Prezzo Petrolio oggi 30 Novembre: balzo al rialzo

Schizza ad un +5% il Prezzo Petrolio nella seduta odierna. L’Organizzazione dei Paesi esportatori è in riunione a Vienna. Probabile la riuscita dell’accordo. Gli investitori hanno fiducia e riportano la quotazione oltre i 47 dollari al barile. Ieri, toccato il minimo di 45 dollari. Determinanti le dichiarazioni del Ministro algerino che ha affermato, prima di incontrare i colleghi, che vi sono il 99% di possibilità di raggiungere l’accordo entro oggi. Dello stesso parere anche il Ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh. Non sarebbe presente, al meeting, Alexander Novak.

Prezzo Petrolio oggi 30 Novembre balzo al rialzo

Prezzo Petrolio: cosa accadrà dopo il vertice Opec?

Stando così le cose e se l’ottimismo dovesse trasformarsi in certezza, la quotazione del greggio è destinata a raggiungere i 50 dollari al barile, già nell’immediato.

Tale condizione potrebbe però subire degli scossoni, non appena l’attenzione si sposterà dall’accordo raggiunto alle conseguenze dello stesso. Sarà importante capire i rischi e la sostenibilità del taglio alla produzione. Ma anche come reagiranno i Paesi produttori esterni al Cartello.

Uno scenario molto probabile rimane anche quello di un accordo a metà. Nel quale speciali condizioni potrebbero essere riservate a Iraq e Iran che, fino ad oggi, hanno rappresentato il più grosso scoglio da superare per sancire il patto.

Se questo scenario si verificasse, i mercati sarebbero praticamente gettati nell’incertezza. E la quotazione del greggio potrebbe continuare a subire la pressione degli investitori. Oltretutto, senza la partecipazione di Iraq e Iran, sarebbe molto difficile porre la parola fine all’accesso di offerta. O meglio, sarebbe impossibile almeno per la prima del 2017.

In base alle dichiarazioni di questa mattina dei diversi ministri dell’Energia partecipanti, l’accordo sembra davvero vicino. Ma non si escludono colpi di scena dell’ultima ora.

Opec: l’ipotesi del compromesso

Andiamo ad analizzare nel dettaglio lo scenario dell’accordo a metà sopra menzionato. Che tra gli analisti rimane l’ipotesi più accreditata.

Si tratterebbe di una sorta di compromesso tra i membri del cartello, della durata di sei mesi. L’obiettivo è quello di iniziare con un taglio lieve del 4%. Le quote del taglio sarebbero molto diverse da Paese a Paese. Libia e Nigeria quasi sicuramente verso l’esclusione, a causa degli attentati terroristici alle proprie infrastrutture.

Anche l’Iraq potrebbe ottenere l’esenzione, motivata dalla necessità di reperire fondi per finanziare la guerra attualmente in atto contro lo Stato Islamico.

L’Iran invece dovrebbe partecipare, ma solo in un secondo momento. In sostanza, l’Arabia Saudita si farebbe carico di gran parte del taglio. Ma la paura di riportare il prezzo petrolio sotto i 40 dollari sembra abbastanza forte da far accettare ai sauditi questo tipo di compromesso.

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