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Bankitalia, nuovo record a maggio per il debito pubblico

Bankitalia, nuovo record a maggio per il debito pubblico

Posted on 14 lug 2010 at 1:15pm

La comunicazione ufficiale arriva da BankItalia: il dato del debito pubblico in Italia, ha raggiunto un livello record alla fine di maggio. Infatti, la cifra che corrisponde al debito pubblico italiano, ha fatto un balzo di 15 miliardi rispeto al mese precedente, arrivando ad oltre 1827 miliardi di euro. Una cifra dunque in aumento esponenziale, se prendiamo in esame i dati del 2009: rispetto a maggio 2009, il dato del debito pubblico italiano è aumentato di ben 84 miliardi di euro. Il dato – commentano le associazioni dei consumatori e l’opposizione – oltrepassa la soglia di 30 mila euro a testa per i 60 milioni di cittadini italiani: questo dato ha sollevato tantissime critiche di natura politica. Proprio a proposito del nuovo record del debito pubblico, queste le parole del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine del consiglio Ecofin di Bruxelles. “La rilevanza del debito pubblico a livello nominale è di importanza fondamentale ma non esclusiva. Non farei cambio con Paesi che hanno un debito pubblico meno elevato ma quello privato quattro volte il nostro. Oltre che del livello in sé, del debito vanno infatti monitorate sostenibilità e tendenza. Lisbona ha un debito pubblico inferiore alla media euro. Importanti aggregati di cui tener conto sono anche debito delle famiglie, situazione del sistema bancario, commercio estero, bilancia dei pagamenti e sistema pensionistico. I numeri di Banca d’Italia – conclude Tremonti - che mostrano un calo delle entrate tributarie di cassa a maggio, sono nel complesso in linea”.

BankItalia:

BankItalia: “Le banche italiane reggono bene la crisi”

Posted on 30 giu 2010 at 12:41pm

Il presidente dell’Fsb e governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ha presentato la relazione sull’attività svolta dalla Banca d’Italia nel 2009. La Banca d’Italia ha intensificato nel 2009 l’attività di vigilanza per individuare l’insorgere di profili di rischio tra le diverse banche italiane. “La conclusione del primo ciclo di revisione e valutazione prudenziale su 64 gruppi bancari rappresentativi della quasi totalità degli attivi dei gruppi – esordisce la relazione di Bankitalia - ha condotto all’attribuzione di giudizi favorevoli nei confronti del 4,7% degli intermediari esaminati (2,3% dell’attivo considerato), di valutazioni intermedie per l’85,9% (96,5% dell’attivo) e di giudizi sfavorevoli per il restante 9,4% (1,2% dell’attivo). Hanno pesato - prosegue il documento – sui giudizi il deterioramento della qualità del credito e, nell’ambito dei rischi finanziari, le carenze riscontrate nel presidio del rischio di liquidità e dell’esposizione al rischio di tasso di interesse, nonché i riflessi di tali aree di rischio sulla capacità reddituale e sull’adeguatezza patrimoniale. La Banca d’Italia è intervenuta richiedendo, dove necessario, azioni correttive – si legge nel documento - I giudizi denotano, nel complesso, la capacità di tenuta delle banche italiane di fronte agli impatti della crisi finanziaria, pur registrando l’accentuarsi della rischiosità del credito e una significativa flessione della redditività“. Il documento d’analisi di Bankitalia mostra che nel 2009 la liquidità bancaria, dopo una temporanea flessione nel primo semestre, è tornata sui livelli elevati raggiunti a fine 2008: “nel 2008 la liquidità bancaria, aveva superato gli 890 miliardi di euro a seguito della prima operazione di rifinanziamento a 12 mesi della Bce. Nei primi cinque mesi del 2010 la liquidità è rimasta abbondante, attestandosi attorno a una media di 740 miliardi di euro”, si legge nel documento della Banca d’Italia.

