Prezzo Petrolio oggi 22 Dicembre: nuove incertezze

Frenata del greggio dopo la pubblicazione del report settimanale di ieri sulle scorte USA. Che tornano a crescere dopo una serie di cali. Il Dipartimento dell’Energia statunitense, infatti, ha comunicato un aumento per le scorte strategiche di 2,26 milioni di barili. Contro le previsioni di un calo di 2,5 milioni di barili. Prezzo Petrolio attualmente a 52,28, in ribasso dello 0,21%. Come si può notare dal grafico, la quotazione è scesa verticalmente dai quasi 54 dollari di ieri mattina, ai valori odierni. Indicatori tecnici rimangono neutrali per il breve e lungo termine. La vendita dell’asset viene preferita per le transazioni a 60 minuti, mentre l’acquisto viene segnalato sul giornaliero.

Prezzo Petrolio oggi 22 Dicembre nuove incertezze

Prezzo Petrolio: la situazione dopo il report dell’EIA

I mercati non hanno avuto una reazione eccessiva ai dati settimanali sulle scorte USA. Tuttavia, la quotazione del greggio, che si stava spingendo verso il target di 60 dollari al barile, ha frenato la salita. Ritracciando lievemente.

L’asset procede dunque con maggiore incertezza, oscillando attorno ai 53 dollari.

Le scorte statunitensi sono aumentate di 2,256 milioni di unità nella settimana chiusa il 16 dicembre. Il dato registrato ha dunque smentito le previsioni al ribasso dell’American Petroleum Institute.

Attualmente, lo spread dei contratti tra Brent e WTI si attesta sui 2,01 dollari a barile.

Trump e petrolio: le incognite sul futuro della quotazione

Sfumato l’entusiasmo per l’accordo Opec ratificato il 30 Novembre e poi definito dal Cartello la settimana successiva, i mercati si concentrano sulle previsioni future per la quotazione del greggio.

Come già segnalato nei giorni scorsi, la vera incognita rimane Donald Trump. A sostenerlo, ora, è anche l’EIA.

Innanzitutto, il 2017 sarà un anno chiave per la gestione del problema ambientale e per la crescita economica globale. Il neo Presidente USA, che prenderà il comando della nazione ufficialmente a Gennaio, ha già più volte rimarcato la sua volontà di spingere sulle risorse fossili per alzare i prezzi e rilanciare lo Shale Oil.

Se da una parte permangono i dubbi sulla reale attuazione dei tagli Opec, dall’altra sono ancora più forti, dunque, i timori generati dalle intenzioni del tycoon newyorkese.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia lancia l’allarme, prevedendo un’altissima volatilità sulla quotazione del greggio. E dunque un prezzo fortemente sotto pressione.

Il punto è chiaro. Il ritorno del Prezzo Petrolio a 60 dollari al barile renderebbe nuovamente profittevoli gran parte dei giacimenti USA. E, di conseguenza, l’aumento della produzione che ne deriverebbe, mal compenserebbe il calo delle estrazioni globali. Rimarrebbe pertanto il problema dell’eccesso di offerta. Senza ancora una soluzione valida.

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