Fiat: “Non abbiamo deciso se spostarci negli USA”

La Fiat si sposta negli Stati Uniti? Non è la prima volta che viene fuori questa voce, era già stata smentita più e più volte da tutti i principali rappresentanti dell’azienda del Lingotto. Nelle scorse settimane l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, aveva duramente smentito questa voce, dicendo “Nessuno può accusare la Fiat di voler abbandonare l’Italia”, lasciando però una porta aperta alla possibilità di una espansione a livello mondiale dell’azienda. “Se il cuore della Fiat resterà a Torino, la testa deve essere in più posti: a Torino per gestire le attività europee, a Detroit per quelle americane, ma anche in Brasile e, in futuro, una in Asia” spiegava a febbraio Marchionne, a cui poi ha fatto eco anche John Elkann, presidente Fiat. Ma la voce è tornata ancora in auge: venerdì l’agenzina internazionale Reuters aveva fatto filtrare l’indiscrezione. Un dettagliato report della Reuters spiegava fra le varie motivazioni, quali erano i vantaggi per la Fiat: il vantaggio principale di spostare la sede legale negli Stati Uniti è principalmente economico, dato che la tassazione al momento è piu conveniente negli Usa. Si leggeva anche che Torino rimarrebbe la sede principale europea, con l’affiancamento di un’altra sede in Asia per controllare meglio quella zona, ma è chiaro che la sede negli Stati Uniti sarebbe la sede principale. E’ arrivata una nuova smentita quasi immediata dei vertici Fiat, con un comunicato, dove si spiega che la sede sarà scelta in base ad alcuni elementi di fondo. “Il primo è il grado di accesso ai mercati finanziari, indispensabile per gestire un business che richiede grandi investimenti e ingenti capitali. Il secondo ha a che fare con un ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero e quindi anche con il progetto Fabbrica Italia”.

Pietro Gugliotta

1 Commento

  1. Io sono un signor nessuno, ma se posseddessi una anche microscopica industria, allor pur di non aver a che fare con la Camusso, Landini e tutti i loro soci, trasferirei il tutto anche in Mongolia, in mezzo ai deserti. Se possedessi poteri sovrannaturali la CGIL l’avrei gia’ spostata (assieme a tutti i suoi componenti) ai confini dell’ultimo universo affinche le loro ca22arte vengano diluite dai venti dell’infinitamente grande.

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