Pietro Gugliotta

Bankitalia:

Bankitalia: “Manovra finanziaria costerà mezzo punto di PIL”

Posted on 14 giu 2010 at 2:21pm

Salvatore Rossi,il capo della ricerca economica di Bankitalia,ha parlato in un’audizione davanti alla commissione Bilancio del Senato sulla manovra. “A parità di tutte le altre condizioni, – esordisce Rossi - nel biennio 2011-2012 la manovra potrebbe cumulativamente ridurre la crescita del Pil di poco più di mezzo punto percentuale attraverso una compressione dei consumi e degli investimenti. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile agire al più presto, pur se le restrizioni di bilancio rallenteranno nel breve periodo la già modesta crescita dell’economia italiana. Bisogna rafforzare il potenziale di crescita dell’economia favorisce lo stesso riequilibrio duraturo dei conti pubblici. A questo fine occorre estendere l’occupazione, rafforzare in modo strutturale la produttività e la competitività del sistema. Saranno cruciali le modalità di realizzazione del federalismo fiscale, da volgere all’aumento di efficienza nell’uso delle risorse nel rispetto dei vincoli di bilancio. La manovra – ha proseguito Rossi – ridurrebbe l’indebitamento netto di 1,6 punti percentuali del Pil nel 2012 portandolo al 2,7 per cento del Pil. La minor crescita però retroagirebbe sui conti pubblici determinando un maggior disavanzo valutabile in poco meno di 0,3 punti percentuali che porterebbe il saldo di quell’anno a circa il 3 per cento del Pil. L’incidenza del debito sul prodotto crescerebbe marginalmente nel 2011 e riprenderebbe a scendere nel 2012. L’entità della correzione appare adeguata a raggiungere gli obiettivi di indebitamento netto nel quadro macroeconomico delineato nella Relazione unificata economia e finanza. Potrebbero essere necessari ulteriori interventi qualora si presentasse uno scenario più sfavorevole. La manovra è basata in larga misura su riduzioni della spesa corrente e su misure di contrasto all’evasione. Questa composizione degli interventi appare appropriata, visto il rilievo dell’evasione fiscale nel nostro paese e il forte aumento della spesa corrente nell’ultimo decennio. L’evasione fiscale - conclude – è un freno alla crescita, riduce le risorse per le politiche sociali, ostacola gli interventi a favore dei cittadini con redditi modesti”.

Pietro Gugliotta

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Draghi:

Draghi: “Crisi Ungheria? Banche italiane non rischiano”

Posted on 08 giu 2010 at 12:12pm

Da Busan, in Corea del Sud, il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, durante il vertice del G20, ha spiegato che il sistema bancario italiano non corre rischi sull’onda della crisi in Ungheria. “Le banche italiane sono adeguatamente capitalizzate. Hanno un modello tradizionale di business e di gestione del rischio che le mette al riparo e, fra i diversi fattori di forza, possono contare sulla supervisione. Le banche italiane non corrono rischi sistemici dalla crisi in Ungheria, ma per combattere la speculazione e le turbolenze dei mercati che tornano ad affliggere la ripresa occorre la massima determinazione nel portare avanti la riforma del sistema finanziario attraverso un’azione combinata di rigore, sanzioni e trasparenza. la lotta alla speculazione non si vince in un giorno, io non ho la bacchetta magica per risolvere di un colpo i problemi magari con una regola unica e risolutrice” spiegha scherzando il numero uno di BankItalia, che poi ha spostato l’attenzione sulla riforma del sistema bancario.
“La questione cruciale è avviare la messa in opera in quella data, poi decideremo quali siano i tempi più appropriati sulla transizione. Alcune parti della riforma possono essere attuate rapidamente. Altri aspetti della riforma richiederanno più tempo, come la definizione di cosa siano i capitali, perché serve una formula condivisa a livello globale”. Ma è chiaro che ogni Paese deve fare il suo, o meglio, deve fare quel che può: è questo il concetto di Draghi. “I paesi in grave difficoltà di bilancio devono accelerare il ritmo del risanamento. A seconda delle loro capacità, i Paesi devono aumentare la loro fonti nazionali di crescita, preservando la stabilità macroeconomica”.

