> La società brasiliana <strong>3G Capital</strong> sfrutta il declino economico degli <strong>Stati Uniti</strong> per mettere a segno un grande colpo: acquisirà infatti <strong>Burger King,</strong> la <strong>seconda catena di fast food</strong> più conosciuta al mondo dopo la McDonalds. Infatti l&#8217;azienda brasiliana acquisirà le azioni di Burger King per una quota totale di <strong>4 miliardi di dollari</strong>: ogni singola azione verrà valorizzata per <strong>24 dollari</strong>. La 3G Capital ha affermato che nell&#8217;accordo con l&#8217;azienda americana, è compreso il debito esistente di Burger King, che verrà assunto dall&#8217;azienda brasiliana 3G Capital. L&#8217;operazione si concluderà a breve, probabilmente <strong>entro la fine del 2010</strong>. Infatti la 3G Capital adesso dovrà acquisire le azioni che appartengono a TPG Capital LP, Goldman Sachs e Bain Capital, per un totale del 31% di Burger King. Le società in questione hanno già approvato il passaggio di Burger King alla 3G Capital, dunque resta da formalizzare l&#8217;acquisto di questo <strong>31% di capitale nei prossimi mesi</strong>. La trattativa fra la 3G Capital e Burger King ha risollevato il titolo di quest&#8217;ultima: ieri c&#8217;è stato un balzo di almeno il 24% in Borsa. Il <strong>calo del fatturato di Burger King</strong> (-1.4% in un anno, pari a 2.5 miliardi rispetto all&#8217;anno precedente) è dovuto appunto alla <strong>crisi economica </strong>che colpisce anche gli <strong>Stati Uniti</strong>: gli analisti sostengono come i clienti di questa catena siano per lo più giovani e disoccupati, due fra le categorie più penalizzate dalla crisi.</p>
<p style="text-align: justify">Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Istat, occupazione in calo nelle grandi imprese</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 09:55:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/industrie_2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1542" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/industrie_2.jpg" alt="" width="250" /></a> L’<strong>Istituto nazionale di statistica</strong> ha da poco diffuso gli<strong> indici dell’occupazione, </strong>gli orari di lavoro e le retribuzioni nelle <strong>imprese con 500 e più dipendenti</strong> in Italia. Secondo i dati <strong>Istat</strong>, a giugno 2010 l&#8217;occupazione nelle grandi imprese è calata, ma vediamo nel dettaglio il <strong>rapporto </strong>Istat.  <em>&#8220;Nel mese di giugno 2010, l’indice dell’<strong>occupazione nelle grandi imprese</strong> comprese nel campo di osservazione dell’indagine, depurato dagli effetti della stagionalità, ha registrato una variazione congiunturale di meno 0,1% al lordo della c.i.g. e di meno 0,3% al netto dei dipendenti in c.i.g. Nel confronto tra la media dell’ultimo trimestre (aprile-giugno 2010) e quella del trimestre precedente (gennaio-marzo 2010) si è registrato un <strong>calo </strong>dello 0,3% al lordo della c.i.g. e dello 0,1% al netto della c.i.g. In termini tendenziali (giugno 2010 rispetto a giugno 2009) sono state registrate <strong>variazioni negative </strong>dell’1,7% al lordo della c.i.g. e dello 0,6% al netto della c.i.g. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2010 la variazione media dell’occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2009, è stata di meno 2,0% al lordo della c.i.g. e di meno 1,1% al netto della c.i.g. L’occupazione nelle grandi imprese dell’industria ha segnato, in termini tendenziali, una diminuzione del 2,4% al lordo dei dipendenti in c.i.g. e un aumento dello 0,6% al netto dei dipendenti in c.i.g&#8221;.</em></p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Mercato dell&#8217;Auto, -19.27% rispetto a luglio 2010</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 13:11:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora un mese terribile per le vendite nel settore Auto: -19.27% rispetto al mese di luglio 2010, con una flessione che prosegue ormai da parecchi mesi. Sono state vendute solo 68.718 vetture: questo è il punto più basso degli ultimi 17 anni. I dati sono stati resi noti ieri nel tardo pomeriggio, a borse chiuse, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/autosalone1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1536" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/autosalone1.jpg" alt="" width="250" /></a> Ancora un mese terribile per le vendite nel settore <strong>Auto</strong>: <strong>-19.27%</strong> rispetto al mese di luglio 2010, con una flessione che prosegue ormai da parecchi mesi. Sono state vendute solo 68.718 vetture: questo è il <strong>punto più basso degli ultimi 17 anni</strong>. I dati sono stati resi noti ieri nel tardo pomeriggio, a borse chiuse, per evitare ulteriori tracolli alle aziende, una su tutte la <strong>Fiat</strong>. La casa torinese infatti ha una <strong>flessione del 26.39% rispetto allo scorso agosto,</strong> ovviamente a causa degli incentivi che avevano &#8220;gonfiato&#8221; tutto il mercato dell&#8217;auto. <strong>Gianni Filipponi, </strong>direttore generale dell&#8217;<strong>Unrae, </strong>associazione che rappresenta le case estere in Italia, ha definito i dati come pessimi.