Petrolio: oro nero in recupero e record per Wall Street

Gli investitori sembrano essere tornati ad avere un po’ di fiducia. Mentre la Borsa di Milano è rimasta chiusa per Ferragosto, Francoforte e Wall Street hanno toccato punti decisamente positivi. Le motivazioni sono da ricercarsi in due punti principali: l’improbabilità di un rialzo dei tassi di interesse in USA entro la fine dell’anno e il petrolio tornato ai massimi. Ora si attende con grande interesse la giornata di mercato di domani, mercoledì 17 Agosto, quando FED pubblicherà i risultati di FOMC.

Petrolio: toccati i massimi da Aprile, ma l’Arabia Saudita non sosterrà i rialzi

L’oro nero è tornato sopra i 40 dollari al barile, eppure sembra essere destinata a spegnersi presto la speranza di un rialzo costante. La motivazione ha origine in Arabia Saudita: i nuovi picchi toccati dal petrolio deriverebbero infatti da una comunicazione inviata per sbaglio alla stampa da Khalid al-Falih. Nella comunicazione, il Ministro dell’Energia Saudita spiegava ai partners OPEC come e perché avesse intenzione di sostenere i prezzi del greggio.

Successivamente, gli investitori hanno ragionato sul carattere ufficioso della questione e, contemporaneamente, placato le proprie speranze. Che il Regno Saudita possa collaborare è subito tornata ad essere un’utopia. Se ne saprà di più tra Settembre e Ottobre quando i vertici dell’OPEC dovrebbero riunirsi ancora per valutare la situazione in Venezuela e in Kuwait.

Norvegia: grande preoccupazione per il futuro della produzione di greggio

La Norvegia è il più grande produttore di petrolio dell’Europa Occidentale. Nei primi mesi del 2016, tuttavia, le entrate allo Stato con la produzione del greggio sono diminuite del 29%, tanto che il governo norvegese è stato costretto ad attingere al fondo sovrano nazionale per coprire le spese.

Nel dettaglio, la società che gestisce il greggio, ovvero Petoro, ha versato a Oslo 38,74 miliardi di corone norvegesi contro i 54,94 miliardi dello scorso anno per lo stesso periodo. La situazione è evidentemente preoccupate e i dati dicono chiaramente che si tratta del livello di produzione più basso toccato negli ultimi 13 anni. Come detto, ne risente principalmente il fondo nazionale, che è il più ricco del mondo, ma che quest’anno probabilmente vedrà calare i suoi introiti.

Grethe K. Moen, leader di Petoro, ha chiesto di puntare su efficienza e tecnologia per ridurre ulteriormente i costi di produzione e limitare le perdite, lanciando l’allarme per lo stabilimento nazionale:

Se non riusciremo a fare i necessari miglioramenti, la produzione dai giacimenti esistenti dovrà essere interrotta prima di quanto vorremmo e i nuovi progetti non saranno profittevoli.

Occhi puntati sui prossimi mesi quindi, per capire se ci saranno i margini per gli auspicati miglioramenti.

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