
Durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha difeso le sue strategie in campo economico. “L’America non è uscita dalla crisi. La ripresa economica è stata dolorosamente e penosamente lenta e il Paese non è ancora al punto in cui dovrebbe essere. L’esecutivo è al lavoro per cercare di migliroare la posizione e la situazione del nostro paese. Il piano di rilancio proposto contribuirà ad accelerare l’occupazione nel breve periodo e a sostenere la crescita nel lungo periodo. L’amministrazione crede nella necessità di tagliare le tasse per la classe media, non per i ricchi. Non abbiamo tempo di stare a giocare. Crediamo nel fatto che le aziende debbano trattare i dipendenti in modo equo, secondo regole base del buon senso. Crediamo negli investimenti che renderanno gli Stati Uniti un Paese più moderno. La nostra strategia per l’economia sta facendo andare il Paese nella giusta direzione. Le politiche del precedente decennio hanno indebolito l’economia”. Il presidente americano ha poi invitato il Congresso a prolungare gli sgravi fiscali alla “middle class”, ossia agli americani con un reddito inferiore ai 200.000 dollari annui, mentre ha sonoramente bocciato la proposta di allargare i tagli delle tasse ai cittadini americani più abbienti. Obama inoltre ha nominato Austan Goolsbee presidente del Council of Economic Advisers.
Pietro Gugliotta

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha parlato alla Casa Bianca ai giornalisti, a proposito della situazione economica americana. “Negli Stati Uniti ci sono ancora troppe imprese in difficoltà - esordisce il presidente americano - ancora troppi americani senza lavoro. L’economia è ancora in fase di crescita, ma non al ritmo di cui ci sarebbe bisogno. E’ necessario tagliare le tasse alle imprese e alla classe media: troppe imprese stanno ancora lottando, troppi americani sono ancora alla ricerca di un lavoro. Quando il Congresso riprenderà i lavori dopo la pausa estiva – ha spiegato Obama – sarà necessario varare nuove leggi in favore delle piccole imprese. Sappiamo che negli ultimi mesi dell’anno scorso il 60 per cento delle perdite di posti lavoro era legato alle piccole imprese. Per questo – prosegue Obama – abbiamo approvato 8 differenti sgravi fiscali per le piccole imprese e lavorato per l’estensione del credito nei loro confronti. Ma dobbiamo fare di più. Il provvedimento che riguarda gli sgravi a favore delle piccole imprese è fermo da mesi in Senato, bloccato da una minoranza che non permette neanche di andare al voto. E’ una cosa insensata. I repubblicani tengono in ostaggio questo provvedimento, a tutto svantaggio della nostra crescita economica. Per questo – conclude Obama – chiedo ai senatori repubblicani di smetterla con l’ostruzionismo”.
Pietro Gugliotta

La sinergia fra Fiat e Chrysler ha portato tantissimi benefici all’azienda automobilistica americana. A dirlo è il presidente americano, Barack Obama, che in una visita all’impianto di Jefferson North a Detroit, ha incontrato Sergio Marchionne. L’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, saluta così Barack Obama, presidente americano. “Siamo onorati dall’avere il presidente con noi oggi. È stato grazie al coraggio delle sue decisioni che Chrysler è stata in grado sopravvivere e crescere a poco più di un anno dalla bancarotta”. Anche Obama ha elogiato il lavoro di Marchionne. “Marchionne sta facendo un grande lavoro. Un anno fa il futuro sembrava essere in dubbio, qualcuno mi ha detto era stupido aiutarvi, ma la nostra strategia era rimettere in carreggiata il settore automobilistico. Abbiamo una lunga strada da fare ma cominciamo a vedere che alcuni importanti decisioni pagano. Quest’industria cresce e diventa più forte, ha creato 55 mila posti di lavoro in un anno, uno studio indipendente attesta che se non avessimo aiutato Chrysler e Gm ne avremmo perduti un milione. Per la prima volta in sei anni tutti e tre i grandi produttori di auto registrano profitti, dunque un settore che torna a crescere”. In occasione dellaa visita del presidente Obama all’impianto di Jefferson North a Detroit è stata presenta la nuova Jeep Grand Cherokee.
Pietro Gugliotta

