
Importante notizia quella che è arrivata sul finire della scorsa settimana da Bruxelles, dove i 27 paesi dell’Unione Europea si erano riuniti. E’ stato deciso all’unanimità di cambiare l’articolo 136 del trattato di Lisbona: adesso i 16 paesi dell’Area Euro potranno aiutarsi fra di loro con un meccanismo di stabilità che verrà attivato solo se indispensabile. Si aggiungerà ai 16 paesi un diciassettesimo stato: a gennaio arriverà nell’Area Euro anche l’Estonia. “Gli stati membri che hanno come divisa l’euro possono creare un meccanismo di stabilità da attivare se indispensabile a preservare la stabilità dell’euro nel suo complesso. La concessione di ogni aiuto finanziario richiesto nell’ambito del meccanismo verrà effettuata in subordine a condizioni severe” si legge nella nota emessa dall’UE al termine dell’incontro. Ma all’interno di questo incontro, è giunta un’altra importante notizia: arriva il primo si di Bruxelles agli Eurobond. Nei giorni scorsi alcuni europarlamentari e ministri economici (come Tremonti) avevano proposto l’istituzione di bond europei: il Parlamento Europeo ha dato una apertura a questo progetto, a patto che venga presentata una proposta praticabile, con valutazioni sull’impatto che gli Eurobond potrebbero avere sui bilanci nazionali e sui mercati in generale. Martin Schulz, capogruppo dei socialdemocratici, ha chiesto una accelerazione maggiore al processo degli Euro Bond. “Il Parlamento – ha commentato Schulz - ha chiesto chiaramente ai leader Ue di agire sul tema degli Eurobond. L’obiettivo deve essere quello di discutere della questione al prossimo Consiglio europeo di primavera, normalmente dedicato alle questioni economiche”.
Pietro Gugliotta

Dopo dieci ore di incontri e negoziati, i ministri finanziari dell’Unione Europea, che erano in riunione a Bruxelles, hanno varato il maxi piano contro la crisi. Questo piano permetterà l’investimento di un fondo di 750 miliardi di euro, e sarà in partecipazione con il Fondo Monetario Internazionale. L’idea è quella di salvare l’euro-zona dagli attacchi della speculazione, e, dopo la crisi della Grecia, evitare altre situazioni di default negli altri paesi Europei.
E’ stato inoltre chiesto un sacrificio maggiore ai paesi della penisola iberica, Spagna e Portogallo, che vengono considerati come i due paesi più a rischio in questo periodo. La Banca Centrale Europa, la BCE, ha comunicato che “acquisterà titoli del debito pubblico e privato nell’Eurozona sul mercato secondario”. La Bce specifica inoltre “che gli acquisti saranno compensati attraverso operazioni di drenaggio della liquidità allo scopo di non alterare la linea di politica monetaria”.
I 750 miliardi di euro, sono messi a disposizione dei Paesi dell’Unione Europa per rafforzare e proteggere la moneta unica: parola del cancelliere tedesco Angela Merkel che ha detto “bisogna rafforzare e proteggere l’euro. L’UE farà tutto quello che è necessario, per continuare a difendere la valuta europea. I Paesi dell’Eurozona devono attaccare i propri problemi alla radice”.
Le Borse Europee hanno risposto in maniera incredibilmente positiva all’immissione di queste grandi cifre economiche, portando rialzi record come dimostra Piazza Affari che riporta il secondo rialzo di sempre dal 1997, con +11,28%. Anche Wall Street ieri ha aperto in maniera positiva, e lo stesso presidente americano Barack Obama ha accolto con parole positive la mossa di rafforzamento dell’Europa, definendola una “risposta forte per dare fiducia ai mercati”.

In Europa il problema delle pensioni è molto sentito un po’ ovunque, in Francia si avverte già da tempo la necessità di innalzare l’età pensionabile, Zapatero in Spagna lotta contro i sindacati per ritoccare il sistema pensionistico, per non parlare poi della Grecia in piena crisi. Dal vertice europeo straordinario di Bruxelles, il premier Berlusconi evidenzia l’urgenza di intervenire. A margine del vertice dedicato agli aiuti alla Grecia, in difficoltà a livello di conti pubblici, Silvio Berlusconi ha dichiarato: “Le pensioni pesano sempre più sui bilanci di tutti gli Stati e al vertice europeo ho posto il problema dell’età pensionabile”.
Sia in Francia che in Grecia, recenti sondaggi mostrano come la maggior parte dei cittadini voglia mantenere l’età pensionabile a 60 anni. Contro l’innalzamento dell’età pensionabile inoltre ci sono anche sindacati ed opposizione, dunque intervenire diviene molto complicato. Secondo “Le Figaro”, Sarkozy toccherà l’argomento in parlamento solo dopo le regionali di fine marzo.
In Spagna, Zapatero è stato sommerso da critiche, ma il vicepremier Elena Salgado ha lasciato intendere che se non ci sarà l’innalzamento dell’età pensionabile, probabilmente per mantenere l’attuale livello di welfare saranno costretti ad aumentare le tasse. In Italia, in una relazione della Corte dei Conti, si evince che i conti dell’Inps tornano, ma nel medio-lungo periodo il sistema potrebbe non reggere. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha però dichiarato che il sistema pensionistico italiano è al riparo da pericoli di non sostenibilità.
Giuseppe Raso

Il mercato mondiale ormai invaso da merci cinesi a prezzi stracciati sta portando i vari governi a correre ai ripari, e i dazi doganali risultano ad oggi il mezzo più efficace per proteggere la propria produzione interna. È stata approvata dal Consiglio UE la proposta della Commissione europea riguardante la proroga per 15 mesi delle misure antidumping sulle calzature di cuoio “Made in China” e “Made in Vietnam”. Il termine dumping indica, una procedura di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero (in questo caso quello dell’Unione Europea) ad un prezzo inferiore a quello di vendita del medesimo prodotto sul mercato d’origine.
La misura entrerà in vigore dal 3 gennaio, naturale scadenza dell’attuale regime di tariffe antidumping. I dazi erano stati introdotti già nel 2006 per la durata due anni, ma su pressione dell’industria lo scorso anno Bruxelles ha deciso di prolungarli per una sorta di riesame. L’esecutivo comunitario in una sua indagine resa pubblica qualche settimana fa, ha stabilito che nonostante le tariffe, le calzature cinesi e vietnamite continuano ad essere vendute in regime di dumping, causando notevoli danni ai produttori europei.
Sempre dall’Indagine UE è emerso che comunque le misure protezionistiche non hanno evidenziato effetti dannosi sui consumatori, che i prezzi al consumo hanno mostrato una certa stabilità e che i profitti seppur inferiori, risultano sempre positivi per le industrie di calzature europee.
Nello specifico le tariffe che partiranno dal 2010 saranno del 16,5% per le scarpe cinesi e del 10% per le scarpe vietnamite, e rimarranno in vigore sino all’aprile 2011, giusto il tempo di permettere il completamento del processo di adeguamento e ristrutturazione del settore calzature, che in tanti definiscono già a buon punto. Vi è comunque la possibilità di prolungamento delle misure per un massimo di cinque anni.
Giuseppe Raso