Finanza: CDS e differenziali per monitorare il debito degli stati

Le agenzie di rating sono molto spesso anticipate dal mercato stesso, dimostrando una preoccupante carenza dei giudizi di rating. Gli operatori infatti, danno sempre minore peso al rating e monitorano maggiormente le polizze sui possibili default. Ma tali derivati negli USA sono per la maggior parte scambiati in mercati poco trasparenti e sono in mano a cinque grandi banche.

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Tra i vari strumenti in mano agli analisti per monitorare il debito degli stati, sono utilizzati soventemente i differenziali sulle emissioni sovrane. Nello specifico guardano i differenziali tra rendimenti di obbligazioni simili con stesso orizzonte temporale, emesse da paesi diversi, tenendo come punto di riferimento il bond dello stato per così dire più “sicuro”. Non a caso in Europa, il punto di riferimento è il TBund decennale tedesco. Anche i Credit default Swap (CDS) risultano un buono strumento per valutare la solvibilità di uno stato. In questo tipo di contratti, un soggetto terzo si assume il rischio (dietro un pagamento da parte dell’emittente) dell’eventuale insolvenza dell’emittente stesso. Spesso ci si riferisce a questi strumenti come polizze per il bond. In ogni caso, in base alla loro quotazione, ci evince il livello di rischio di insolvenza. Ad esempio se il prezzo sale, il mercato sta prezzando un maggiore rischio di insolvenza ed una maggiore probabilità di default.

Fino a poco tempo fa sconosciuti, oggi i CDS sono a dir poco “venerati” dagli analisti, che elogiano il loro potere di previsione, dimenticando però che sono negoziati su mercati Over the counter, che per loro natura sono mercati opachi e poco trasparenti. Inoltre il fatto che siano concentrati nelle mani di pochi e grandi Istituti, rende il tutto meno limpido. L’economista statunitense (Ex presidente della Fed), Paul Volcker, ritiene che questo settore della finanza debba essere oggetto di riforma, e questo significherebbe una maggiore attendibilità dei CDS.

Giuseppe Raso

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