
Oggi, martedì 6 settembre, la Cgil scende in piazza per manifestare il dissenso alla manovra finanziaria del Governo. Uno sciopero molto discusso, anche dalle altre sigle sindacali, che porterà una astensione dal lavoro di otto ore, con modalità differenti per i trasporti. Diverse le manifestazioni in tutta Italia: aprirà Roma, con un corteo che partirà alle ore nove, arrivando intorno alle undici davanti al Colosseo, dove parlerà il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. A Milano la manifestazione si terrà in Piazza Duomo, a parlare ci sarà il segretario confederale Fulvio Fammoni, mentre a Napoli, il corteo si concluderà in Piazza Mancini ed interverrà Vincenzo Scudiere, in conclusione a Torino ci sarà il comizio di Danilo Barbi a Piazza San Carlo. Questi i cortei e le manifestazioni principali. Lo sciopero è stato appoggiato da Sel ed Idv, mentre le sigle sindacali Cisl e Uil non hanno ritenuto opportuno aderire. Problemi per chi viaggia: aerei, navi, treni e autobus sono a forte rischio. Infatti per quanto riguarda il trasporto aereo, lo sciopero durerà dalle 10 alle 18, mentre gli impiegati del mondo ferroviario si fermeranno dalle 9 alle 17. Partenze ritardate di otto ore per navi e traghetti, anche gli autisti di camion e il personale Anas si asterrà da lavoro. Diverse le modalità dello sciopero dei trasporti locali: bus, metro e tram si fermeranno ad orari diversi nelle principali città italiane:
- Milano, dalle 18 a fine turno
- Roma e Napoli, dalle 9 alle 17
- Bologna, dalle 19.30 a fine turno
- Torino, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18
- Firenze dalle 16 a fine turno
- Palermo dalle 8.30 alle 17.30.
Pietro Gugliotta

L’ultimo report Istat sull’occupazione non lascia spazio all’ottimismo: infatti a giugno anche il settore delle grandi imprese ha visto ridurre il numero degli occupati, dello 0.1% rispetto a maggio 2011, mentre il calo è più ampio rispetto a giugno 2010, ossia lo 0.6%. Il dato è al loro della cassa integrazione, al netto della cig la percentuale sarebbe pressochè invariata rispetto a maggio 2011, mentre in flessione dello 0.2% rispetto a dodici mesi fa. Calano anche le retribuzioni: a giugno le retribuzioni lorde per ora lavorata, scendono dello 0.9% rispetto a maggio, mentre rispetto a giugno 2010, la retribuzione aumenta dello 0.1%. I dati preoccupano e non poco i sindacati: Cisl e Cgil sono concordi nell’affermare che il Governo debba prendere atto de dati elaborati dall’Istat e dare una scossa al mercato del lavoro. Questo il pensiero di Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil. “Il dato di giugno nelle grandi imprese conferma la tendenza alla depressione dell’occupazione. La produzione ristagna o cala e il lavoro è il primo a pagarne le conseguenze in calo di occupazione, di meno ore lavorate e di minor salario”. Gli fa eco Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, che parla di dati estremamente preoccupanti. “Confermano il protrarsi della crisi e rendono necessari incentivi all’occupazione, per favorire innanzitutto il reimpiego dei lavoratori in Cig, per sostenere nuove assunzioni dando immediata attuazione al credito d’imposta al Sud ed alla nuova legge sull’apprendistato”.
Pietro Gugliotta

La riunione dello stato generale della Cgil ha prodotto la seguente decisione: martedì 6 settembre ci sarà lo sciopero generale di otto ore, con manifestazioni che saranno articolate a livello regionale. Lo sciopero viene indetto per protestare contro la manovra economica varata dal Governo nelle scorse settimane. “La protesta è contro e per cambiare la manovra iniqua e sbagliata del governo” si legge nel comunicato di Corso d’Italia. Ma c’è una netta spaccatura fra i sindacati: infatti il leader della Uil, Luigi Angeletti non sembra entusiasta dell’idea. “Siamo di fronte all’ennesimo sciopero generale proclamato dalla Cgil in solitaria: non produrrà alcun effetto se non di far perdere un pò di soldi ai lavoratori. Sarebbe invece necessario esercitare una pressione nei confronti delle forze parlamentari perchè apportino tutte quelle modifiche che abbiamo chiesto, insieme alle altre parti sociali, al fine di rendere la manovra più equa ed efficace”. Sciopero ovviamente bocciato dalle parti del Governo: Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, ha sottolineato come uno sciopero in questo momento sia contraddittorio e ingiustificabile, mentre Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, ha definito lo sciopero come una prova straordinaria di irresponsabilità. Stesso pensiero condiviso da John Elkann, presidente della Fiat, che dal palco del meeting di Comunione e Liberazione, ha spiegato come questo non sia il momento di pensare agli scioperi, aggiungendo che in questo momento bisognerebbe fare fronte comune per risolvere tutti i problemi.
Pietro Gugliotta

