Istat, oltre due milioni di lavoratori hanno subito vessazioni lavorative

L’Istituto Nazionale di Statistica, insieme al Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha elaborato un nuovo studio che riguarda il mondo del lavoro. Stavolta però non si parla di occupazione o disoccupazione, ma di vessazioni in ambito lavorativo. Cosa è un comportamento vessatorio? Come spiega l’Istat, si tratta di un “comportamento con un inequivocabile intento persecutorio o discriminatorio, ripetuto
nel tempo, con una frequenza superiore o uguale a più volte al mese, e di durata sufficientemente lunga, almeno sei mesi, effettuato da un collega o un datore di lavoro”.
Queste vessazioni possono essere di cinque tipi:
1) attacchi alla libertà di espressione e alla comunicazione,
2) attacchi alla situazione professionale,
3) attacchi alle relazioni sociali,
4) attacchi alla reputazione,
5) attacchi alla salute.

L’analisi dell’Istat e del Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, prende in esame i dati degli ultimi dodici mesi, degli ultimi tre anni, e dell’intera vita lavorativa. “Sono 2milioni 91mila i lavoratori (7,2 per cento) che hanno dichiarato di aver subito vessazioni in ambito lavorativo nel corso della vita. Le vessazioni si sono verificate per il 5,2 per cento dei lavoratori negli ultimi tre anni e per il 3,5 per cento negli ultimi 12 mesi” spiega l’Istat. Lo stesso istituto spiega come la gran parte di queste vessazioni, riguarda critiche senza motivo (79.9 per cento) o anche sfurate e scenate. Poco meno del 40 per cento dei lavoratori invece viene messe in condizioni di lavoro veramente molto disagevoli, con calunnie e sono oggetto di scherzi pesanti; il 27-29% viene escluso da cene sociali e riunioni di lavoro, il 30% inoltre non riceve incentivi o promozioni, nel 12.1% dei casi, i lavoratori subiscono sanzioni disciplinari mentre nel 7.9% ricevono attenzioni ed offerte sessuali.

Pietro Gugliotta

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