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Draghi:

Draghi: “Le banche aiutino piccole e medie imprese”

Posted on 16 lug 2010 at 11:58am

“Era inevitabile agire al più presto”. Parole perentorie del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi a proposito della manovra finanziaria del Governo. Draghi è intervenuto durante l’assemblea dell’Abi, l’Associazione che riunisce le banche italiane. “Se la correzione possa effettivamente consentire di raggiungere gli obiettivi di indebitamento netto – ha esordito – potrà essere valutato solo nei prossimi mesi, anche tenendo conto del quadro macroeconomico e delle sue retroazioni sul bilancio. E’ chiaro che un’accelerazione del rientro dagli squilibri nei conti pubblici è indispensabile; era necessaria una decisa correzione di rotta rispetto alle tendenze dell’ultimo decennio. Ma la stima degli effetti del contrasto all’evasione presenta incertezze. L’effetto sulla ripresa sarà positivo – continua Draghi - se il risanamento contribuirà a ridurre gli spread sui titoli sovrani. Non c’è alternativa alla ripresa della crescita che in Italia deve essere spinta dalle riforme. I consumi e investimenti restano deboli, perchè i redditi reali ristagnano, le prospettive di occupazione sono incerte”.
Poi il governatore di BankItalia si concentra sulle banche e sulle imprese italiane. “Le banche hanno un posto speciale nel sostegno alla crescita e, se forti, sono e saranno il suo pilastro. La domanda di credito delle imprese aumenta ma si ha la sensazione che molte piccole imprese dicano che la loro domanda non viene soddisfatta. Occorre che le banche stiano vicine alle piccole e medie imprese, le imprese che lamentano un certo razionamento del credito sono spesso quelle che operano nella parte più produttiva del Paese”.

Pietro Gugliotta

Borsa, chiusura in negativo e crolla l'Euro a 1,20

Borsa, chiusura in negativo e crolla l’Euro a 1,20

Posted on 06 giu 2010 at 2:08pm

L’ultima seduta della settimana in Borsa, non ha portato buone nuove. In calo molte delle principali piazze azionarie, come Milano (-3,79%), Wall Street (-3,13%) Francoforte -1,91%, Londra -1,63% mentre ancora più netto il calo a Parigi -2,86% e Madrid -3,8%. Il tonfo delle borse è da attribuire allo scivolone delle Banche: il comparto bancario infatti paga la crisi sulla situazione finanziaria in Ungheria e le forti perdite della banca francese Societè Generale.
Ma non è solo questo il dato da affrontare, infatti c’è la questione Euro-Dollaro. Nel frattempo che le borse sono in calo, viene fuori ancora una volta il problema dell’Euro, in forte calo. Se consideriamo i dati di alcuni mesi fa, a metà marzo, la valuta europea aveva toccato 1,38 dollari. Adesso, qualche mese dopo, c’è stata una grossa caduta, portando il rapporto di un Euro a 1,2o dollari. Il mercato internazionale tende a premiare le valute più stabile, come lo yen giapponese e il dollaro americano. Analizzando i motivi, possiamo dire che non hanno di certo aiutato i problemi fra la Banca Tedesca (Bundesbank) e la BCE (Banca Centrale Europea). Ma dobbiamo anche pensare che all’inizio della settimana, la valuta europea aveva toccato quota 1,2350 sul dollaro. Quindi la flessione forte è arrivata negli ultimi giorni della prima settimana di giugno. Tra l’altro, sempre analizzando alcuni dati “storici”, possiamo dire che il 4 giugno 2010 è una data storica: si è toccato infatti il minimo storico dal marzo 2006, con 1,2051.

Pietro Gugliotta

Romiti:

Romiti: “Imprese, investite in Cina”