<em> &#8220;Si conferma il quadro di forte disagio dell&#8217;intera filiera che si riflette fortemente anche sulle reti di vendita, con molti concessionari in difficoltà&#8221;.</em> Dello stesso avviso anche <strong>Filippo Pavan Bernacchi,</strong> il presidente di <strong>Federauto</strong>.&#8221;<em>Oltre la metà dei concessionari consuntiveranno nel 2010 una forte perdita e molti saranno costretti a chiudere i battenti. In termini assoluti, secondo Federauto, <strong>verranno bruciati 15.000 posti di lavoro</strong> diretti nelle concessionarie e lo Stato introiterà circa 2 miliardi di Iva e altre imposte in meno. Nel settore auto, si rischia una vera ecatombe che mostrerà il suo vero volto quando gli ammortizzatori sociali non saranno più sostenibili&#8221;.</em> Al momento l&#8217;unica soluzione possibile sembra quella di chiedere degli incentivi per tutto il comparto auto allo Stato, che però difficilmente potrà accettare la richiesta.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Obama: &#8220;Siamo in crescita, ma c&#8217;è troppa disoccupazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 08:43:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha parlato alla Casa Bianca ai giornalisti, a proposito della situazione economica americana. &#8220;Negli Stati Uniti ci sono ancora troppe imprese in difficoltà - esordisce il presidente americano - ancora troppi americani senza lavoro. L&#8217;economia è ancora in fase di crescita, ma non al ritmo di cui ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/obama.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1530" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/obama.jpg" alt="" width="250" /></a> Il<strong> presidente degli Stati Uniti,  Barack Obama, </strong>ha parlato alla Casa Bianca ai giornalisti, a proposito della <strong>situazione economica americana</strong>. <em>&#8220;Negli Stati Uniti ci sono ancora<strong> troppe imprese in difficoltà </strong>- </em>esordisce il presidente americano -<em> ancora <strong>troppi americani senza lavoro</strong>. L&#8217;economia è ancora in fase di crescita, ma non al ritmo di cui ci sarebbe bisogno. E&#8217; necessario <strong>tagliare le tasse</strong> alle imprese e alla classe media: troppe imprese stanno ancora lottando, troppi americani sono ancora alla ricerca di un lavoro. Quando il Congresso riprenderà i lavori dopo la pausa estiva &#8211; </em>ha spiegato Obama<em> &#8211; sarà necessario varare nuove<strong> leggi in favore delle piccole imprese</strong>. Sappiamo che negli ultimi mesi dell&#8217;anno scorso il 60 per cento delle perdite di posti lavoro era legato alle piccole imprese. Per questo &#8211; </em>prosegue Obama<em> &#8211; abbiamo approvato 8 differenti <strong>sgravi fiscali per le piccole imprese</strong> e lavorato per l&#8217;estensione del credito nei loro confronti. Ma dobbiamo fare di più. Il provvedimento che riguarda gli sgravi a favore delle piccole imprese è fermo da mesi in Senato, bloccato da una minoranza che non permette neanche di andare al voto. E&#8217; una cosa insensata. I repubblicani tengono in ostaggio questo provvedimento, a tutto svantaggio della nostra crescita economica. Per questo &#8211; </em>conclude Obama<em> &#8211; chiedo ai senatori repubblicani di smetterla con l&#8217;ostruzionismo&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify">Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Istat, in Italia disoccupazione all&#8217;8,4%</title>
