La crisi ci mette a dieta

dietaPare scontato che con la crisi le tasche degli italiani siano un po’ più vuote. Le conseguenze si riflettono sui consumi e sulle abitudini degli Italiani a tavola. Cornetto e cappuccino al bar, e la Quattro Stagioni in pizzeria sono diventate veri e propri miraggi, ora si deve risparmiare. Questo è ciò che emerge da un’indagine Format-Salute/la Repubblica sui comportamenti alimentari e le abitudini di spesa degli italiani.

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Il 20% degli italiani, secondo l’indagine, cena fuori almeno una volta a settimana, il 40% una volta al mese, il restante evita ristoranti. A livello di spesa alimentare gli italiani puntano di più all’acquisto di cibi base, come pasta, riso e olio, a scapito di cibi più elaborati. Calano i consumi di vino, carne e pesce.

Il professor Giorgio Calabrese, docente di nutrizione umana all’Università Cattolica di Piacenza, conferma che mangiare sano oggi non è sempre possibile, a causa del costo del cibo. Per il professore sarebbe necessario ritornare alla filiera corta, ossia il cibo acquistato dal contadino o dall’allevatore vicino di casa, superando così il modello della grande distribuzione, che in un qualche modo ha inciso negativamente sull’alimentazione delle persone. L’associazione dei consumatori britannica, secondo un proprio studio, dimostra che in Italia i supermercati sono i più cari d’Europa. I più economici invece sono proprio i supermercati Britannici. Lo studio ha messo a confronto un paniere di 15 prodotti presenti sul mercato britannico, francese, tedesco, spagnolo e italiano. Subito dopo l’Italia è la grande distribuzione spagnola a piazzarsi al secondo posto in questa speciale classifica dei paesi più cari, a seguire Francia e Germania.

Giuseppe Raso

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