I narcotrafficanti preferiscono l’euro

drogaLa fine dell’egemonia del dollaro nel settore degli scambi internazionali sembra ormai inesorabile, soprattutto in virtù del continuo deprezzamento della valuta americana nei confronti dell’euro. Le conseguenze di un tale deprezzamento riguardano soprattutto i vantaggi per i consumatori europei che vogliono acquistare prodotti Usa, per le società europee che vogliono acquisire aziende o rami d’azienda, ma i problemi nascono nel caso di esportazioni, che paradossalmente sono indebolite da una moneta troppo forte.

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Incredibilmente i più “accorti” studiosi di economia e valute sono i narcotrafficanti del Sudamerica, che hanno mostrato una netta preferenza per la moneta del vecchio continente per regolare i loro traffici illeciti. Il tutto è documentato da recenti indagini dell’Europol. L’aggettivo “accorto” era puramente sarcastico, la preferenza per la moneta europea è dettata soprattutto da esigenze di spazio, infatti le banconote da 500 euro occupano meno spazio rispetto alle banconote da 100 dollari, e soprattutto valgono di più.

Rob Wainwright, direttore dell’Europol, ha affermato che nell’ultimo periodo i sequestri di banconote europee destinate al contrabbando e al riciclaggio sono aumentati di numero, evidenziando come il fenomeno sia in crescita. Fantasiose le modalità con le quali vengono nascosti i soldi illeciti negli spostamenti, scatole di cereali e pneumatici vanno per la maggiore.

Un giro d’affari di miliardi di euro, profitti riciclati tramite il sistema bancario e finanziario, interessi che si intrecciano a livello mondiale e che coinvolgono ambienti politici e imprenditoriali, questa è l’immensa multinazionale del narcotraffico. È il Sudamerica il capoluogo strategico dei Narcos, nonostante la crisi e le politiche di contrasto dei governi, il traffico di stupefacenti progredisce, lo dimostrano le estese aree di coltivazione di cannabis e coca su tutto il territorio latino, ma anche le statistiche sul consumo di droga a livello mondiale, che risulta in costante crescita.

Giuseppe Raso

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