		<link>http://www.economiafinanza.net/istat-in-italia-disoccupazione-all84/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 10:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istat ha pubblicato uno studio sulle Stime provvisorie degli occupati e disoccupati nel mese di luglio 2010. Ecco una parte del comunicato dell&#8217;Istituto Nazionale di Statisica. Potete leggere il comunicato intero cliccando su questo link. &#8220;Si tratta di stime provvisorie, perché basate su una parte, pur se consistente (oltre 17 mila famiglie, pari a quasi 40 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/cantiere_lavoro.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1526" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/cantiere_lavoro.jpg" alt="" width="250" /></a> L&#8217;<strong>Istat </strong>ha pubblicato uno studio sulle Stime provvisorie degli <strong>occupati e disoccupati nel mese di luglio 2010</strong>. Ecco una parte del comunicato dell&#8217;<strong>Istituto Nazionale di Statisica</strong>. Potete leggere il comunicato intero cliccando su questo <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20100831_00/testointegrale20100831.pdf">link</a>. <em>&#8220;Si tratta di <strong>stime provvisorie,</strong> perché basate su una parte, pur se consistente (oltre 17 mila famiglie, pari a quasi 40 mila individui, per il mese di luglio), del campione coinvolto nella rilevazione. Le stime mensili, prodotte con una opportuna metodologia statistica, sono diffuse a distanza di circa 30 giorni dalla fine di ciascun mese di riferimento. Sulla base delle informazioni finora disponibili, il <strong>numero di occupati a luglio 2010</strong> (dati destagionalizzati) <strong>risulta in diminuzione</strong> rispetto a giugno dello 0,1% e dello 0,7% rispetto a luglio 2009. Il <strong>tasso di occupazione</strong> è pari al 56,9%, in diminuzione rispetto a giugno di 0,1 punti percentuali e di 0,7 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il numero delle persone in cerca di occupazione diminuisce dello 0,7% rispetto a giugno, risultando in aumento del 6,1% rispetto a luglio 2009.<br />
Il <strong>tasso di disoccupazione,</strong> pari all’8,4%, resta sostanzialmente <strong>stabile </strong>rispetto a giugno; in confronto a luglio 2009 il tasso di disoccupazione registra un aumento di 0,5 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,8%, con una riduzione di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente e un aumento di 1,1 punti percentuali rispetto a luglio 2009.<br />
Il <strong>numero di inattivi </strong>di età compresa tra 15 e 64 anni a luglio 2010 <strong>aumenta </strong>dello 0,5% rispetto a giugno e dell’1% rispetto luglio 2009. Il tasso di inattività, pari al 37,8%, è in aumento sia rispetto al mese precedente (+0,2%) sia rispetto a luglio 2009 (+0,3%)&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Pietro Gugliotta</em></p>
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		<title>Istat, ad agosto l&#8217;inflazione aumenta dell&#8217;1.6%</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 10:58:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istituto Nazionale di Statistica ha redatto uno studio sull&#8217;indice dei prezzi al consumo. L&#8217;inflazione in Italia è aumentata di +1.6% rispetto ad agosto 2009, mentre rispetto a luglio 2010, il dato riporta una variazione di 0.2%. Ecco il testo dello studio Istat, che potete leggere per intero qui. &#8220;Sulla base dei dati pervenuti, l’Istituto nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/Istat5.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1519" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/Istat5.jpg" alt="" width="250" /></a> L&#8217;<strong>Istituto Nazionale di Statistica</strong> ha redatto uno studio sull&#8217;<strong>indice dei prezzi al consumo</strong>. L&#8217;<strong>inflazione</strong> in <strong>Italia </strong>è aumentata di <strong>+1.6%</strong> rispetto ad agosto 2009, mentre rispetto a luglio 2010, il dato riporta una variazione di 0.2%. Ecco il testo dello studio <strong>Istat</strong>, che potete leggere per intero <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/preconprov/20100831_00/testointegrale20100831.pdf">qui</a>. <em><br />
&#8220;Sulla base dei dati pervenuti, l’Istituto nazionale di statistica stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), relativo al mese di agosto 2010, presenti una variazione di +0,2% rispetto al mese di luglio e di +1,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In base alla stima provvisoria, l’</em><strong><em>indice armonizzato dei prezzi al consumo</em></strong><em> (IPCA) registra nel mese di agosto una variazione di +0,2% rispetto al mese precedente e una variazione di +1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Alcune caratteristiche dell’IPCA, ed in particolare il fatto che tale indice tiene conto, diversamente dall’indice nazionale NIC, anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni), possono determinare in alcuni mesi dell’anno andamenti congiunturali significativamente diversi