
Dal Rapporto sulla Cig del 2009, a cura dell’osservatorio sulla cassa integrazione del dipartimento settori produttivi della Cgil, emerge un quadro sconcertante. Dall’ottobre 2008 al dicembre 2009, il totale ore di cassa integrazione ha superato quota 1 miliardo. Il 2009 è stato l’anno critico, con oltre 918 milioni di ore, ben il 311% in più del 2008.
A livello regionale è possibile notare come sia la Lombardia la regione con il più elevato ricorso alla cassa integrazione ordinaria, ben 182 milioni di ore per un aumento del 627%, a seguire l’Emilia Romagna (+813%) e l’Abruzzo (+618%). La segretaria confederale della Cgil, Susanna Camuso, ha evidenziato come la Cig sia stato un ottimo strumento di contenimento degli effetti della crisi sull’occupazione, per tale motivo è di fondamentale importanza prolungare i massimali della cassa integrazione ordinaria per fermare i licenziamenti. Per la dirigente la crisi non è affatto superata, facendo notare come la lieve ripresa corrisponda soprattutto ad un aumento degli ordinativi e non degli investimenti. Un incremento deciso di questi ultimi darebbe un bel segnale al mercato del lavoro.
La cassa integrazione ha coinvolto più di un milione di individui con un ammanco totale nelle loro tasche di oltre 3 miliardi e 300 milioni di euro. In media ogni lavoratore, in riferimento ad un periodo di 25 settimane, ha perso oltre 3.000 euro.
Giuseppe Raso

Finmeccanica dopo un 2009 difficile, ma con risultati oltre le stime, prevede un 2010 non migliore. I ricavi sostanzialmente rimarranno invariati, ma utile operativo e flussi di cassa subiranno un decremento, e 1.500 lavoratori rischieranno la cassa integrazione. I principali settori interessati sono quello aeronautico, trasporti e elettronico. Prospettive un po’ più rosee per l’anno 2011, nel quale i margini dovrebbero tornare ai livelli pre-crisi.
Francesco Guarguaglini, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, ha fatto sapere che il rallentamento delle commesse dal mercato domestico e occidentale sarà compensato con i mercati emergenti. Sembrano non esserci più dubbi sulla chiusura di diverse trattative, tra le quali, quelle con gli Emirati Arabi Uniti per 48 aerei militari da addestramento M346, e con la Lombardia per l’alta velocità.
Le società nelle quali si è cominciato a parlare di riorganizzazione aziendale sono l’Ansaldo Breda (Treni), l’Alenia Aeronautica (aerei) e Ansaldo Energia (settore elettronica per la difesa). Il futuro di quest’ultima sarà deciso entro marzo, quando avverrà l’ingresso in Borsa e la cessione di una quota ad un partner industriale per avere sbocchi in nuovi mercati. Il direttore finanziario, Alessandro Pansa, ha riferito che a livello di settore, le iniziative prese per ridurre i costi e migliorare l’efficienza si faranno sentire nel 2011, quando ci sarà un ritorno alla crescita dei margini.
Giuseppe Raso

Dal Bollettino economico della Banca d’Italia si evince un certo pessimismo. Il PIL dopo il drastico calo dello scorso anno, aumenterà dello 0,7% quest’anno, per poi accelerare all’1% nel 2011. Previsioni del 2010 in linea con le indicazioni del governo dello scorso settembre, mentre per il 2011 era stato previsto un +2%. L’Italia sta uscendo dalla recessione, ma la ripresa sarà molto lenta e incerta.
A preoccupare non poco i tecnici di Bankitalia è il fronte disoccupazione, che nel secondo trimestre 2009 ha toccato un tasso del 10,2% sommando i lavori disoccupati a quelli in cassa integrazione e ai cosiddetti “lavoratori scoraggiati”. Il dato ufficiale era del 7,4%. Un totale di un miliardo di ore di cassa integrazione nel 2009, un dato così negativo non si vedeva dal 1970. Consumi a livelli minimi, nei primi nove mesi del 2009 gli acquisti delle famiglie sono diminuiti del 2,1% rispetto allo stesso periodo del 2008. Ma negli ultimi mesi dello scorso anno c’è stato qualche segnale di ripresa dei consumi grazie agli interventi di governo.
L’Italia ha chiuso un 2009 con un deficit del 5,3%, contro il 2,7% del 2008. I conti del sistema Italia sono peggiorati, ma meno dei partner europei. La progressiva uscita dalla crisi porterà anche alla ripresa dell’inflazione, che nel 2009 si è attestata sullo 0,8%. Le stime riportano un tasso d’inflazione dell’1,5% nel 2010 e dell’1,9% nel 2011. Numeri alla mano si prospettano due anni molto difficili, ma dagli ambienti delle politica si continua a ripetere che il peggio è passato.
Giuseppe Raso

Il presidente dell’Abi, Corrado Fissola, ha annunciato che entro gennaio sarà attivata la sospensione dei mutui per quelle famiglie che si trovano in difficoltà finanziarie. Nello specifico, coloro che potranno richiedere la sospensione del mutuo saranno le persone che hanno subito eventi sfavorevoli nell’ultimo periodo, come ad esempio la cassa integrazione, la perdita del posto di lavoro o la morte di uno dei componenti del nucleo familiare percettore di reddito di sostegno della famiglia.
Le associazioni Federconsumatori e Adusbef, hanno appreso con molta soddisfazione la notizia della moratoria, che secondo loro porterà benefici ai 400 mila nuclei familiari che navigano in cattive acque. In ogni caso mancano solo i dettagli, che l’Abi sta discutendo con le associazioni dei consumatori.
Sembra che la sospensione riguarderà soltanto prestiti non superiori ai 120 mila euro, un tetto che comunque potrebbe essere rivisto al rialzo su pressione delle associazioni dei consumatori. In un primo momento era stato fissato a 100 mila euro. Il prestito oggetto della moratoria dovrà riguardare l’acquisto per l’abitazione principale del nucleo familiare, oppure la costruzione e ristrutturazione della casa. La sospensione avrà la durata di 12 mesi, e ne potranno usufruire le persone fisiche. Non rientrano nei benefici le morosità iniziate prima della perdita dell’impiego o della cassa integrazione, ed i finanziamenti con durata inferiore ai 5 anni. La moratoria non prevede interessi di mora per il periodo di sospensione. Da risolvere ancora alcune questioni riguardanti gli interessi sulle rate sospese, l’indirizzo delle associazioni dei consumatori è quello del limite massimo del 10% di aumento per gli interessi sulle rate.
Giuseppe Raso