Posted on 03 giu 2010 at 12:22pm

La crisi che sta coinvolgendo l’Europa, innalza la Cina come la nuova superpotenza economica mondiale. In questi giorni è stato pubblicato il rapporto annuale della “Fondazione Italia-Cina“: La Cina nel 2010, scenari e prospettive per le imprese. Il presidente della Fondazione, Cesare Romiti, prova a spiegare questi dati, invitando gli imprenditori italiani ad avvicinarsi all’Oriente e ad investire in Cina.
“La presenza italiana è inferiore al potenziale, ci sono circa 2.000 imprese, forse più, considerando il ruolo che giocano ancora le triangolazioni di capitali nelle operazioni estere. Insomma, molti investimenti non sono colti e registrati come italiani ma in realtà lo sono. Oltre alla presenza - spiega Romiti – occorre poi vedere il posizionamento ed i risultati economici ed il quadro non è negativo come spesso viene descritto. La Cina è un Paese difficile e la struttura economica del nostro Paese ci pone in una posizione competitiva. Le imprese scontano poi problemi di dimensione, scala di produzione, e ridotta conoscenza dei mercati internazionali. Le nostre imprese devono affidarsi ad esperti e conoscitori del mercato e sfruttare tutti gli strumenti per l’internazionalizzazione che sono offerti da istituzioni pubbliche e da soggetti privati, penso alle banche.
Il ruolo della “Fondazione Italia-Cina”
– chiarisce il presidente Romiti – è quello di proporre un’assistenza completa alle imprese socie: dalla formazione, all’informazione, alla consulenza fino alla gestione di progetti complessi. Occorre evidenziare che l’Italia gode di molto appeal per i settori tradizionali, il lusso, l’abbigliamento ed il design, ma questo non significa che questi prodotti si vendano da soli, occorrono competenze, programmazione ed investimenti. Bisogna anche investire in comunicazione: abbiamo eccellenze tecnologiche che a volte non sono conosciute. L’Expo di Shanghai può aiutare in questo senso”.
Una apertura anche al mondo del turismo in Italia, paese molto apprezzato dai cinesi. “Stiamo collaborando con le principali regioni per incrementare e consolidare i flussi di turisti cinesi di alto profilo che conoscono solo parzialmente il “prodotto Italia”: si tratta di organizzare eventi ed azioni promozionali - conclude Romiti – per promuovere in maniera costante le eccellenze del nostro Paese”.

Pietro Gugliotta

Finanza: Banche USA sotto inchiesta

Finanza: Banche USA sotto inchiesta

Posted on 15 mag 2010 at 5:52pm

Negli Stati Uniti è stata aperta una nuova inchiesta da parte di Andrew Cuomo, procuratore generale di New York. L’inchiesta riguarda otto grandi istituzioni finanziarie: Goldman Sachs, Morgan Stanley, Ubs, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Credit Agricole e Merryll Lynch. Le indagini si concentrano su alcune modalità seguite dalle banche, in determinate operazioni finanziarie, volte a fare pressioni sulle agenzie di rating per punteggi migliori nella valutazione dei derivati su mutui.

L’azione intrapresa sembra però molto difficile da portare avanti, e rischia di tradursi in un processo alle intenzioni, ma Cuomo si è mostrato molto sicuro sulla possibilità di dimostrare che le banche abbiano fornito informazioni false alle agenzie di rating. Ad essere colpiti soprattutto gli investitori, che ignari acquistavano prodotti finanziari soggetti a valutazioni per nulla veritiere, accollandosi in questo modo rischi eccessivi.

Al momento le otto grandi Istituzioni bancarie non hanno voluto rilasciare alcun commento. Nessuna posizione ufficiale dunque, le indiscrezioni sono state anticipate soprattutto tramite mezzo stampa, ed in particolare dal New York Times. L’inchiesta è nata da un filone di indagini ben più ampio, che aveva nel mirino alcune istituzioni finanziarie sospettate di aver nascosto agli investitori rischi su derivati legati a mutui.

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Antitrust: multata la Bnl per “pratica commerciale scorretta”

Antitrust: multata la Bnl per “pratica commerciale scorretta”

Posted on 31 mar 2010 at 3:19pm

La Bnl è finità nel mirino dell’Autorità garante per la concorrenza per “pratica commerciale Scorretta”. La multa inflitta dall’Antitrust è di 250 mila euro, e nello specifico, la causale riguarda le modalità di comunicazione degli importi fissati a carico della clientela in caso di estinzione anticipata dei mutui.

Sembra infatti che il gruppo abbia specificato soltanto l’entità della penale, ma non la possibilità di una sua riduzione sulla base di accordi sottoscritti dall’ABI e dai consumatori. Dunque nessuna informazione sul prospetto informativo (fino a febbraio 2010), che facesse richiamo a tale beneficio qualora il mutuo fosse stato stipulato per determinate finalità.

Le associazioni dei consumatori hanno mostrato molta soddisfazione per la sanzione. Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, presidenti dell’Adusbef e della Federconsumatori, hanno dichiarato che la multa inflitta alla Bnl va nella giusta direzione, e che va ad accontentare coloro che più volte hanno esposto il problema alle associazioni. Inoltre le due sigle, che tutelano gli interessi dei consumatori, sono unanimi di fronte al fatto che la Banca d’Italia, a differenza dell’Antitrust, tuteli di più il sistema bancario rispetto ai piccoli risparmiatori.

