Prezzo petrolio 1 Ottobre: superati i 50 Dollari al barile

In rialzo i futures del greggio questa mattina. Prezzo petrolio Brent attualmente a 50,01, con un aumento dello 0,40%. Dopo la frenata di ieri, investitori fiduciosi, sulla scia dell’accordo Opec raggiunto in settimana. Sembrerebbe che la Russia prenderà parte alla spartizione dei tagli alla produzione. La notizia può rimettere in moto in mercati in via definitiva. Nel frattempo, l’inflazione è tornata a crescere dello 0,1% grazie all’oro nero.

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Prezzo petrolio: vincitori e vinti

Sul momento, l’accordo Opec era stato accolto con grande entusiasmo dai mercati. Subito dopo, però, una sensibile frenata. In sostanza, hanno prevalso gli scettici. E a ragione. Nonostante ci sia una bozza di programma, non è chiaro chi, come e quanto taglierà la produzione del greggio nel prossimo futuro.

Quel che è certo, è che si tratta davvero di un accordo storico. Giunto ben otto anni dopo il precedente e soprattutto dopo oltre due anni di dibattimenti.

Proprio nel corso degli ultimi 24 mesi, i prezzi sono crollati del 60%, trascinando nella crisi paesi come il Venezuela e altri produttori.

Ciò che tutti sperano è che la rivalità tra Arabia Saudita e Iran venga davvero messa da parte a Vienna. E che i Paesi non Opec collaborino dall’esterno. In questo senso, significativa potrebbe essere la presenza della Russia.

Ad oggi, è possibile affermare che non ci siano vincitori e vinti. La crescita del PIL derivante dal risparmio sul petrolio è stata davvero minima.

La situazione italiana ne è un esempio lampante. La svalutazione del petrolio ha fatto crescere il PIL dello 0,6%. Contemporaneamente, però, la flessione del commercio internazionale lo ha frenato dello 0,3%. Ne deriva un rialzo di soli 0,3 punti percentuali. Una miseria in confronto agli sforzi fatti.

BCE: previsioni per gli sconti sul greggio

Non molto diversa da quella italiana è la situazione europea e mondiale. L’istituto centrale guidato da Mario Draghi ha stimato che la caduta del prezzo petrolio, nel 2015, non ha minimamente influito sulla crescita economica. Non solo, la stima potrebbe anche essere rivista in negativo.

L’Europa in particolare, che aveva l’obiettivo di portare l’inflazione al 2%, è stata frenata proprio dal calo del greggio.

Ne deriva che la BCE non è in grado di stimolare l’aumento dell’inflazione, a meno che non salgano proprio i prezzi dell’energia.

Motivo in più per sperare che a Vienna i prezzi dell’oro nero vengano portati ad una cifra conveniente a tutti.

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