Pietro Gugliotta

Visco:

Visco: “Nel 2011 la crescita migliorerà”

Posted on 21 apr 2010 at 12:12pm

Il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, è intervenuto ad un convegno “The recovery: a sustainable path or the road to nowhere?” organizzata da Ihs Global Insight. Visco ha parlato delle prospettive dell’economia dell’Italia, spiegando che la ripresa c’è ma è lenta. “La crescita dell’area euro nel 2010 non sarà lontana dall’1%: nel 2011 andrà un po’ meglio. La ripresa è in corso, ma è fragile e l’outlook resta incerto. Per uscire velocemente della crisi, è necessario fare elevati investimenti materiali e immateriali, come la spesa per infrastrutture e soprattutto quella per l’ istruzione” che secondo Visco sono le spese più pressanti e quelle che potrebbero dare un forte slancio all’economia italiana.
Il vice direttore poi ha anche spiegato come sulla velocità di uscita dalla crisi possano pesare i limiti strutturali del nostro sistema economico, come la scarsità di capitale umano, uno dei valori più importanti; Visco si è inoltre concentrato sul sistema delle tasse italiane. “In Italia è evidente che abbiamo tasse alte e che non possiamo ridurre le entrate, ma possiamo distribuirle meglio, spostando l’attenzione verso posizioni di rendita. Le imposte sul lavoro - ha proseguito - sono particolarmente alte ed è quindi molto importante che siano ridotte. Nell’immediato non è possibile ridurre la pressione fiscale nel suo complesso, ma questa può essere redistribuita spostando l’attenzione verso le posizioni di rendita e non sulle attività produttive”.
Il vice direttore generale di Bankitalia, Ignazio Visco, si è poi soffermato sui conti pubblici dei Paesi dell’area dell’Euro. “I livelli del debito sono senza precedenti in periodi di pace. Per questo c’è bisogno di mettere a punto una «exit strategy credibile e trasparente”.

Banca d'Italia: stop emissione nuove carte American Express

Banca d’Italia: stop emissione nuove carte American Express

Posted on 11 apr 2010 at 2:55pm

Dal 12 aprile, non potranno essere più emesse carte di credito American Express in Italia. Il provvedimento, preso dalla Banca d’Italia, ovviamente non riguarderà i vecchi clienti, che come viene spiegato, potranno usare la loro carta senza alcun problema. Tutto nasce da una indagine della Procura della Repubblica di Trani, con riferimento alle carte “revolving”, nella quale l’associazione dei consumatori Adusbef si è costituita parte civile.
Le motivazioni, proposte in una nota di BankItalia, spiegano come “siano state riscontrate irregolarità e carenze rispetto alle disposizioni di contrasto al riciclaggio e contro l’usura”. Non solo, inoltre “la mancata verifica e registrazione della clientela da parte dell’intermediario finanziario, nonché l’utilizzo di nominativi di comodo e la mancata comunicazione del limite di disponibilità del credito”.
Fatti abbastanza gravi, che hanno imposto alla Banca d’Italia di adottare questo scomodo provvedimento, affinchè venga bloccata l’espansione della carta a nuovi ed ignari clienti. Banca d’Italia in una nota spiega che “il divieto di emettere nuove carte di credito potrà essere rimosso solo quando siano state definitivamente sanate le irregolarità e le violazioni rilevate”. Inoltre BankItalia ha approfondito i problemi riscontrati durante vari controlli, problemi emersi per l’appunto nell’inchiesta di Trani: “sono state riscontrate diffuse e rilevanti anomalie riguardo all’antiriciclaggio. Tutto ciò dovrebbe configurare la violazione di norme di legge di carattere imperativo volte ad assicurare essenziali presidi di correttezza nell’interesse della clientela e di integrità del sistema finanziario da possibili coinvolgimenti di attività illecite”.

Come risponde a queste accuse la società American Express? Sembra quasi sviare il problema spiegando che è in corso “un aggiornamento di sistemi informativi e procedure per aderire ancora più strettamente alla normativa”, confermando comunque il blocco all’emissione di nuove carte di credito.