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Per Draghi il 2010 è un anno cruciale per la riforma del sistema finanziario

Per Draghi il 2010 è un anno cruciale per la riforma del sistema finanziario

Posted on 19 mar 2010 at 3:24pm

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel suo intervento al Parlamento europeo come presidente dell’Fsb (Financial Stability Board) ha dichiarato: “La ripresa c’è, ma è disomogenea: fragile in Europa e ancora debole ovunque. Tuttavia nell’ultimo anno le condizioni sui mercati finanziari sono considerevolmente migliorate. Le banche stanno aumentando i finanziamenti, anche se c’è ancora un duro lavoro da fare”. Parole che sottolineano l’ottimismo del governatore, ma che invitano a non abbassare la guardia.

Sempre Mario Draghi ha voluto chiarire che questo è un periodo di transizione, nel quale quasi tutte le banche sono sulla via di risolvere i problemi di finanziamento, ma la loro struttura è ancora piuttosto fragile. Fin dall’inizio della crisi il sistema ha fatto molta strada, e si è indubbiamente rafforzato, e ben presto ritornerà a svolgere un ruolo essenziale per l’economia.

Per il governatore di Bankitalia il 2010 sarà un anno cruciale per la riforma dei mercati finanziari, soprattutto per la regolamentazione centralizzata dei mercati dei derivati, che sembra stare a cuore a molti esponenti dell’economia mondiale. L’obiettivo principale è quello di una maggiore trasparenza sui prodotti derivati. Per quanto riguarda il fallimento delle banche, ancora una volta Draghi ha voluto ribadire la necessità di regole comuni, soprattutto in riferimento al principio “too big to fail”. Sembra ormai consolidata l’idea di base che per ridurre la probabilità di fallimento delle banche e soprattutto il loro impatto sulla collettività sia indispensabile ridurre la dimensioni degli istituti finanziari.

Finanza: CDS e differenziali per monitorare il debito degli stati

Finanza: CDS e differenziali per monitorare il debito degli stati

Posted on 09 feb 2010 at 4:40pm

Le agenzie di rating sono molto spesso anticipate dal mercato stesso, dimostrando una preoccupante carenza dei giudizi di rating. Gli operatori infatti, danno sempre minore peso al rating e monitorano maggiormente le polizze sui possibili default. Ma tali derivati negli USA sono per la maggior parte scambiati in mercati poco trasparenti e sono in mano a cinque grandi banche.

Tra i vari strumenti in mano agli analisti per monitorare il debito degli stati, sono utilizzati soventemente i differenziali sulle emissioni sovrane. Nello specifico guardano i differenziali tra rendimenti di obbligazioni simili con stesso orizzonte temporale, emesse da paesi diversi, tenendo come punto di riferimento il bond dello stato per così dire più “sicuro”. Non a caso in Europa, il punto di riferimento è il TBund decennale tedesco. Anche i Credit default Swap (CDS) risultano un buono strumento per valutare la solvibilità di uno stato. In questo tipo di contratti, un soggetto terzo si assume il rischio (dietro un pagamento da parte dell’emittente) dell’eventuale insolvenza dell’emittente stesso. Spesso ci si riferisce a questi strumenti come polizze per il bond. In ogni caso, in base alla loro quotazione, ci evince il livello di rischio di insolvenza. Ad esempio se il prezzo sale, il mercato sta prezzando un maggiore rischio di insolvenza ed una maggiore probabilità di default.

Fino a poco tempo fa sconosciuti, oggi i CDS sono a dir poco “venerati” dagli analisti, che elogiano il loro potere di previsione, dimenticando però che sono negoziati su mercati Over the counter, che per loro natura sono mercati opachi e poco trasparenti. Inoltre il fatto che siano concentrati nelle mani di pochi e grandi Istituti, rende il tutto meno limpido. L’economista statunitense (Ex presidente della Fed), Paul Volcker, ritiene che questo settore della finanza debba essere oggetto di riforma, e questo significherebbe una maggiore attendibilità dei CDS.

Giuseppe Raso

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G7: le banche devono pagare i costi della crisi

G7: le banche devono pagare i costi della crisi

Posted on 08 feb 2010 at 3:41pm

Il ministro delle finanze canadesi, Jim Flaherty, chiudendo il vertice di ministri finanziari e governatori delle banche centrali del G7 (tenutosi a Iaquit, gelata cittadina a soli 800 km dal Polo Nord), ha dichiarato che la ripresa c’è, ma che le banche dovranno condividere i costi della crisi. La congiuntura migliora ovunque, ed è un dato di fatto, ma il decollo può avvenire solo se anche le banche cominceranno a fare la loro parte, proprio come è stato fatto dai governi.

