Ignazio Visco: Unione Europea, crisi delle banche e fondo Atlante i passi clou della Relazione di Bankitalia

Era attesa la Relazione finale del numero uno della Banca d’Italia. Molti gli argomenti toccati, in particolar modo l’operato del governo italiano, la politica europea, la crisi delle nostre banche e il ruolo del Fondo Atlante. Ignazio Visco ha esordito descrivendo il mestiere del vigilante, per far capire le mille difficoltà, in risposta alle numerose critiche ricevute per la gestione dei casi della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. L’Europa è stata invece definita troppo rigida, soprattutto sugli investimenti pubblici per la ripresa economica.

Ignazio Visco: ok Jobs Act e P.A., ma da implementare

Tutto sommato, secondo il presidente di Bankitalia, l’operato del governo italiano è da promuovere. Ignazio Visco ha speso parole positive sulle misure prese da Renzi, Jobs Act e P.A. su tutte, ma non ha parlato del referendum costituzionale di ottobre. Probabilmente è stata evitata una presa di posizione netta, in vista delle prossime elezioni. Nessun freno, invece, sull’Europa, definita irregolare e incompleta. Ci si dovrebbe muovere verso e per la crescita, con un’autentica unione economica e monetaria, e il primo passo è spezzare le catene che fino ad oggi hanno frenato gli investimenti e creato divisioni interne. Il numero uno della banca d’Italia ci tiene a sottolineare che l’Europa ha ottenuto risultati importanti, ma senza equilibrio e purtroppo, nonostante le tensioni superate, ce ne saranno altre forse ancora più gravi, come potrebbe essere la Brexit. Alla base di tutto deve esserci condivisione, il presidente lo ha ribadito più volte, specificando che:

Il nuovo disegno istituzionale e molte delle decisioni che ne sono scaturite sono stati soprattutto indirizzati a ridurre i rischi propri di ciascuno Stato o dei singoli intermediari bancari, anche prescindendo da possibili implicazioni sistemiche.

Relazione Bankitalia: USA modello economico

Ignazio Visco, durante l’atteso discorso del 31 Maggio, ha insistito con le critiche a Bruxelles sulla gestione degli investimenti pubblici, spiegando che: “un intervento pubblico tempestivo può evitare una distruzione di ricchezza, senza necessariamente generare perdite per lo Stato”. Il presidente ha continuato dichiarando che, come accade negli Stati Uniti, gli aiuti di Stato non possono essere considerati impropri lì dove con essi si vada ad evitare fallimenti, per giunta senza danneggiare la concorrenza. Il discorso si è poi spostato sulle banche che, secondo il leader di Bankitalia, dovrebbero avere maggiore autonomia imprenditoriale: non si può accettare che gli istituti di vigilanza si sostituiscano ad un cda nelle decisioni gestionali. A tutti coloro che hanno criticato l’operato del suo istituto, il presidente ha risposto che il lavoro della vigilanza non è affatto facile, e ogni anno vengono svolti oltre 200 controlli, nonostante manchino ancora gli strumenti adatti per velocizzare e ottimizzare il sistema. Il governatore ha anche spiegato che le attività di vigilanza sono sottoposte a segreto d’ufficio ed è per questo che l’opinione pubblica, il più delle volte, non ne viene a conoscenza. Il leader della Banca d’Italia ha infine ribadito che prima delle ultime misure europee, tutte le crisi bancarie italiane erano state risolte senza danni, né per i clienti né per gli obbligazionisti, ma adesso ciò non è più possibile. Nel frattempo, durante l’assemblea, alcuni cittadini hanno dato luogo ad una protesta pacifica proprio contro l’operato della vigilanza.

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