Stabilimento Fiat di Pomigliano, ecco com’è la situazione

Sono giorni interminabili questi per i lavoratori della Fiat dello stabilimento di Pomigliano d’Arco. L’a.d. Fiat, Sergio Marchionne, ha lanciato l’ultima proposta per salvare lo stabilimento, adesso la parola è passata ai sindacati. Non ci hanno pensato moltissimo, Fim-Cisl, Uilm e Fismic e Ugl,
che hanno accettato l’offerta Fiat. Non è stato così per la Fiom- Cgil, che al momento ha chiesto tempo, dovendo consultarsi con i propri lavoratori, che al termine di una riunione voteranno con un referendum. Proprio il segretario generale dei metalmeccanici Cgil Maurizio Landini, commenta questa situazione di stallo della trattativa. “Siamo di fronte ad un ricatto nei confronti della Fiom e dei lavoratori. C’è l’adesione di alcune organizzazioni ad un testo presentato dalla Fiat, su cui loro stessi ancora oggi hanno sollevato delle critiche. Se la Fiat – prosegue Landini – vuole mantenere la posizione del documento presentato l’altro giorno, il comitato centrale all’unanimità non considera possibile che quel testo venga firmato”.
L’ad di Fiat Sergio Marchionne si dice “abbastanza contento” della situazione in essere, ma è chiaro che “è stato fatto solo un passo in avanti, adesso bisogna chiudere. Si sarebbe creato un grandissimo problema se ieri sera fosse finita male. Sia per loro che per noi. Ci stiamo giocando la vita di 5.000 persone, bisogna trovare l’accordo per dare lavoro a 5.000 persone. Se i lavoratori non vogliono l’investimento basta che ce lo dicano”. Infatti pare proprio che la Fiat si stia convincendo a trovare una soluzione alternativa, per non rimanere bloccata in questa situazione. E si parla con insistenza – nonostante le smentite proprio di Marchionne – di una possibilità estera: trasferire la produzione della nuova Panda, allo stabilimento di Tichy, in Polonia. Contro la Cigl, anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. “Salvando quell’investimento di Pomigliano salviamo tutti gli insediamenti della Fiat. Spero che nei prossimi giorni la Fiom ci ripensi e che Epifani si pronunci su questo. Noi abbiamo già sondato i lavoratori e c’è un entusiasmo davvero importante. L’accordo per Pomigliano non è un ricatto: il ricatto viene invece da ambienti rissosi e più che minoritari”.

Pietro Gugliotta

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