Prezzo Petrolio oggi 24 Novembre: greggio si stabilizza

Stabile la quotazione del greggio che oggi si attesta attorno ai 48 dollari al barile. Prezzo petrolio apre la seduta a 47,98 dollari, dopo aver toccato, nel pomeriggio di ieri, il minimo di 47,49. Tuttavia, rimane una poco velata incertezza sul futuro della quotazione. Gli investitori attendono di capire le reali possibilità della riuscita di un accordo al taglio alla produzione. Che verrà discusso, in via definitiva, il 30 Novembre a Vienna dall’Organizzazione dei Paesi esportatori. Per il momento, sessione asiatica e sessione USA mostrano un rialzo.

Prezzo Petrolio oggi 24 Novembre greggio si stabilizza

Prezzo Petrolio: Opec in difficoltà e la Russia si prepara al crollo

Dopo le dichiarazioni positive dei giorni scorsi da parte dei ministri dell’energia di Iraq, Iran e Arabia Saudita, l’Opec sembra improvvisamente tornata a brancolare nel buio. E i tempi stringono.

Significative, in questo senso, le dichiarazioni del governatore della Banca centrale russa. Elvira Nabiullina ha infatti avvertito che la Russia può farcela anche se il greggio crollasse a 25 dollari. Il Cremlino, dopo un primo momento di neutralità nei confronti del possibile accordo sul taglio alla produzione, aveva confermato la propria partecipazione qualche giorno fa, a Doha.

Tuttavia, le dichiarazioni della Nabiullina portano a pensare che il Paese non abbia fiducia in merito alla possibile riuscita dell’accordo.

Ancora dubbi, soprattutto, sulla posizione di Iraq e Iran. Per quanto riguarda l’Iraq, difficile stabilire un tetto limite alla nazione. Quando essa si trova nel pieno del conflitto militare contro lo Stato Islamico. L’Iran esce invece da anni e anni di sanzioni per il nucleare. E avrebbe effettivamente la necessità di riprendere a produrre a pieno regime.

Nel frattempo, il ministro dell’Energia russo Alexander Novak, intervenuto ad Enes 2016, ha dichiarato che prima del termine dell’anno, il petrolio in eccesso sul mercato dovrebbe assestarsi a 1 milione di barili.

Opec: il punto sulle negoziazioni

Questa incessante partita al tiro alla fune tra gli Stati membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori porta a pensare alcuni analisti che i prezzi del greggio rimarranno bassi per volontà dell’Opec stessa.

In sostanza, dietro alle mosse del Cartello, ci sarebbe la volontà di tagliare fuori dal mercato i produttori con alti costi. E più specificatamente le aziende di shale-oil Usa. Oltretutto, l’elezione di Donald Trump rende anche incerto il ruolo degli Stati Uniti sul futuro della produzione globale di greggio.

Ad ogni modo, il 30 Novembre si avvicina. E per l’Opec rimane l’obiettivo di riuscire a normalizzare il prezzo petrolio, formalizzando l’accordo sul taglio alle estrazioni.

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