
Bilancio nero per Piazza Affari nei primi sei mesi dell’anno 2010. Spinta dalla corrente della crisi del debito, anche la Borsa Italiana ha perso molti punti, bruciando addirittura un quinto del suo capitale. Infatti sono stati ben 90 miliardi, il valore in perdita di Piazza Affari da gennaio a giugno 2010. Una cifra molto alta che mette Milano fra le peggiori borse europee: in Europa solo Atene (-38,7%) e Madrid (-23,8%) hanno fatto peggio di Milano. Scendendo nel dettaglio, alla fine di venerdì, ultimo giorno della settimana “borsistica”, il Ftse Mib, l’indice dei titoli a maggiore capitalizzazione, aveva perso il 19%, mentre il Ftse All Share, che raccoglie tutte le società quotate, aveva ceduto il 18%, dato totale nei primi sei mesi dell’anno.
Il resto d’Europa non sorride ma riesce a mantenere i cali in maniera più contenuta, come dimostrano i dati Londra (-12%), Parigi (-16,6%) e soprattutto Francoforte (-3,5%). Se poi pensiamo che mercati in grossa crisi, listini di Stati come il Portogallo e l’Irlanda hanno dei valori inferiori a quelli dell’Italia, capiamo che c’è qualcosa che non quadra: infatti la borsa di Lisbona perde il 17,7% e quella di Dublino addirittura perde l’8,2%. L’unico mercato europeo che possiamo dire non paga la crisi, anzi è in attivo, è quello di Stoccolma, con il +2% nei primi sei mesi dell’anno 2010: un dato in controtendenza che non basta sollevare gli animi dell’Europa.

Chiusura di settimana molto negativa per le borsa, specie per quelle europee. E’ stato infatti un altro venerdì nero per il mondo borsistico del vecchio Continente, con tantissime perdite, che si possono stimare in circa 166 miliardi di euro. Vediamo nel particolare le perdite delle principali borse europee.
Milano: a Piazza Affari l’indice Ftse-Mib chiude con una perdita del 5,26%;
Madrid: si chiude a -6,64%, dopo aver perso anche più del 7%;
Londra: l’indice Ftse 100 segna -3,14%;
Francoforte: male anche la Germania, il Dax cala del 3,12%;
Parigi: il Cac 40 scende del 4,59%;
Atene: perde anche la borsa greca, – 4,1%
Lisbona: male anche il Portogallo, che perde il 4,27%.
Particolare attenzione all’indice Stxe 600, che possiamo definire come l’indice europeo: infatti testimonia l’andamento dei principali titoli quotati in Europa.L’indice Stxe 600 ha ceduto il 3,41%, che si può quantificare in 166 miliardi di euro, cifra andata persa solo nella giornata di ieri.
Ma come anticipavamo prima, anche l’America non ride. Wall Street subisce l’influenza negativa proveniente dall’Europa. Infatti all’apertura, l’indice di Wall Street era già in flessione; fase negativa proseguita durante tutta la giornata borsistica e conclusa con un – 1,48% per il Dow Jones, mentre il Nasdaq perde quasi i due punti percentuali, arrivando infatti a – 1,98%, infine anche lo S&P 500 perde parecchio, chiudendo a -1,86%.
Tornando a Milano, fra i titoli principali di Piazza Affari, il calo maggiore è stato accusato da Geox (- 10,69%) dopo la trimestrale e previsioni di ricavi in calo nell’anno. In forte ribasso Prysmian (-6,45%), Finmeccanica (-6,28%) e Atlantia, che perde il 5,31%. Male anche il titolo Fiat (-5,47%) e il settore dell’energia, con Enel scesa del 5,57% ed Eni del 4,72%.
Pietro Gugliotta

La BCE non ha tradito le aspettative, confermando in questo modo la proprio politica monetaria. Il board dell’Istituto Centrale ha infatti deciso di mantenere il tasso di interesse di riferimento fermo sull’1%. Sono ben 12 mesi che i tassi si trovano su questi livelli, l’ultimo taglio avvenne il 7 maggio del 2009, ed in tale occasione la riduzione dei tassi d’interesse fu di 25 punti base.
Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha voluto ribadire che l’attuale livello dei tassi d’interesse rimane appropriato, considerando anche quella che è l’attuale dinamica dei prezzi. Ma il banchiere ha avvertito che l’andamento dei prezzi dell’energia potrebbe farsi sentire a livello d’inflazione.
Per quanto concerne i rischi legati alla crisi finanziaria greca, Trichet si è mostrato favorevole al programma politico e finanziario elaborato dal governo di Atene, sottolineando la situazione completamente differente nella quale versano paesi come Portogallo e Spagna. Sempre il numero di BCE ha voluto escludere assolutamente la possibilità di Default della Grecia e di qualsiasi altro paese Euro.

Dopo il panico finanziario del Dubai, ecco un’altra fonte di timore per la finanza mondiale: la Grecia. L’agenzia internazionale di rating Fitch ha declassato la Grecia, riducendo il suo rating a BBB+ con outlook negativo, proprio a seguito dell’aumento del debito pubblico. A sfavorire il paese ellenico, secondo l’agenzia, anche la bassa credibilità delle istituzioni finanziarie e il clima politico. Le previsioni dicono che il governo di Atene difficilmente riuscirà a riequilibrare i conti pubblici con misure efficaci, in grado di contenere spesa pubblica e allargare base imponibile per ridurre il debito.
A tal proposito è intervenuta la Commissione europea, che sta facendo pressione sul governo greco per un intervento immediato, in quanto non è ammissibile per l’Eurozona avere un membro in situazioni critiche, poiché il tutto potrebbe tradursi in una situazione che coinvolgerebbe l’intero sistema in una sorta di contagio finanziario, facile da prevedere in sistemi finanziari altamente connessi. Il commissario agli Affari economici e monetari UE, Jaquin Almunia, ha dichiarato di essere pronto ad aiutare la Grecia nella messa a punto di programmi di risanamento. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Junker, rassicura sul fatto che non c’è alcun segnale di bancarotta in relazione alla Grecia. La Borsa di Atene ha chiuso con il segno meno in seguito ai giudizi negativi delle agenzie di rating, fortemente negativi soprattutto i titoli del settore bancario.
Per Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, le maggiori preoccupazioni arrivano dall’enorme debito corporate e pubblico di molti paesi, in scadenza nei prossimi cinque anni, prevedendo scenari di alta tensione in caso di aumento dei tassi di interesse.
Giuseppe Raso