Istat, cresce forbice fra stipendi ed inflazione: 2.1%

Nuovo dato Istat relativo al mondo del lavoro: questa volta si parla di retribuzioni. L’Istituto nazionale di Statistica calcola il dato del rapporto fra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie e il livello d’inflazione: secondo l’Istat, l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie è pari a +1.2%, mentre il livello di inflazione si attesta al +3.3%. Ne consegue che la forbice fra stipendi ed inflazione si attesta al 2.1%: un valore così alto non si riscontrava dal 1995, quando toccò quota 2.4%. La colpa è da attribuire al rallentamento della retribuzione oraria di febbraio, che è cresciuta solo dell’1.2%, la crescita più bassa dal 1983, anno in cui inizia la serie storica dell’Istat. I settori che hanno mostrato un incremento maggiore sono quello dell’abbigliamento, il settore tessile, gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni. Susanna Camusso, leader della Cgil, commenta il dato elaborato dall’Istat. “E’ la conferma di quanto dice la Cgil, la condizione di reddito dei lavoratori continua a peggiorare. I lavoratori pubblici sono al quarto anno di blocco contrattuale mentre i contratti del lavoro privato si rinnovano con grande difficolta”. Anche Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, conferma la tesi della Camusso. “I salari fermi sono lo specchio della situazione del Paese. Se non si abbassa la pressione fiscale non si potranno alzare gli stipendi e risollevare i consumi”.

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