
La numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, attacca duramente l’articolo 18. Secondo la Marcegaglia infatti, il reintegro del lavoratore licenzia è una anomalia del sistema italiano. “Il reintegro esiste formalmente anche altrove in Europa, ma sostanzialmente non viene usato. In alcuni paesi viene utilizzato solo in caso di licenziamento discriminatorio, come, ad esempio, previsto in Francia” chiarisce la Marcegaglia, che poi racconta come è andato l’incontro col Ministro Fornero. “Con il ministro abbiamo discusso i dati di questo documento. uello di oggi era un confronto, come è successo con altre parti sociali, una riflessione sulle idee. Sarebbe fondamentale arrivare a un accordo intelligente, utile sul mercato del lavoro, da parte nostra c’è la massima volontà di lasciare fuori dal tavolo ideologie, di essere molto responsabili e molto seri” conclude la leader degli industriali italiani. La stessa Marcegaglia, intervistata al termine dell’incontro col ministro Fornero, torna ad approfondire la questione sull’articolo 18. “Sulla flessibilità in entrata siamo in linea con gli altri Paesi dell’Unione Europea, sul tema degli ammortizzatori sociali ci sono solo alcune modifiche da fare, ma il sistema ha funzionato” chiarisce, ma il suo attacco precedente non è passato inosservato, ed ha provocato la reazione un po’ stizzita delle parti sociali. Sul profilo Twitter di Cgil, si legge un messaggio piuttosto polemico. “Come si fa a dire che l’art. 18 è anomalia? Solo Confindustria, contro ogni evidenza, sostiene che non c’è eccesso di flessibilità in entrata. Ma per caso Confindustria ha intenzione di far fallire la trattativa con il governo?”. Un messaggio molto importante e chiaro, che adombra la possibilità di far saltare il tavolo col governo.
Pietro Gugliotta

E’ una Susanna Camusso molto agguerrita quella intervistata dal Corriere della Sera: la leader di Cgil infatti non ha gradito le misure approvate nella Manovra del Governo Monti. E’ in arriv dunque la prima spaccatura fra Governo e Sindacati. “La situazione era ed è grave, ma la ricetta giusta non è quella di Monti, perchè grava sui soliti noti, chi ha un reddito Irpef dichiarato, in genere medio basso” spiega la Camusso. Secondo il leader di Cgil, questa manovra impoverisce chi ha un reddito medio-basso, una categoria che solitamente non si sottrae al Fisco. Ma cosa avrebbe fatto la Camusso al posto di Monti? “Avremmo introdotto forme serie di prelievo sulle grandi ricchezze e non misure così leggere che rasentano la trasparenza. Avremmo messo un sano tetto alle retribuzioni più alte e alla pluralità di incarichi pubblici e cumuli multipli tra stipendi e pensioni d’oro. E avremmo fatto cose più incisive sull’evasione, solo per fare qualche esempio” risponde la Camusso. La numero uno della Cgil non smentisce le voci su possibili nuovi scioperi: in questo contesto infatti non è una soluzione da escludere, si valuterà – spiega Susanna Camusso – insieme a Cisl e Uil. Fra le ultime domande rivolte alla Camusso, c’è quella sul futuro: la leader Cgil chiede una nuova manovra, rivolta più alla crescita, dato che in questa appena approvata non ci sono segnali positivi per il mercato del lavoro e non c’è una reale spinta alla crescita di questo paese.
Pietro Gugliotta

