
Il 3 gennaio 2011 è stato un giorno da ricordare, sia per la Fiat che per la Borsa Italiana: infatti è stato il giorno d’esordio dello spinoff del titolo della casa del Lingotto, che ha visto dunque sul listino di Piazza Affari la quotazione dei due titoli: Fiat Spa e Fiat Industrial. E l’esordio è stato molto positivo: Fiat Industrial ha chiuso le contrattazioni del primo giorno del 2011 facendo segnare un + 3.05%, arrivando a 9 euro netti. Molto bene anche Fiat Spa, che a fine seduta ha guadagnato il 4.91%, attestandosi a 7.02 euro: a fine seduta è stato il miglior titolo del paniere principale della Borsa di Milano. Entrambi i titoli di casa Fiat sono stati quotati sul Ftse mib, per un valore complessivo di partenza pari a 16 euro. Molto soddisfatto per l’avvio in Borsa, Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat. “Abbiamo il dovere di stare al passo con i tempi e di valorizzare tutte le nostre attività. Di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato non potevamo più continuare a tenere insieme settori che non hanno nessuna caratteristica economica e industriale in comune. Questo è un momento molto importante per la Fiat, perché rappresenta allo stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza”.
Pietro Gugliotta

Bilancio nero per Piazza Affari nei primi sei mesi dell’anno 2010. Spinta dalla corrente della crisi del debito, anche la Borsa Italiana ha perso molti punti, bruciando addirittura un quinto del suo capitale. Infatti sono stati ben 90 miliardi, il valore in perdita di Piazza Affari da gennaio a giugno 2010. Una cifra molto alta che mette Milano fra le peggiori borse europee: in Europa solo Atene (-38,7%) e Madrid (-23,8%) hanno fatto peggio di Milano. Scendendo nel dettaglio, alla fine di venerdì, ultimo giorno della settimana “borsistica”, il Ftse Mib, l’indice dei titoli a maggiore capitalizzazione, aveva perso il 19%, mentre il Ftse All Share, che raccoglie tutte le società quotate, aveva ceduto il 18%, dato totale nei primi sei mesi dell’anno.
Il resto d’Europa non sorride ma riesce a mantenere i cali in maniera più contenuta, come dimostrano i dati Londra (-12%), Parigi (-16,6%) e soprattutto Francoforte (-3,5%). Se poi pensiamo che mercati in grossa crisi, listini di Stati come il Portogallo e l’Irlanda hanno dei valori inferiori a quelli dell’Italia, capiamo che c’è qualcosa che non quadra: infatti la borsa di Lisbona perde il 17,7% e quella di Dublino addirittura perde l’8,2%. L’unico mercato europeo che possiamo dire non paga la crisi, anzi è in attivo, è quello di Stoccolma, con il +2% nei primi sei mesi dell’anno 2010: un dato in controtendenza che non basta sollevare gli animi dell’Europa.

Il fatto principale è successo circa due mesi fa, quando intorno al 20 gennaio furono tolte le deleghe sul post-trading dalla supervisione di Massimo Capuano, e a affidate a Kevin Milne. Proprio il post-trading, è da sempre ritenuto il fiore all’occhiello di Borsa Italiana, per la sua efficienza ed economicità, senza pari in Europa.
Ora sono arrivate le dimissioni formali di Capuano da deputy ceo del London stock exchange (Lse), che in fondo erano nell’aria, in quanto non era stato promosso alla guida di Lse in occasione dell’addio di Carla Furse. Al suo posto è stato nominato Raffaele Jerusalmi, una figura di molto peso all’interno di Borsa spa, ed è l’attuale responsabile del capital market di Lse, ossia del 50% dei ricavi del gruppo della Borsa di Londra.
Tale situazione non fa altro che peggiorare lo scenario di vertice per quanto riguarda l’Italia, che dall’inizio della fusione con Londra, non ha fatto altro che perdere posizioni di rilievo e di prestigio. Capuano nelle sue dichiarazioni ha voluto gettare acqua sul fuoco, ha infatti continuato a difendere la scelta della fusione con Londra, che secondo lui ha permesso di fare di Borsa Italiana un gruppo forte per il paese.