Banche Italiane, non c'è trasparenza, aumentano gli esposti

Banche Italiane, non c’è trasparenza, aumentano gli esposti

Posted on 27 mar 2010 at 4:00pm

BankItalia lancia l’allarme, adesso tocca alle banche italiane coglierlo al volo. Non c’è più tempo da perdere, basta con comportamenti poco corretti e leggi poco chiare. Adesso le banche devono tornare ad essere “trasparenti”, il più possibile, pena la perdita di clienti che si spostano sempre di più verso altri lidi.

Cosa rimproverano i consumatori alle banche? Innanzitutto i costi elevati, una trasparenza mai realmente applicata, la vendita di titoli a rischio a clienti poco attrezzati finanziariamente, la dubbia applicazione di alcune norme. Inoltre, come se non bastasse, ci sono parecchi dubbi sull’eliminazione del massimo scoperto, norma aggirata dagli istituti di credito con l’introduzione di nuove e salate commissioni.

Ora le banche devono riconquistare la fiducia dei clienti e per farlo non sarà facile, non basteranno pochi mesi. La crisi finanziaria rischia di intaccare anche questo settore, dunque non c’è molto tempo da perdere.

Tantissimi gli esposti arrivati direttamente a Palazzo Koch, sede storica della Banca d’Italia, che nel 2009 sono stati addirittura 7.500, il doppio rispetto a un anno prima. Nella maggior parte dei casi, questi esposti hanno riguardato le condizioni economiche dei conti correnti, commissioni e il massimo scoperto.
Il monito della Banca d’Italia è chiaro: “Il cambiamento che ci si aspetta dalle banche deve essere sostanziale, la reputazione è fondamentale per ridurre i rischi e per migliorare la competitività. Il cambiamento dovrà partire dai vertici degli istituti di credito che devono tener conto maggiormente della soddisfazione dei clienti e degli esposti e ricorsi presentati contro le banche”. E deve tornare la “trasparenza”, come le regole introdotte chiedono: “maggiore comprensione linguistica dei contratti standard” è questo l’obiettivo che le banche devono raggiungere.

Per Draghi il 2010 è un anno cruciale per la riforma del sistema finanziario

Per Draghi il 2010 è un anno cruciale per la riforma del sistema finanziario

Posted on 19 mar 2010 at 3:24pm

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel suo intervento al Parlamento europeo come presidente dell’Fsb (Financial Stability Board) ha dichiarato: “La ripresa c’è, ma è disomogenea: fragile in Europa e ancora debole ovunque. Tuttavia nell’ultimo anno le condizioni sui mercati finanziari sono considerevolmente migliorate. Le banche stanno aumentando i finanziamenti, anche se c’è ancora un duro lavoro da fare”. Parole che sottolineano l’ottimismo del governatore, ma che invitano a non abbassare la guardia.

Sempre Mario Draghi ha voluto chiarire che questo è un periodo di transizione, nel quale quasi tutte le banche sono sulla via di risolvere i problemi di finanziamento, ma la loro struttura è ancora piuttosto fragile. Fin dall’inizio della crisi il sistema ha fatto molta strada, e si è indubbiamente rafforzato, e ben presto ritornerà a svolgere un ruolo essenziale per l’economia.

Per il governatore di Bankitalia il 2010 sarà un anno cruciale per la riforma dei mercati finanziari, soprattutto per la regolamentazione centralizzata dei mercati dei derivati, che sembra stare a cuore a molti esponenti dell’economia mondiale. L’obiettivo principale è quello di una maggiore trasparenza sui prodotti derivati. Per quanto riguarda il fallimento delle banche, ancora una volta Draghi ha voluto ribadire la necessità di regole comuni, soprattutto in riferimento al principio “too big to fail”. Sembra ormai consolidata l’idea di base che per ridurre la probabilità di fallimento delle banche e soprattutto il loro impatto sulla collettività sia indispensabile ridurre la dimensioni degli istituti finanziari.

