Italia: torna il precariato, è boom dei voucher INPS

Il precariato avanza, dopo un inizio 2016 che sembrava favorire i contratti a tempo indeterminato. All’origine della nuova tendenza ci sarebbe il taglio delle agevolazioni contributive. I contratti a tempo indeterminato perdono terreno anche a confronto con il 2014. Per il momento, invece, rimangono stabili le assunzioni a termine. Le imprese chiedono sgravi per sbloccare la situazione. Dati alla mano, da gennaio a marzo le assunzioni in Italia sono calate quasi del 13%, con 162.000 contratti a tempo indeterminato in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Italia: il Job Act di Renzi è ufficialmente fallito

Sembrava essere stata la misura più efficace per la crescita delle assunzioni. Nello scorso anno, effettivamente, il Job Act ha funzionato. Poi nuovi tagli del 40% hanno reso le agevolazioni per le imprese meno appetibili e la tendenza, nel 2016, è cambiata. C’è da dire che il calo delle assunzioni a tempo indeterminato potrebbe anche derivare dalla corsa al contratto che le imprese hanno intrapreso lo scorso anno. Ciò non toglie che l’inversione di tendenza, per l’Italia, è netta e piuttosto preoccupante. Allo stesso tempo, cresce il successo del voucher lavoro: +45% rispetto allo scorso anno, e il precariato è tornato alla ribalta. Il Governo risponde alle proteste dei sindacati dichiarando che presto verranno prese delle misure per rendere i buoni lavoro tracciabili, affinché ne venga impedito un uso illecito. Tuttavia, non sono previste delle limitazioni di utilizzo. Il Ministro del lavoro Giuliano Poletti, in merito alla questione voucher, si è così espresso: “Se chiudiamo i voucher domani mattina, spediamo altre 300-400mila persone ad aggiungersi all’esercito del lavoro nero”. L’unico risultato positivo arriva dalle cessazioni dei rapporti di lavoro, calate del 5,3% per i contratti a tempo indeterminato, -10,4% per il lavoro a termine e -20,1% per l’apprendistato.

ISTAT: il 70% dei Millennials vive ancora a casa e le nascite caleranno

Come ogni anno, arriva il rapporto ISTAT e i dati sono sempre più allarmanti. Dall’indagine è infatti emerso che il 70% dei giovani tra i 25 e i 29 anni vivono ancora a casa con i genitori, nella maggior parte dei casi da studenti o da disoccupati. Le conseguenti riflessioni non lasciano scampo. I Millennials, più che scegliere questa condizione, vi sono costretti. La motivazione è così semplice che fa paura: il lavoro, quando c’è, è precario. La ripresa economica in Italia è impercettibile. L’aumento dell’età pensionabile non permette il ricambio generazionale. I tagli agli sgravi fiscali per le imprese non stimola le assunzioni. Basti pensare che lo scorso anno sono entrati nelle casse dello Stato 97 miliardi di tasse versati dalle imprese. Insomma il quadro è chiaro e si prevede che tutto ciò porterà anche ad una forte riduzione delle nascite. Nell’ultimo anno, la popolazione italiana è diminuita di 139.000 unità, a fronte del rapporto tra nascite e decessi. Purtroppo, l’altra triste considerazione è i protagonisti di questa era non sono i giovani, ma gli anziani: sono loro che muovono l’economia del Paese, gli unici che possono.

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