da quelli dell’indice nazionale. Sulla base dei dati finora pervenuti gli aumenti congiunturali  più significativi dell’indice per l’intera collettività si sono verificati per i capitoli </em><strong><em>Comunicazioni </em></strong><em>(+1,2%), </em><strong><em>Trasporti </em></strong><em>(+1,0%) e </em><strong><em>Bevande alcoliche e tabacchi</em></strong><em> (+0,3%). Variazioni nulle si sono registrate nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Mobili, articoli e servizi per la casa, Servizi sanitari e spese per la salute e Istruzione. Variazioni congiunturali negative si sono verificate nei capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche, Abbigliamento e calzature e Servizi ricettivi e di ristorazione (per tutti e tre -0,1%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli </em><strong><em>Trasporti </em></strong><em>(+3,8%), </em><strong><em>Altri beni e servizi </em></strong><em>(+3,3%), </em><strong><em>Istruzione </em></strong><em>(+2,5%), Bevande alcoliche e tabacchi e Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (per entrambi +2,4%). Una variazione nulla si è verificata nel capitolo Ricreazione, spettacoli e cultura&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify">Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Istat, grande successo del &#8220;lavoro a chiamata&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 10:57:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovo studio dell&#8217;Istat, che concentra la sua analisi sul lavoro: la domanda di lavoro relativa ai contratti di lavoro a chiamata. &#8220;Con questo contratto il lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che può richiedere la prestazione lavorativa, nei limiti stabiliti dalla legge, anche in momenti successivi alla stipula del contratto&#8221;. Ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/Istat4.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1513" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/Istat4.jpg" alt="" width="250" /></a> Nuovo studio dell&#8217;<strong>Istat,</strong> che concentra la sua analisi sul lavoro: la <strong>domanda di lavoro</strong> relativa ai<strong> contratti di lavoro a chiamata</strong>. &#8220;Con questo contratto il lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che può richiedere la prestazione lavorativa, nei limiti stabiliti dalla legge, anche in momenti successivi alla stipula del contratto&#8221;. Ecco nel dettaglio uno stralcio dello studio redatto dall&#8217;<strong>Istituto di Statistica Nazionale, </strong>il testo integrale potete trovarlo <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20100826_00/testointegrale20100826.pdf">qui</a>. <em>&#8220;I primi contratti di lavoro a chiamata sono stati stipulati nel 2004, tuttavia nei dati amministrativi utilizzati le informazioni di interesse sono disponibili a partire dal 2006 poiché soltanto all’inizio di tale anno l’<strong>Inps</strong> ha definito la relativa disciplina previdenziale. Le stime considerano il periodo sino alla fine del 2009 e verranno aggiornate periodicamente. Complessivamente, nel 2009 le posizioni lavorative a chiamata raggiungono le<strong> 111 mila unità in media annua</strong> facendo registrare un incremento del 75%circa rispetto al 2007. La quota di lavoratori a chiamata che percepiscono, nel periodo in cui non vengono utilizzati, l’indennità di disponibilità in quanto si sono impegnati a rispondere positivamente alla chiamata del datore di lavoro, risulta estremamente ridotta (non superiore all’1%). Il dettaglio per attività economica mostra che nel settore degli <strong>alberghi e ristoranti </strong>si concentra circa il 60%del totale dei lavoratori intermittenti. La restante quota è occupata prevalentemente nei settori dell’istruzione, sanità, servizi sociali e personali (12%circa) e del commercio (circa il 10%). Il <strong>job-on-call </strong>non risulta affatto utilizzato, invece, nel settore dell’intermediazione monetaria e finanziaria. La regione in cui si concentra il maggior numero di contratti a chiamata è il <strong>Veneto</strong> (intorno al 20%), che contribuisce a fare del<strong> Nord-est</strong> la ripartizione in cui il ricorso al job-on-call è più elevato (circa 41%). Il Nord-ovest è caratterizzato da un’alta concentrazione di lavoratori a chiamata in Lombardia (intorno al 17%), mentre il Centro presenta una maggiore dispersione tra le diverse regioni. Generalmente basso è il ricorso al lavoro a chiamata nel Sud e ancor di più nelle Isole (rispettivamente 9 e 2% circa)&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Pietro Gugliotta</em></p>