Sul caso Grecia, Flaherty invece è stato categorico, sottolineando la serietà della situazione, che dovrà essere risolta dall’Europa, senza interventi esterni. Jean Claude Trichet, Presidente della Banca Centrale Europea, ha fatto sapere che ci sarà un costante monitoraggio sul governo ellenico. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean, Paul Junker, ha dichiarato che si è discusso molto sul dissesto finanziario di Atene, ma anche su quello di Spagna e Portogallo. L’Europa sembra intenzionata a risolvere la questione da sola, senza coinvolgere il Fondo Monetario Internazionale, in pratica con una vera e propria prova d’orgoglio.

Il summit si è chiuso con l’impegno da parte dei vari paesi a lavorare intensamente per tagliare il debito di Haiti, sconvolta dal disastroso terremoto. Sulla riforma dell’intero sistema finanziario internazionale, l’americano Tim Geithner ha detto che c’è l’intenzione di operare senza divergenze, per il comune obiettivo di evitare il ripetersi di situazioni di crisi molto intense. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Mario Draghi, evidenziando però il fatto che le regole non pregiudicano immediatamente la ripresa, in quanto vanno applicate con la dovuta gradualità.

Giuseppe Raso

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Deutsche Bank: un 2009 oltre le attese

Deutsche Bank: un 2009 oltre le attese

Posted on 05 feb 2010 at 7:37am

Il colosso tedesco Deutsche Bank ha chiuso il 2009 con un utile netto di 5 miliardi di euro, un buon risultato se confrontato alla perdita di 3,9 miliardi dell’anno prima. L’ultimo trimestre del 2009 ha fatto segnare un utile netto di 1,3 miliardi, più del doppio rispetto alle stime, che invece prevedevano un valore di 660 milioni. Nell’ultimo trimestre 2008 si era registrata una perdita di 4,78 miliardi.

A livello di dividendi, l’istituto tedesco propone 0,75 euro per azione ordinaria contro le stime di 0,77 euro. L’utile lordo annuale si è assestato nel 2009 sui 5,2 miliardi, contro i 5,4 miliardi delle stime e i -5,7 miliardi nel 2008. Per quanto concerne gli accantonamenti per le perdite su crediti, nell’ultimo trimestre hanno toccato quota 560 milioni di euro, sotto le attese degli analisti e sotto i 591 milioni dell’anno prima, ma sopra i 544 milioni del terzo trimestre.

Dando uno sguardo ai dati dell’ultimo trimestre, si può notare come la società abbia battuto le attese degli analisti grazie alle attività di investment banking e ai benefici fiscali. Il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann, ha evidenziato che i parametri patrimoniali della banca non sono mai stati così buoni, pronosticando un trend di miglioramento dell’economia e di stabilizzazione dei mercati finanziari e aggiungendo che siamo ancora nella fase di uscita dalla crisi, ma che la banca tedesca ha le carte in regola per gestire le sfide e le opportunità che si presenteranno in questo 2010.

Giuseppe Raso

Banche: per Draghi è necessaria un’autorità in grado di gestire i fallimenti

Banche: per Draghi è necessaria un’autorità in grado di gestire i fallimenti

Posted on 01 feb 2010 at 7:52am

I due esponenti di spicco dell’economia italiana hanno idee un po’ diverse circa il riassetto regolamentare del sistema finanziario internazionale. Se da un lato il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, si dice convinto della necessità di un’autorità, che abbia il potere, i fondi, il budget e la competenza per gestire i fallimenti bancari, dall’altro il ministro dell’economia Tremonti, fa sapere che non bastano regole tecniche a superare le crisi, sostenendo a gran voce il ruolo della politica in tali ambiti.

Dal Forum di Davos, dove si sono incontrati banchieri e autorità, è stato chiarito che a livello di misure sul capitale, di liquidità e di cornice legale delle banche è necessario un coordinamento globale, in quanto il sistema bancario è molto interconnesso. Il Forum ha sottolineato l’importanza di tre pilastri: ridurre il rischio di fallimento degli istituti di grande dimensione, ridurre la probabilità di tali fallimenti, mettere in campo dei meccanismi per una gestione efficiente di queste eventualità.

Il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, conferma la necessità di un quadro regolamentare finanziario globale, in quanto un settore bancario fragile non è più permesso, il rischio sistemico è troppo elevato e occorre minimizzare l’impatto dei fallimenti dei colossi finanziari, in grado di creare effetti domino catastrofici. Ma una coordinazione a livello globale pare molto complicata, in gioco ci sarebbero troppi attori economici e autorità di regolamentazione e di vigilanza.

Giuseppe Raso

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