C’è amarezza da parte dei sindacati all’indomani dalla presentazione della manovra economica del Governo Monti. Le misure relative alle pensioni non sono state apprezzate dalle organizzazioni sindacali: possiamo dire che il premier Monti è riuscito a compattare tutte le sigle sindacali. Ed infatti il coro dei “no” vede tutte le associazioni sindacali compatte: si parte da Raffaele Bonanni, leader della Cisl. “La manovra grava solo su lavoratori e pensionati. Noi chiediamo che l’economia sia ravvivata da un minimo di spesa pubblica e dai consumi”, spiega Bonanni. “Si fa cassa sui poveri del Paese. Si interviene su redditi e consumi, ampliando gli effetti recessivi” gli fa eco il segretario generale Cgil, Susanna Camusso. Anche Luigi Angeletti, Uil, è tutt’altro che soddisfatto da questa manovra. “La manovra colpirà soprattutto le donne che non hanno una contribuzione regolare e negli ultimi anni quando avranno una contribuzione più regolare saranno colpite dal contributivo. Sorvolando sull’equità il governo ha puntato a far cassa” chiosa Angeletti. Tutte le associazioni sindacali sono concordi nell’affermare la volontà di scendere in piazza per protestare contro queste misure: lunedì 12 dicembre è stato proclamato uno sciopero, con modalità differenti. La Cgil infatti sciopererà per 4 ore, mentre Uil e Cisl proclamano una astensione dal lavoro di due ore, sempre per la stessa giornata.
Pietro Gugliotta

La Cgil è scesa in piazza a fianco dei pensionati in occasione della manifestazione nazionale che si sta tenendo a Roma. Infatti pensionati e pensionate d’Italia si sono dati appuntamento alle ore 10 in Piazza del Popolo a Roma, per “Nessun Dorma“, contro “le politiche del governo” e contro la “macelleria sociale” in tema di welfare, sanità e previdenza. “Questo governo proprio non va, la prospettiva di questo Paese si potrà riaprire solo quando riusciremo a fare l’unico licenziamento ammissibile: quello di questo governo” esordisce Susanna Camusso, che poi scende nel dettaglio parlando di licenziamenti. “Il governo sappia che un sindacato contrasterà sempre i licenziamenti. Su questo punto non incontrerà mai il giudizio positivo delle organizzazioni sindacali. Un sindacato lavora per l’occupazione, non per l’opposto. Non ho mai trovato un Paese in cui per crescere bisogna licenziare. Il governo deve dirci se ha intenzione di ridurre gli ammortizzatori sociali come noi sospettiamo che abbia intenzione di fare” spiega il leader della Cgil. In ogni caso, la Camusso ha frenato sulla possibilità di avviare uno sciopero insieme a Uil e Cisl. Nei prossimi giorni si terrà un incontro fra il leader Cgil e il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, proprio per cercare un riavvicinamento fra la Cgil e il blocco Cisl-Uil.
Pietro Gugliotta

La Cgil ha pubblicato il nuovo dettaglio relativo all’utilizzo della cassa integrazione nel mese di settembre. I dati mostrano un netto aumento della cig: infatti la richiesta di ore di cassa integrazione è aumentata di quasi il 50%. A settembre sono state registrate ben 83.563.081 ore di cassa integrazione, con un aumento del 47.25% rispetto al mese precedente, ossia agosto. Prendendo in esame il periodo gennaio-settembre 2011, notiamo come le ore di cassa integrazione richieste nei primi nove mesi del 2011 siano inferiori del - 20.91% rispetto ai primi mesi del 2010. Passando ad una ripartizione geografica, scopriamo come è il Nord ad avere la maggior parte delle richieste di cassa integrazione, ma anche il Sud Italia sta aumentando la propria quota di ore di cig: la regione del Nord con più ore di cassa integrazione è la Lombardia, mentre al Sud è la Campania. “La richiesta di ore è cresciuta azzerando la riduzione registrata nei tre mesi precedenti e mettendo a segno la quarta richiesta più alta dell’anno in corso” si legge nel comunicato Cgil. Chieste il numero delle ore, ma cresce anche il numero delle aziende che richiede la cassa integrazione: +8% rispetto ai primi nove mesi del 2010. Le motivazioni? La crescita è dovuta a “motivi legati strettamente alla crisi economica” spiega la Cgil. Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, evidenzia questi dati, aggiungendo che “tali numeri dovrebbero limare gli entusiasmi del governo sulla produzione industriale di agosto”.
Pietro Gugliotta