In vista degli incontri di Toronto del 26 e 27 giugno, quando si riuniranno i leader del G20, il presidente americano Barack Obama si è soffermato sui temi da trattare, in una lettera inviata a tutti i leader che parteciperanno al G20. “La nostra priorità a Toronto è quella di salvaguardare e rafforzare l’economia mondiale. Dobbiamo agire insieme per rafforzare la ripresa. Dobbiamo impegnarci sul fronte delle finanze pubbliche e dobbiamo completare della riforma della finanza. Una debolezza significativa è ancora presente nelle grandi economie e nei Paesi in via di sviluppo. È fondamentale arrivare ad una ripresa in grado di sostenersi da sola che crei i posti di lavoro di cui la gente ha bisogno. Negli incontri del 25-27 giugno dovremo affrontare il problema della stabilizzazione del debito pubblico senza dimenticare la cautela nel terminare i programmi di stimolo all’economia, essenziali in periodi di scarsa attività economica. A Toronto ci incontriamo in un momento di nuova sfida per l’economia globale: dobbiamo agire insieme per rafforzare la ripresa biamo impegnarci a risanare le finanze pubbliche nel medio termine. E dobbiamo completare la riforma del sistema finanziario. La maggiore priorità a Toronto è quella di salvaguardare e rafforzare la ripresa economica: abbiamo lavorato duramente per ripristinare la crescita e non possiamo ora lasciare che perda forza o si fermi. Questo significa che dobbiamo riaffermare la nostra unità di intenti per fornire il sostegno necessario per mantenere forte la crescita economica. Una forte e sostenibile ripresa globale deve essere costruita su una domanda mondiale bilanciata. Significative debolezze esistono fra le economie del G20. Sono preoccupato per la debole domanda del settore privato e la continua forte dipendenza sulle esportazioni di alcuni paesi con già ampi surplus commerciali. Risolvere le incertezze in corso sulla trasparenza dei bilanci delle banche e sull’adeguatezza del loro capitale, soprattutto in Europa, aiuterà a ridurre la volatilità dei mercati finanziari e i costi di finanziamento”.
Pietro Gugliotta

Dopo dieci ore di incontri e negoziati, i ministri finanziari dell’Unione Europea, che erano in riunione a Bruxelles, hanno varato il maxi piano contro la crisi. Questo piano permetterà l’investimento di un fondo di 750 miliardi di euro, e sarà in partecipazione con il Fondo Monetario Internazionale. L’idea è quella di salvare l’euro-zona dagli attacchi della speculazione, e, dopo la crisi della Grecia, evitare altre situazioni di default negli altri paesi Europei.
E’ stato inoltre chiesto un sacrificio maggiore ai paesi della penisola iberica, Spagna e Portogallo, che vengono considerati come i due paesi più a rischio in questo periodo. La Banca Centrale Europa, la BCE, ha comunicato che “acquisterà titoli del debito pubblico e privato nell’Eurozona sul mercato secondario”. La Bce specifica inoltre “che gli acquisti saranno compensati attraverso operazioni di drenaggio della liquidità allo scopo di non alterare la linea di politica monetaria”.
I 750 miliardi di euro, sono messi a disposizione dei Paesi dell’Unione Europa per rafforzare e proteggere la moneta unica: parola del cancelliere tedesco Angela Merkel che ha detto “bisogna rafforzare e proteggere l’euro. L’UE farà tutto quello che è necessario, per continuare a difendere la valuta europea. I Paesi dell’Eurozona devono attaccare i propri problemi alla radice”.
Le Borse Europee hanno risposto in maniera incredibilmente positiva all’immissione di queste grandi cifre economiche, portando rialzi record come dimostra Piazza Affari che riporta il secondo rialzo di sempre dal 1997, con +11,28%. Anche Wall Street ieri ha aperto in maniera positiva, e lo stesso presidente americano Barack Obama ha accolto con parole positive la mossa di rafforzamento dell’Europa, definendola una “risposta forte per dare fiducia ai mercati”.

Nel mese di marzo 2010, l’occupazione negli Stati Uniti e’ aumentata di 162 mila unita, producendo il miglior risultato negli ultimi tre anni. Il dato sarebbe negativo, se si pensa che le attese erano per la creazione di 184 mila posti. Il tasso di disoccupazione e’ però rimasto invariato al 9,7%. I dati sono stati resi noti dal Dipartimento del Lavoro americano. Il presidente americano, Barack Obama ha commentato così i dati appena proposti.
“La strada è ancora lunga per un ripresa dell’occupazione, ma abbiamo iniziato a cambiare pagina. Il governo può creare le condizioni per far si’ che le aziende abbiano successo e tornino ad assumere, creare infrastrutture. E questo è quello che abbiamo fatto. Il peggio della tempesta è passato, davanti abbiamo giorni più splendenti. Per gli Stati Uniti sono stati due anni difficili, abbiamo attraversato il periodo economico peggiore dalla Grande Depressione. Oggi però è un giorno incoraggiante: abbiamo appreso che l’economia ha creato un numero sostanziale di posti di lavoro invece che bruciarne un numero sostanziale. Abbiamo iniziato a voltare pagina - ha spiegato il presidente Usa – a vedere una luce in fondo al tunnel, il peggio della tempesta è passato ma c’è ancora del lavoro da fare per una ripresa del mercato del lavoro: arriviamo da lontano ma la strada e’ ancora lunga. Nel primo trimestre di quest’anno abbiamo creato in media 54.000 posti di lavoro al mese. E l’aumento di marzo è la migliore notizia che riceviamo negli ultimi due anni e più”. Dunque la recessione, l’emorragia americana, forse grazie all’ingresso di Barack Obama, si è fermata.