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		<title>Comuni Italiani, quanti conti in rosso</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 08:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[Piu che debito pubblico, l&#8217;Italia soffre un debito &#8220;locale&#8221;. Sono infatti gli enti locali che superano addirittura il debito Statale dell&#8217;Italia. Una differenza incredibile, che viene costata dalla Corte dei Conti. Secondo l&#8217;ente contabile infatti, il debito statale raggiungerà il 118.4% del Prodotto interno lordo, ma gli Enti Locali hanno saputo fare di &#8220;meglio&#8221;. Infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/banconote1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1510" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/banconote1.jpg" alt="" width="250" /></a> Piu che debito pubblico, l&#8217;<strong>Italia</strong> soffre un<strong> debito &#8220;locale&#8221;</strong>. Sono infatti gli enti locali che superano addirittura il debito Statale dell&#8217;Italia. Una differenza incredibile, che viene costata dalla<strong> Corte dei Conti</strong>. Secondo l&#8217;ente contabile infatti, il debito statale raggiungerà il 118.4% del Prodotto interno lordo, ma gli <strong>Enti Locali</strong> hanno saputo fare di &#8220;meglio&#8221;. Infatti nel 2008, i <strong>debiti municipali</strong> erano pari a 62 miliardi di euro, Roma esclusa: includendo anche la Capitale, questo debito supera e non di poco i <strong>70 miliardi di euro</strong>. Facendo un rapido e sommario calcolo, ci sono <strong>oltre mille euro di debito per ogni cittadino italiano</strong>. Situazioni record? Oltre della già citata questione di <strong>Roma, </strong>anche <strong>Catania </strong>lo scorso hanno ha rischiato la &#8220;bancarotta&#8221;: il premier Berlusconi però è riuscito ad stanziare 140 milioni di euro circa per tappare questa enorme falla della città siciliana. Per quello che riguarda il dato di comune più indebitato &#8211; in relazione al numero dei cittadini &#8211; lo scettro poco ambito di comune più indebitato spetta a Torino, dove per ogni torinese c&#8217;è un debito di 5.564 euro.<br />
<em> &#8220;La sostenibilità del debito &#8211; </em>si legge in una nota della Corte dei Conti <em>- considerando sia il peso degli interessi che quello delle quote capitale risulta nel complesso dei comuni critica, in quanto parte dell&#8217;onere è coperto con risorse di natura straordinarià. Gli enti in disavanzo nel 2008 sono di numero crescente (da 63 a 82) rispetto agli esercizi precedenti e l&#8217;ammontare del disavanzo complessivo aumenta di oltre il 20%. La situazione non appare nel complesso incoraggiante, risultando in aumento gli enti interessati e le situazioni di alcuni di essi appaiono allarmanti. Nel 2009 l&#8217;importo dei debiti fuori bilancio è in aumento, ma tale andamento sconta la non completezza degli enti interessati alle rilevazioni&#8221;.</em></p>
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		<title>Marchionne: &#8220;Grande rispetto per Napolitano, la Fiat perde solo in Italia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 10:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rumors e News]]></category>
		<category><![CDATA[fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat-operai di Melfi]]></category>
		<category><![CDATA[L'unica area del mondo in cui Fiat è in perdita è l'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[meeting di Comunione e Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[sforzo collettivo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sergio Marchionne, è intervenuto al meeting di Comunione e Liberazione in corso nei giorni scorsi a Rimini. Tanti gli argomenti, dalla posizione della Fiat in Italia e nel mondo, all&#8217;economia di questi giorni e la chiusura è stata dedicata al caso dello Stabilimento di Melfi e degli operai licenziati. &#8220;L&#8217;unica area del mondo in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/marchionne3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1508" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/marchionne3.jpg" alt="" width="250" /></a>Sergio Marchionne,</strong> è intervenuto al <strong>meeting di Comunione e Liberazione</strong> in corso nei giorni scorsi a Rimini. Tanti gli argomenti, dalla posizione della Fiat in Italia e nel mondo, all&#8217;economia di questi giorni e la chiusura è stata dedicata al caso dello Stabilimento di Melfi e degli operai licenziati. <em>&#8220;<strong>L&#8217;unica area del mondo in cui