Petrolio: boom sui mercati, sfiorati i 50 Dollari

In soli tre mesi il prezzo del petrolio ha visto un rialzo dell’80%. A Gennaio, infatti, la quota del greggio aveva toccato i minimi storici degli ultimi 13 anni di mercato, per arrivare oggi ai 48,48 dollari. Ora la preoccupazione è che ci sia un’improvvisa inversione di tendenza, ma intanto si può affermare che vi sia un trend decisamente rialzista in atto. Dando un’occhiata alle operazioni dei traders, sembrerebbe prevalere il pessimismo: più il prezzo sale, più aumentano le transazioni brevi e ciò significa che c’è scarsa fiducia sul proseguimento di questo trend.

Petrolio: la volatilità delle quotazioni del greggio domina i mercati

Sono diverse le questioni che stanno influenzando le sessioni di mercato degli ultimi periodi. Innanzitutto l’alta volatilità che caratterizza le quotazioni del Petrolio. A seguire, le situazioni di Gran Bretagna e Grecia, rispettivamente alle prese con la Brexit e con la scadenza a luglio di una pesante rata per sanare il debito. E ancora, l’opposizione tedesca alla politica della BCE, i dati contrastanti degli Stati Uniti e i conflitti sui prossimi movimenti sui tassi all’interno della Fed. Gli investitori, in queste condizioni, mostrano una generale mancanza di fiducia e c’è un clima di attesa per le prossime mosse politiche dei vari Stati. L’Opec, intanto, si esprime sul greggio, allertando i mercati che è molto probabile che si andrà incontro ad un periodo di deficit netto, dopo le eccedenze degli ultimi tre mesi. Dalla Fed arrivano solo segnali di incertezza: da una parte la percentuale dei tassi di interesse viene stimata allo 0,76% a fine anno, mentre ad Aprile è stato registrato lo 0,84%, dall’altra i rappresentanti dichiarano che i tempi per il rialzo dei tassi sono maturi. Gli eventi attesi nei prossimi giorni non sono molti e per lo più riguardano la situazione USA, Giappone e Gran Bretagna.

Prima parte di Maggio 2016 caratterizzata dalla guerra del greggio tra Riad e Teheran e dalla tenuta della locomotiva cinese

L’economia mondiale, in questi primi giorni di maggio, risente ancora della guerra del greggio tra Riad e Teheran. Riad ha sostituito il ministro del Petrolio Ali Al Naimi con Kalid Al-Falih che ha subito comunicato l’intento di proseguire con l’estrazione massima del greggio in Arabia Saudita, ovvero circa 11 milioni di barili al giorno. Teheran, nel frattempo, ha raggiunto i 4,2 milioni. Ma il continuo braccio ferro tra i due governi potrebbe significare che difficilmente la quotazione del greggio rimarrà ad un livello stabile superiore ai 40 dollari al barile. Pechino, invece, continua a crescere, al contrario dell’Europa. Nonostante il no dell’Europarlamento di qualche giorno fa, si prevede che presto la Cina potrà entrare nelle economie di mercato. Nel frattempo, nel Golfo del Messico sono stati rilasciati altri 350 mila litri di oro nero in mare, che hanno creato una scia di venti km. La Shell ha fermato le operazioni di estrazione nei quattro pozzi che hanno subito la “perdita” e sono subito iniziate le attività di contenimento. La preoccupazione però resta alta, soprattutto perché nella zona tali incidenti continuano ad essere troppo frequenti.

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