Il settore auto ha vissuto un 2009 particolare, in cui c’è stata una vera e propria rivoluzione, ancora adesso in atto, che sta modificando gli assetti mondiali. Dal New York Times arriva la notizia di un incredibile sorpasso in termini vendite della Cina ai danni degli Stati Uniti. Secondo le stime della società di consulenza J.D. Power Associates le auto vendute in Cina sono 12 milioni, contro i 10 milioni di veicoli piazzati in USA. Un duro colpo per il tessuto produttivo statunitense, che nonostante un sforzo non indifferente del governo, ha visto la chiusura di più di 1.500 concessionari.
Un anno da dimenticare se si pensa che il 1 giugno 2009 Barack Obama annunciò la bancarotta di General Motors, facendo così perdere alla casa statunitense prestigio e credibilità. Già nel 2006 aveva passato lo scettro di maggior costruttore del pianeta alla Toyota. I ritmi della Cina fanno paura, le vendite 2009 segnano un +40% rispetto al 2008, il mercato interno è la vera linfa vitale, e intanto le case automobilistiche cinesi fanno shopping all’estero portandosi a casa marchi prestigiosi.
Stesso discorso per l’India, 1,9 milioni di auto vendute nel 2009, capacità produttiva delle fabbriche più che raddoppiata dal 2004, shopping di grandi marchi all’estero e come obiettivo 2016 la vendita di 6 milioni di veicoli. Se il Giappone sembra non riuscire a risollevarsi, l’Europa risponde ai paesi emergenti con vendite aggregate di 14,5 milioni di veicoli nei 15 paesi dell’UE. Il Vecchio Continente non sembra voler cedere il passo.
Giuseppe Raso

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama intervenendo al Brooking Institution, ha illustrato le iniziative che intende attuare per il rilancio del mercato del lavoro, avvertendo però che la strada è ancora lunga. Per Obama è una priorità aiutare gli americani che hanno perso il lavoro (circa sette milioni), sostenendo le aziende con politiche mirate. Secondo le stime del capo della maggioranza alla Camera, Steny Hoyer, i costi del piano per l’occupazione si aggirerebbero sui 100 miliardi di dollari.
Tre aree per il rilancio: infrastrutture, piccole imprese ed energia. In USA sono previsti ingenti investimenti nel settore lavori pubblici, autostrade, ponti e ferrovie. Le piccole e medie imprese saranno aiutate soprattutto dal punto di vista fiscale, ad esempio con sgravi su assunzioni. Previsti inoltre nuovi incentivi per coloro che investiranno in tecnologie verdi per le proprie case, per incrementare l’efficienza energetica e al tempo stesso aiutare i consumatori a risparmiare. Il tentativo è quello di ripetere il successo del programma di incentivi alla rottamazione di auto.
I fondi Tarp (Troubled asset relief program) saranno utilizzati con un occhio di riguardo alla creazione di nuovi posti di lavoro e al taglio del deficit. Obama ha confermato l’obiettivo di ridurre a metà il deficit ereditato dalla passata amministrazione. I conti pubblici sono il vero fardello dell’economia americana secondo Moody’s, che non esclude il rischio di declassamento di rating (oggi tripla A).
Intanto il mercato del lavoro americano sembra dare segnali confortanti, il tasso di disoccupazione è diminuito, e i datori di lavoro hanno ridotto i tagli. Nel novembre 2009 negli Usa si sono persi 11.000 posti di lavoro (la previsione di novembre era un pessimistico -130.000), contro un calo di 111.000 posti di ottobre. Il tasso di disoccupazione è sceso dell’0,2% rispetto al mese precedente. Ovvio, non sono dati da boom economico, ma bastano per disperdere del sano ottimismo all’economia americana.
Giuseppe Raso