Sergio Marchionne, è intervenuto al meeting di Comunione e Liberazione in corso nei giorni scorsi a Rimini. Tanti gli argomenti, dalla posizione della Fiat in Italia e nel mondo, all’economia di questi giorni e la chiusura è stata dedicata al caso dello Stabilimento di Melfi e degli operai licenziati. L’unica area del mondo in cui Fiat è in perdita è l’Italia. Trovo assurdo che la Fiat sia apprezzata e riceva complimenti ovunque fuorché in Italia. Non ci aspettiamo fanfare ma neanche fischi. La Fiat è sempre la stessa sia che si guardi all’Europa agli Stati Uniti o al Sud America. I principi della Fiat sono uguali in ogni parte del mondo, è un’azienda seria, gestita da persone serie con forti cariche e patrimonio di valori. In Italia ci manca la voglia e abbiamo paura di cambiare. In questi giorni c’è una contrapposizione fra due modelli: uno difende il passato e l’altro che vuole andare avanti. Se non lasciamo alle spella vecchi schemi non ci sarà spazio per vedere nuovi orizzonti. A volte penso che gli sforzi di Fiat in Italia non siano compresi. Non siamo più negli anni Sessanta non c’è una lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operi. Se l’Italia non riesca ad abbandonare questo modello di pensiero non raggiungeremo mai niente. Ora c’è bisogno di uno sforzo collettivo, un patto sociale per condividere impegni, sacrifici e consentire al Paese di andare avanti. Una occasione per costruire il paese che lasceremo alle nuove generazioni”. Sul caso Fiat-operai di Melfi, Marchionne poi ha aggiunto: “Ho grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale: per la sua posizione istituzionale accetto quello che ha detto come un invito a trovare una soluzione”.

Pietro Gugliotta

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