Prezzo Petrolio oggi 16 Ottobre: stabilità a rischio

L’apertura odierna dei mercati vede il prezzo petrolio ancora sopra i 50 dollari al barile. Tutta via, sia Brent che WTI si muovono al ribasso già da due sedute. Come spiegato nei giorni scorsi, il mancato accordo ad Istanbul ha riaperto le porte dello scetticismo sul futuro dell’oro nero. Investitori indecisi propendono per l’acquisto giornaliero, con la vendita preferita nel breve e lungo periodo. Economia mondiale alla disperata ricerca di una normalizzazione. Obiettivo che potrebbe dipendere anche dalla quotazione del greggio.

Prezzo Petrolio oggi 16 Ottobre stabilità a rischio

Prezzo Petrolio: le difficoltà degli analisti

L’asset dell’oro nero è stato probabilmente, nel 2016, uno dei più difficili da analizzare. La motivazione principale per la quale gli investitori possono dichiarare di aver subito un vero e proprio smacco, risiede nell’eccessiva produzione di greggio, a prezzi così bassi.

Ciò è accaduto per due ragioni. Da una parte, le estrazioni onshore negli USA, in netto calo a causa dei prezzi non adatti a garantire un ritorno sugli investimenti. Dall’altra, la sovrapproduzione da parte dei Paesi Opec e della Russia.

L’effetto che avrebbe potuto avere la diminuzione delle estrazioni degli Stati Uniti è stato completamente annullato da Iran, Arabia Saudita e Iraq.

Sono davvero pochi coloro che sono riusciti a fare affari di mercato soddisfacenti a queste condizioni. Del resto la strada continua nella stessa direzione. Con un accordo tra i Paesi produttori che sembra voluto da tutti, ma per il quale non ci sono le basi di realizzazione.

Difficile dunque prevedere in modo certo che cosa potrà accadere nel prossimo futuro. Intanto, occhi puntati sulla nuova riunione Opec di fine mese.

Economia globale, Petrolio e Italia

Il tanto “chiacchierato” rialzo dei tassi di interesse USA potrebbe rappresentare un segnale di normalizzazione per l’economia americana e mondiale. Eppure, i mercati continuano a mostrare un certo nervosismo nei confronti di questa possibilità. Tuttavia, la crescita americana può considerarsi positiva e tendenzialmente pronta. Basti pensare al crollo delle richieste dei sussidi di disoccupazione (cosa che non avveniva da 43 anni).

La situazione europea è invece molto diversa. L’economia non cresce e sembra necessario continuare con le attuali politiche monetarie della BCE.

A destare le maggiori preoccupazioni è proprio l’economia italiana, che non è riuscita a risollevarsi nemmeno un po’ pur in presenza di tassi bassissimi e del greggio ai minimi.

Anche un ritorno a valori normali per il prezzo petrolio rappresenterebbe un buon segnale di stabilità. Tuttavia, attualmente sembrano abbondare le intenzioni e scarseggiare i presupposti.

 

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