Suzuki: calcoli errati sulle emissioni, ma non c’è manipolazione

Il governo giapponese, nei giorni scorsi, aveva mosso un appello per le case automobilistiche del Paese, chiedendo che venissero controllati i dati di emissione delle automobili. La Suzuki ha risposto immediatamente e si è autodenunciata, segnalando calcoli errati, ma assicurando che non si tratta di manipolazione. O meglio: i dati sono corretti, ma a fronte di una errata metodologia di calcolo. Intanto, il titolo dell’azienda crolla in Borsa, perdendo oltre il 9%. In totale, dall’inizio dell’anno, il calo si attesta al meno 30%.

Suzuki: è bufera dopo le ammissioni su discrepanze nei test su emissioni

Tutto è partito dal dieselgate in Germania: dopo lo scandalo che ha avvolto la Volkswagen, il governo giapponese ha chiesto alle case automobilistiche della nazione di effettuare i dovuti controlli sui consumi e sulle emissioni dei veicoli prodotti. La Suzuki ha risposto all’appello e si è autodenunciata. Durante la conferenza stampa con la quale è stato comunicato il problema, il presidente dell’azienda Osamu Suzuki ha dichiarato che:

è stata rilevata qualche discrepanza nei test su consumi ed emissioni tra la normativa del MLIT e il metodo da noi attualmente impiegato, ma l’indagine interna non ha evidenziato alcuna manipolazione sui consumi.

Il presidente si è poi rivolto ad azionisti e clienti manifestando tutto il proprio dispiacere per la situazione venutasi a creare, assolutamente fuori dalle intenzioni dell’azienda. Stesse ammissioni anche da parte di Mitsubishi, mentre la Nissan, accusata direttamente dal governo sud coreano, ha respinto categoricamente ogni dichiarazione e insinuazione e per ora sembrerebbe averla scampata anche sui mercati. La vicenda è tutt’altro che conclusa, anche perché alcuni aspetti della stessa stanno destando qualche perplessità, primo tra tutti l’influenza del governo. In secondo luogo, non è chiaro perché siano state punite solo le due case che si sono autodenunciate.

La stampa locale giapponese aveva già dato per certa la manipolazione

Prima delle dichiarazioni del presidente Osamu, la stampa aveva già gridato allo scandalo. Si è parlato di circa 2,1 milioni di auto prodotte sulle quali sarebbero stati utilizzati dei metodi non conformi alle regole giapponesi, per quanto riguarda le emissioni. In realtà, nel comunicato ufficiale, Suzuki ha specificato che innanzitutto gli errori non riguardano i modelli venduti all’estero e che, in secondo luogo, è totalmente esclusa la manipolazione. I risultati dei test, a livello di dati, sono corretti. Quel che è sbagliato, è la metodologia utilizzata per il calcolo dei consumi e delle emissioni. L’autodenuncia ha portato il crollo in Borsa, così come accaduto per Mitsubishi. Lo scandalo dieselgate ha coinvolto, quindi, anche l’area asiatica. In ballo c’è anche il lavoro della Nissan, accusata direttamente dal governo della Corea del Sud. Solo qualche giorno fa, Nissan aveva raggiunto un accordo proprio con Mitsubishi, per rilevarne il 34%, ma nello stesso momento erano arrivate le dure accuse del ministro sudcoreano Hong Dong-kon. La casa giapponese ha respinto con forza ogni addebito, dichiarando che: “Nissan non ha utilizzato e non utilizza meccanismi illegali o sistemi per manipolare, in alcun veicolo di propria produzione”, specificando anche che i test effettuati dal governo accusatore, erano già stati eseguiti anche in Europa e con metodi persino più restrittivi, ma dai quali non era emersa alcuna prova di presunta manipolazione.

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