Banca d’Italia: dallo scudo fiscale rimpatriati 85 miliardi di euro

Banca d’Italia: dallo scudo fiscale rimpatriati 85 miliardi di euro

Posted on 17 feb 2010 at 8:33pm

Dalle segnalazioni degli intermediari alla Banca d’Italia, è emersa una raccolta di ben 85,1 miliardi di euro grazie allo scudo fiscale. Da premettere che i dati riguardano le segnalazioni fino al 15 febbraio 2010. Si tratta di cifre molto importanti, che evidenziano la buona riuscita di uno strumento molto discusso e criticato.

La maggioranza dei capitali arriva dalla Svizzera, con 59,9 miliardi di euro di raccolta, seguono a cifre nettamente inferiori, Lussemburgo con 7,3 miliardi, il Principato di Monaco con 4,1 miliardi, San Marino con 3,8 miliardi e Austria con 1,25 miliardi. Circa la metà dei capitali rientrati in Italia arriva soprattutto da depositi in contro corrente. Ben 20,73 miliardi sono invece rientrati da strumenti di debito, 11,98 miliardi da azioni, 6,51 miliardi da altre attività finanziarie, 4,59 miliardi in denaro, 885 milioni sotto forma di immobili ed infine 40 milioni da strumenti derivati. È da ricordare come lo scudo fiscale non abbia riscosso immediatamente un grosso successo, infatti a settembre e ottobre dello scorso anno aveva raccolto cifre irrisorie, mentre un vero decollo c’era stato nei mesi di novembre e dicembre, rispettivamente con 25,18 e 53,26 miliardi di raccolta.

Il dato di raccolta complessivo fornito dalla Banca d’Italia si scontra con il comunicato del ministero dell’Economia, avvenuto il 29 dicembre scorso, che parlava di una raccolta di 95 miliardi. Bankitalia ha riferito che il conteggio del ministero stimava l’importo totale delle regolarizzazioni, e teneva conto anche di quelle operazioni più complesse che prevedono un rimpatrio differito.

Giuseppe Raso

Bollettino della Banca d’Italia: la ripresa sarà debole

Bollettino della Banca d’Italia: la ripresa sarà debole

Posted on 16 gen 2010 at 4:39pm

Dal Bollettino economico della Banca d’Italia si evince un certo pessimismo. Il PIL dopo il drastico calo dello scorso anno, aumenterà dello 0,7% quest’anno, per poi accelerare all’1% nel 2011. Previsioni del 2010 in linea con le indicazioni del governo dello scorso settembre, mentre per il 2011 era stato previsto un +2%. L’Italia sta uscendo dalla recessione, ma la ripresa sarà molto lenta e incerta.

A preoccupare non poco i tecnici di Bankitalia è il fronte disoccupazione, che nel secondo trimestre 2009 ha toccato un tasso del 10,2% sommando i lavori disoccupati a quelli in cassa integrazione e ai cosiddetti “lavoratori scoraggiati”. Il dato ufficiale era del 7,4%. Un totale di un miliardo di ore di cassa integrazione nel 2009, un dato così negativo non si vedeva dal 1970. Consumi a livelli minimi, nei primi nove mesi del 2009 gli acquisti delle famiglie sono diminuiti del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2008. Ma negli ultimi mesi dello scorso anno c’è stato qualche segnale di ripresa dei consumi grazie agli interventi di governo.

L’Italia ha chiuso un 2009 con un deficit del 5,3%, contro il 2,7% del 2008. I conti del sistema Italia sono peggiorati, ma meno dei partner europei. La progressiva uscita dalla crisi porterà anche alla ripresa dell’inflazione, che nel 2009 si è attestata sullo 0,8%. Le stime riportano un tasso d’inflazione dell’1,5% nel 2010 e dell’1,9% nel 2011. Numeri alla mano si prospettano due anni molto difficili, ma dagli ambienti delle politica si continua a ripetere che il peggio è passato.

Giuseppe Raso


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