Piano Fiat: 8 miliardi d’investimento e nuovi modelli

La Fiat è veramente decisa a rilanciare la produzione auto in Italia. Il piano messo a punto dal gruppo torinese risulta molto ambizioso, e prevede investimenti per circa 8 miliardi di euro, per una produzione auto di 1 milione di unità in tre anni e il lancio di 17 nuovi prodotti e l’aggiornamento di 13 modelli esistenti. Il piano però sancisce la chiusura definitiva dello stabilimento di Termini Imerese, che smetterà di produrre veicoli dal 2012. Confermata invece la produzione per Mirafiori e Melfi, mentre per Somigliano d’Arco è prevista una consistente ristrutturazione per accogliere la produzione della Panda. Due modelli Chrysler per la ex-Bertone.

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Marchionne definisce come una scelta inevitabile la chiusura di Termini Imerese, non lasciando aperto alcuno spiraglio circa la produzione auto, ma confermando che Fiat sarà pronta a mettere a disposizione lo stabilimento, qualora arrivasse un progetto serio. Per l’Amministratore delegato di Fiat lo svantaggio competitivo e le difficoltà strutturali legate allo stabilimento sono insostenibili, l’unico modo per risolvere la situazione sarebbe quello “di spostare la Sicilia vicino a Piemonte e Lombardia”. Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, prende atto della decisione, ma insiste per non perdere il polo industriale siciliano. È infatti previsto per le prossime settimane un tavolo negoziale per salvare e sostenere l’occupazione dell’area.

Il problema principale resta comunque il dislivello tra la manodopera degli stabilimenti auto Fiat Italiani ed esteri, questi ultimi assorbono meno risorse, e permettono al gruppo di contenere i costi e di offrire al mercato veicoli a prezzi competitivi. È da ricordare infatti che un’azienda per sopravvivere deve essere necessariamente competitiva, senza questa caratteristica rischia la chiusura, dunque certi provvedimenti aziendali vanno valutati attentamente sotto questo punto di vista. D’altro canto gli aiuti statali a Fiat dovrebbero essere ricambiati con una maggiore considerazione della manodopera italiana. I sindacati hanno accolto in modo critico il piano, seppur sono state prese con soddisfazione le novità positive riguardanti molti stabilimenti, ma il nodo da sciogliere rimane Termini Imerese.

Giuseppe Raso

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