Pressione fiscale al 50,6%

pressioneDa uno studio effettuato dall’Istituto di ricerca dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili è emerso che la pressione fiscale in Italia è salita al 50,6% nel 2008. Questo dato è stato calcolato sul PIL depurato dalla componente stimata di economia sommersa. Un valore che posiziona l’Italia al primo posto tra i paesi più esosi d’Europa, precedendo Danimarca e Svezia.

[ad]

Il presidente nazionale della categoria, Claudio Siciliotti, commenta sottolineando la negatività dei dati e la necessità di una politica fiscale volta a sanzioni più severe ed un fisco più leggero.

Tra le proposte più discusse, volta ad una ingente riduzione della pressione fiscale c’è l’eliminazione dell’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive. Sempre secondo Claudio Siciliotti, tale imposta è da catalogare come imposta ingiusta, che colpisce pesantemente le aziende, che in tempo di crisi si trovano in difficoltà. L’IRAP ha un gettito di circa 38 miliardi di euro, e non è ipotizzabile che lo Stato nel breve periodo si privi di un tale quantitativo di risorse. Per questo sembra che la soluzione sia una “exit strategy”, ossia un percorso graduale che vada ad abolire l’IRAP, senza traumatizzare troppo le risorse finanziare del paese.

Anche la lotta all’evasione fiscale è un ottimo mezzo per ridurre la pressione, ma lo Stato non è mai riuscito ad intervenire incisivamente sugli evasori. Secondo Siciliotti, lo scudo fiscale è un sacrificio di legalità utile solo se le risorse recuperate vengono reinvestite nel sistema produttivo per far ripartire l’economia.

Giuseppe Raso

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*