Prezzo Petrolio oggi 23 Ottobre: dubbi sulla Russia

Greggio Brent e WTI hanno chiuso la settimana di mercato sopra i 50 dollari al barile. Ultimo rialzo della settimana supportato dal Cremlino. Il governo russo ha infatti ribadito che il Paese è pronto al congelamento. In queste ore, il Ministro dell’Energia Novak starebbe presentando le sue proposte ai vertici sauditi. Tuttavia, il prezzo petrolio rimane condizionato dai dubbi sul futuro. Tra l’accordo Opec in bilico e la stessa Russia che, invece, potrebbe aumentare le estrazioni.

Prezzo Petrolio oggi 23 Ottobre dubbi sulla Russia

Prezzo Petrolio: le parole di Igor Sechin

Intervenuto al forum euroasiatico in corso a Verona, il CEO della compagnia petrolifera Rosneft ha espresso la propria opinione sul futuro della produzione di greggio in Russia.

Innanzitutto, la Russia è il principale produttore di oro nero a livello globale. Rosneft è una delle più grandi società di estrazione.

Igor Sechin prevede che nei prossimi quindici anni l’Europa ridurrà i consumi che, al contrario, cresceranno in Asia. A livello generale, il CEO di Rosneft stima in un anno e mezzo le tempistiche per riportare la quotazione del greggio alla normalizzazione. L’offerta sta già calando rispetto alla domanda ed è possibile che in circa 18 mesi si possa mettere finalmente la parola fine alla sovrapproduzione.

Dopo questo processo, però, la Russia potrebbe tornare ad innalzare il proprio livello di estrazioni, portandolo a 200 milioni di tonnellate l’anno.

Nel frattempo, la società guidata da Sechin è alle prese con una serie di progetti per migliorare l’asse energetico Europa-Asia. In ballo circa 100 miliardi di dollari per lo sviluppo della collaborazione tra i due continenti.

Riad: Arabia Saudita pronta ad aumentare la produzione del greggio?

Difficile, in questo momento, interpretare le reali intenzioni dei vertici del Regno Saudita. Il Paese, teoricamente, sarebbe il principale fautore dell’accordo Opec che potrebbe essere ratificato il prossimo mese. Oltretutto, con il benestare della Russia.

Tuttavia, Riad è alle prese con una grave crisi finanziaria dovuta proprio al crollo del Petrolio. La scorsa settimana, il Regno ha avviato un programma di vendita di Titoli di Stato per risollevare le casse dello Stato.

Khalid al-Falih ha dichiarato che la capacità produttiva dell’Arabia Saudita è calata. Tanto che in futuro potrebbe ribaltarsi l’attuale situazione, con una domanda più alta dell’offerta. Tali dichiarazioni, però, non sembrano aver convinto i Paesi concorrenti e rimane troppo alta la dipendenza del Regno dal greggio, per non avere paura di un marcia indietro sul taglio da parte di Riad.

Prezzo petrolio che dunque continuerà a vivere giornate sull’altalena delle oscillazioni. Fin quando la situazione non sarà più chiara.

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