Oggi, martedì 6 settembre, la Cgil scende in piazza per manifestare il dissenso alla manovra finanziaria del Governo. Uno sciopero molto discusso, anche dalle altre sigle sindacali, che porterà una astensione dal lavoro di otto ore, con modalità differenti per i trasporti. Diverse le manifestazioni in tutta Italia: aprirà Roma, con un corteo che partirà alle ore nove, arrivando intorno alle undici davanti al Colosseo, dove parlerà il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. A Milano la manifestazione si terrà in Piazza Duomo, a parlare ci sarà il segretario confederale Fulvio Fammoni, mentre a Napoli, il corteo si concluderà in Piazza Mancini ed interverrà Vincenzo Scudiere, in conclusione a Torino ci sarà il comizio di Danilo Barbi a Piazza San Carlo. Questi i cortei e le manifestazioni principali. Lo sciopero è stato appoggiato da Sel ed Idv, mentre le sigle sindacali Cisl e Uil non hanno ritenuto opportuno aderire. Problemi per chi viaggia: aerei, navi, treni e autobus sono a forte rischio. Infatti per quanto riguarda il trasporto aereo, lo sciopero durerà dalle 10 alle 18, mentre gli impiegati del mondo ferroviario si fermeranno dalle 9 alle 17. Partenze ritardate di otto ore per navi e traghetti, anche gli autisti di camion e il personale Anas si asterrà da lavoro. Diverse le modalità dello sciopero dei trasporti locali: bus, metro e tram si fermeranno ad orari diversi nelle principali città italiane:
- Milano, dalle 18 a fine turno
- Roma e Napoli, dalle 9 alle 17
- Bologna, dalle 19.30 a fine turno
- Torino, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18
- Firenze dalle 16 a fine turno
- Palermo dalle 8.30 alle 17.30.
Pietro Gugliotta

L’ultimo report Istat sull’occupazione non lascia spazio all’ottimismo: infatti a giugno anche il settore delle grandi imprese ha visto ridurre il numero degli occupati, dello 0.1% rispetto a maggio 2011, mentre il calo è più ampio rispetto a giugno 2010, ossia lo 0.6%. Il dato è al loro della cassa integrazione, al netto della cig la percentuale sarebbe pressochè invariata rispetto a maggio 2011, mentre in flessione dello 0.2% rispetto a dodici mesi fa. Calano anche le retribuzioni: a giugno le retribuzioni lorde per ora lavorata, scendono dello 0.9% rispetto a maggio, mentre rispetto a giugno 2010, la retribuzione aumenta dello 0.1%. I dati preoccupano e non poco i sindacati: Cisl e Cgil sono concordi nell’affermare che il Governo debba prendere atto de dati elaborati dall’Istat e dare una scossa al mercato del lavoro. Questo il pensiero di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. “Il dato di giugno nelle grandi imprese conferma la tendenza alla depressione dell’occupazione. La produzione ristagna o cala e il lavoro è il primo a pagarne le conseguenze in calo di occupazione, di meno ore lavorate e di minor salario”. Gli fa eco Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, che parla di dati estremamente preoccupanti. “Confermano il protrarsi della crisi e rendono necessari incentivi all’occupazione, per favorire innanzitutto il reimpiego dei lavoratori in Cig, per sostenere nuove assunzioni dando immediata attuazione al credito d’imposta al Sud ed alla nuova legge sull’apprendistato”.
Pietro Gugliotta

