Petrolio: prezzi finalmente in rialzo

Dopo i minimi di Gennaio, il petrolio vede finalmente una ripresa nelle ultime settimane. Per il Ministro dell’Energia azero Natig Aliyev i prezzi dovrebbero continuare a crescere per tutto il 2016 e nella migliore delle ipotesi, arrivare a toccare la quota di 60 dollari al barile. Aliyev è però tra i pochi ottimisti. L’incertezza della produzione USA, l’eccesso di offerta, la Cina in frenata e la produzione dell’OPEC in rialzo sembrerebbero far pensare ad un futuro opposto, ovvero una discesa dei prezzi che non si arresterà. I maggiori economisti mondiali credono che se non si giungerà ad un importante cambiamento di mercato, difficilmente un eventuale rialzo potrà essere duraturo e sostenibile.

Petrolio: l’Iran è pronto al congelamento della produzione

Nel frattempo, Mohsin Kamsari, direttore delle relazioni internazionali della NIOC, ha dichiarato che l’Iran può arrestare la produzione di petrolio, in quanto l’obbiettivo dei 4 barili al giorno è stato raggiunto. Alle tv iraniane, Kamsari ha spiegato che:

All’inizio di questa settimana l’amministratore delegato della National Iranian Oil Company, Rukneddin Javadi, ha detto che il livello di produzione dell’Iran ha raggiunto i 3,7 milioni di barili al giorno. Secondo lui, l’Iran sarebbe pronto ad aderire al piano di congelamento della produzione in un mese o due dopo aver raggiunto il livello di produzione petrolifera e le esportazioni antecedente l’introduzione delle sanzioni.

Il 17 Aprile, in una riunione dei Paesi produttori, non era stato raggiunto l’accordo per il congelamento, ma improvvisamente, soprattutto da parte dell’Arabia Saudita, c’è stata una certa insistenza affinché determinati livelli venissero rispettati. Intanto, la Russia ha concesso all’Iran il 25% di agevolazioni doganali, sostenendo l’aumento delle esportazioni di Teheran.

Arabia Saudita: la gestione petrolifera ha un nuovo presidente

Il ministro del petrolio del Regno Saudita è stato licenziato. Ali Al Naimi, in carica dal 1955, è stato sollevato dall’incarico, insieme ai ministri dell’Energia, dell’Acqua, dei Trasporti, del Commercio, degli Affari sociali, della Salute e del Pellegrinaggio. La decisione giunge inaspettata, ma probabilmente rientra nel piano di riforme avviato dal Regno Saudita per risollevare l’economia interna, profondamente debilitata dal crollo dei prezzi del greggio. Al Naimi era in servizio da oltre vent’anni e al suo posto è subentrato l’ex ministro della Salute Khaled Al-Faleh. Dietro la riforma dell’economia saudita c’è il principe Mohammed, promotore del progetto “Vision 2030”. Tale progetto prevede, tra le altre cose, la creazione di un fondo sovrano e la cessione di una quota di Aramco, ovvero la più grande compagnia petrolifera di Stato. Salman, salito al trono a Gennaio, si è ritrovato a dover fare i conti con un debito di 87 miliardi di dollari e ha perciò attuato un piano di risanamento, compreso il rimpiazzo di vecchi uomini con dei nuovi ministri.  L’operato del principe Mohammed non aiuta nel rialzo dei prezzi del greggio sul mercato. Il figlio di Salman si sta facendo promotore di un’Arabia Saudita libera dalla dipendenza della produzione petrolifera. Tuttavia, sarebbe auspicabile da parte dell’erede al trono saudita di impegnarsi anche in un qualche accordo che sostenga un rialzo dei prezzi accettabili anche dai consumatori, o quantomeno intavolare una forma di dialogo.

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