Proroga di 15 mesi per i dazi su scarpe cinesi e vietnamite

Il mercato mondiale ormai invaso da merci cinesi a prezzi stracciati sta portando i vari governi a correre ai ripari, e i dazi doganali risultano ad oggi il mezzo più efficace per proteggere la propria produzione interna. È stata approvata dal Consiglio UE la proposta della Commissione europea riguardante la proroga per 15 mesi delle misure antidumping sulle calzature di cuoio “Made in China” e “Made in Vietnam”. Il termine dumping indica, una procedura di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero (in questo caso quello dell’Unione Europea) ad un prezzo inferiore a quello di vendita del medesimo prodotto sul mercato d’origine.

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La misura entrerà in vigore dal 3 gennaio, naturale scadenza dell’attuale regime di tariffe antidumping. I dazi erano stati introdotti già nel 2006 per la durata due anni, ma su pressione dell’industria lo scorso anno Bruxelles ha deciso di prolungarli per una sorta di riesame. L’esecutivo comunitario in una sua indagine resa pubblica qualche settimana fa, ha stabilito che nonostante le tariffe, le calzature cinesi e vietnamite continuano ad essere vendute in regime di dumping, causando notevoli danni ai produttori europei.

Sempre dall’Indagine UE è emerso che comunque le misure protezionistiche non hanno evidenziato effetti dannosi sui consumatori, che  i prezzi al consumo hanno mostrato una certa stabilità e che i profitti seppur inferiori, risultano sempre positivi per le industrie di calzature europee.

Nello specifico le tariffe che partiranno dal 2010 saranno del 16,5% per le scarpe cinesi e del 10% per le scarpe vietnamite, e rimarranno in vigore sino all’aprile 2011, giusto il tempo di permettere il completamento del processo di adeguamento e ristrutturazione del settore calzature, che in tanti definiscono già a buon punto. Vi è comunque la possibilità di prolungamento delle misure per un massimo di cinque anni.

Giuseppe Raso

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