La riunione dello stato generale della Cgil ha prodotto la seguente decisione: martedì 6 settembre ci sarà lo sciopero generale di otto ore, con manifestazioni che saranno articolate a livello regionale. Lo sciopero viene indetto per protestare contro la manovra economica varata dal Governo nelle scorse settimane. “La protesta è contro e per cambiare la manovra iniqua e sbagliata del governo” si legge nel comunicato di Corso d’Italia. Ma c’è una netta spaccatura fra i sindacati: infatti il leader della Uil, Luigi Angeletti non sembra entusiasta dell’idea. “Siamo di fronte all’ennesimo sciopero generale proclamato dalla Cgil in solitaria: non produrrà alcun effetto se non di far perdere un pò di soldi ai lavoratori. Sarebbe invece necessario esercitare una pressione nei confronti delle forze parlamentari perchè apportino tutte quelle modifiche che abbiamo chiesto, insieme alle altre parti sociali, al fine di rendere la manovra più equa ed efficace”. Sciopero ovviamente bocciato dalle parti del Governo: Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, ha sottolineato come uno sciopero in questo momento sia contraddittorio e ingiustificabile, mentre Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, ha definito lo sciopero come una prova straordinaria di irresponsabilità. Stesso pensiero condiviso da John Elkann, presidente della Fiat, che dal palco del meeting di Comunione e Liberazione, ha spiegato come questo non sia il momento di pensare agli scioperi, aggiungendo che in questo momento bisognerebbe fare fronte comune per risolvere tutti i problemi.
Pietro Gugliotta

L’Osservatorio Cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil ha elaborato i dati del mese di aprile riguardo il mondo della cassa integrazione. Sono circa 460 mila i lavoratori interessati da questo provvedimento, per un totale di 92 milioni di ore registrate: se analizziamo bene i dati, scopriremo che poco meno di 160 mila persone sono interessate dal provvedimento di cassa integrazione in deroga. I tagli dei salati – causati dalle varie tipologie di cassa integrazione – sono costati circa 1 miliardo e 250 milioni di euro, pari a 2.600 euro in meno in busta paga. I dati rispecchiano un andamento positivo: infatti prendendo in esame il dato delle ore di cassa integrazione di marzo, si scoprirà come ad aprile c’è stato un calo pari al 10%.1, un calo molto significativo se pensiamo che a marzo c’era stato un aumento del 45.1% rispetto al mese di febbraio 2011. Prendendo in esame il periodo gennaio-aprile, paragonandolo con il periodo omologo dell’anno precedente, si scopre come il 2011 sia stato un anno nettamente più positivo: infatti le ore di Cassa integrazione sono diminuite del 21.4% rispetto al periodo gennaio-aprile 2010. Dal punto di vista strettamente geografico, possiamo dire che il maggior uso di ore di cassa integrazione spetta al Nord, con la Lombardia che offre 80.589.376 ore registrate lo scorso mese.
Pietro Gugliotta

In vista dello sciopero generale del 6 maggio, l’organizzazione sindacale Cgil ha avuto una idea: ricavare un fondo di circa 18 miliardi di euro, da una particolare entrata extra. Si tratterebbe di una tassa, che andrebbe a colpire il 5% degli italiani, ossia la fascia più ricca. L’idea in verità non è del tutto originale, ma si ispira al sistema francese: in Francia infatti c’è una imposta a carico delle famiglie che hanno un reddito superiore agli 800 mila euro. In Italia – confermata la soglia – dovrebbe esserci una tassazione dell’1% a carico della famiglia che supera quella soglia. Secondo la Cgil, la tassa “colpirebbe solo il 5% più ricco e ricchissimo della popolazione italiana e che non toccherebbe nessun altro ceto e reddito. Sarebbero infatti soggette a tale imposta tutte le famiglie la cui ricchezza complessiva, mobiliare e immobiliare, superi gli 800 mila euro l’anno al netto dei mutui e delle altre passività finanziarie”. Secondo i calcoli Cgil, questa mossa potrebbe generare un gettito di circa 18 miliardi di euro, ma non è tutto: infatti questa tassa non andrebbe a intaccare i proprietari di case, dato che verrebbero tassati solo coloro che superano un reddito superiore agli 800 mila euro, e non chi ha una ricchezza totale che supera quella soglia. “Allo stesso tempo, ne sarebbero esclusi tutti coloro che, pur essendo proprietari di una o più abitazioni, nonché depositi in conto corrente, titoli di Stato o altre obbligazioni, non raggiungano il limite indicato”.
Pietro Gugliotta