Fiat è in perdita è l&#8217;Italia</strong>. Trovo assurdo che la <strong>Fiat </strong>sia apprezzata e riceva complimenti ovunque fuorché in Italia. Non ci aspettiamo fanfare ma neanche fischi. La Fiat è sempre la stessa sia che si guardi all&#8217;Europa agli Stati Uniti o al Sud America. I principi della Fiat sono uguali in ogni parte del mondo, è un&#8217;azienda seria, gestita da persone serie con forti cariche e patrimonio di valori. In Italia ci manca la voglia e abbiamo paura di cambiare. In questi giorni c&#8217;è una contrapposizione fra due modelli: uno difende il passato e l&#8217;altro che vuole andare avanti. Se non lasciamo alle spella vecchi schemi non ci sarà spazio per vedere nuovi orizzonti. A volte penso che gli sforzi di Fiat in Italia non siano compresi. Non siamo più negli anni Sessanta non c&#8217;è una lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operi. Se l&#8217;Italia non riesca ad abbandonare questo modello di pensiero non raggiungeremo mai niente. Ora c&#8217;è bisogno di uno <strong>sforzo collettivo, </strong>un patto sociale per condividere impegni, sacrifici e consentire al Paese di andare avanti. Una occasione per costruire il paese che lasceremo alle nuove generazioni&#8221;. </em>Sul caso <strong>Fiat-operai di Melfi, </strong> Marchionne poi ha aggiunto: &#8220;Ho grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale: per la sua posizione istituzionale accetto quello che ha detto come un invito a trovare una soluzione&#8221;.</p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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		<title>Tirrenia, Matteoli convoca i sindacati, sciopero rinviato</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 10:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pietro.gugliotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Altero Matteoli]]></category>
		<category><![CDATA[Federmar Cisal]]></category>
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		<category><![CDATA[lunedì 6 settembre]]></category>
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		<description><![CDATA[Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato i sindacati per lunedì 6 settembre, alle 17.30, il giorno dopo la fine della moratoria estiva dagli scioperi, che dura fino al 5 settembre. Dunque si aprirà un tavolo per parlare dell&#8217;azienda marittima Tirrenia: oltre la Uiltrasporti, sono state convocate anche la Orsa e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/matteoli_altero.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1504" src="http://www.economiafinanza.net/wp-content/uploads/matteoli_altero.jpg" alt="" width="250" /></a> Il <strong>ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti,</strong> <strong>Altero Matteoli, </strong>ha convocato i sindacati per <strong>lunedì 6 settembre,</strong> alle 17.30, il giorno dopo la fine della moratoria estiva dagli scioperi, che dura fino al 5 settembre. Dunque <strong>si aprirà un tavolo</strong> per parlare dell&#8217;azienda marittima <strong>Tirrenia</strong>: oltre la <strong>Uiltrasporti</strong>, sono state convocate anche la <strong>Orsa</strong> e <strong>Federmar Cisal,</strong> che avevano anceh aderito allo sciopero del 30 e 31 agosto. Proprio in seguito a questa convocazione, <strong>le associazioni sindacali hanno rinviato lo sciopero del 30 e 31 agosto a data da destinarsi</strong>. Lo comunica il rappresentante della <strong>Uiltrasporti, Giuseppe Caronia</strong>. <em>&#8220;Finalmente un segnale di responsabilità e di rispetto del governo nei confronti della legittima e sacrosanta lotta dei lavoratori a difesa del loro posto di lavoro, che ha evitato di ricorrere alla forza attraverso un atto coercitivo quale è quello della precettazione che in questa circostanza sarebbe stata del tutto ingiusta ed a cui comunque non ci saremmo assoggettati, e contro la quale avremmo attivato azioni di tutela di ogni tipo con particolar riguardo a quella legale. Naturalmente non possiamo a questo punto non accogliere l&#8217;invito del Ministro a differire lo sciopero la cui eventuale effettuazione e l&#8217;eventuale data verrà decisa sulla base delle risultanze del previsto incontro del 6 settembre prossimo. Evidenzio che su questa nostra decisione ha molto pesato anche la consapevolezza dei gravi disagi che il nostro sciopero, seppur legittimo, avrebbe causato a migliaia di cittadini ai quali chiediamo di sostenere la nostra lotta a difesa dei diritti fondamentali come il lavoro&#8221;.</em></p>
<p>Pietro Gugliotta</p>
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