L’Osservatorio Cig del dipartimento Settori produttivi della Cgil ha elaborato i dati del mese di aprile riguardo il mondo della cassa integrazione. Sono circa 460 mila i lavoratori interessati da questo provvedimento, per un totale di 92 milioni di ore registrate: se analizziamo bene i dati, scopriremo che poco meno di 160 mila persone sono interessate dal provvedimento di cassa integrazione in deroga. I tagli dei salati – causati dalle varie tipologie di cassa integrazione – sono costati circa 1 miliardo e 250 milioni di euro, pari a 2.600 euro in meno in busta paga. I dati rispecchiano un andamento positivo: infatti prendendo in esame il dato delle ore di cassa integrazione di marzo, si scoprirà come ad aprile c’è stato un calo pari al 10%.1, un calo molto significativo se pensiamo che a marzo c’era stato un aumento del 45.1% rispetto al mese di febbraio 2011. Prendendo in esame il periodo gennaio-aprile, paragonandolo con il periodo omologo dell’anno precedente, si scopre come il 2011 sia stato un anno nettamente più positivo: infatti le ore di Cassa integrazione sono diminuite del 21.4% rispetto al periodo gennaio-aprile 2010. Dal punto di vista strettamente geografico, possiamo dire che il maggior uso di ore di cassa integrazione spetta al Nord, con la Lombardia che offre 80.589.376 ore registrate lo scorso mese.
Pietro Gugliotta

In vista dello sciopero generale del 6 maggio, l’organizzazione sindacale Cgil ha avuto una idea: ricavare un fondo di circa 18 miliardi di euro, da una particolare entrata extra. Si tratterebbe di una tassa, che andrebbe a colpire il 5% degli italiani, ossia la fascia più ricca. L’idea in verità non è del tutto originale, ma si ispira al sistema francese: in Francia infatti c’è una imposta a carico delle famiglie che hanno un reddito superiore agli 800 mila euro. In Italia – confermata la soglia – dovrebbe esserci una tassazione dell’1% a carico della famiglia che supera quella soglia. Secondo la Cgil, la tassa “colpirebbe solo il 5% più ricco e ricchissimo della popolazione italiana e che non toccherebbe nessun altro ceto e reddito. Sarebbero infatti soggette a tale imposta tutte le famiglie la cui ricchezza complessiva, mobiliare e immobiliare, superi gli 800 mila euro l’anno al netto dei mutui e delle altre passività finanziarie”. Secondo i calcoli Cgil, questa mossa potrebbe generare un gettito di circa 18 miliardi di euro, ma non è tutto: infatti questa tassa non andrebbe a intaccare i proprietari di case, dato che verrebbero tassati solo coloro che superano un reddito superiore agli 800 mila euro, e non chi ha una ricchezza totale che supera quella soglia. “Allo stesso tempo, ne sarebbero esclusi tutti coloro che, pur essendo proprietari di una o più abitazioni, nonché depositi in conto corrente, titoli di Stato o altre obbligazioni, non raggiungano il limite indicato”.
Pietro Gugliotta

L’associazione sindacale Cgil ha promosso un nuovo sciopero generale per il 6 maggio: è questo l’annuncio che la leader della Cgil, Susanna Camusso, ha fatto da Modena. Infatti il segretario generale Camusso ha parlato ai delegati di Modena, intervenendo in Confindustria a Modena al convegno “Globalizzazione e relazioni industriali”, confermando che lo sciopero generale potrebbe essere utile. “Noi non siamo un’opposizione politica, siamo un’organizzazione sindacale e questa politica economica non va bene. Se tiriamo una riga dopo 34 mesi non c’e’ una risposta ai problemi che abbiamo posto, salvo la cig in deroga fatta pagare alle Regioni.” Proseguendo nel suo discorso, la Camusso si è voluta soffermare sui temi da affrontare, primo su tutti quello del lavoro. “E’ necessario rimettere al centro il tema del lavoro e dello sviluppo, riconquistare un modello contrattuale unitario e battere la pratica degli accordi separati, riassorbire la disoccupazione, contrastare il precariato, estendere le protezioni sociali e ridare fiducia ai giovani. Serve una nuova stagione fatta di obiettivi condivisi e rispettosi della dignità del lavoro e serve definire le regole della democrazia e della rappresentanza”. La Cgil poi conferma l’importanza dei diritti dei lavoratori, base importantissima per lo sviluppo lavorativo di una nazione, non tralasciando l’impegno per lo sviluppo del lavoro giovanile, che sta deficitando nel nostro paese.
Pietro Gugliotta

Sono molti i settori lavorativi che hanno offerto meno posti di lavoro nel 2010, ma sicuramente quello dei Call Center è uno dei settori più instabili per chi ci lavora. Infatti nell’analisi presentata alla terza conferenza dei lavoratori del settore call center, organizzata dalla Slc Cgil sono emersi dei dati molto preoccupanti. Innanzitutto, il dato più preoccupante, riguarda gli ultimi mesi, da settembre ad oggi: nei call center hanno perso il posto di lavoro – in questo lasso di tempo – oltre 8.600 lavoratori. E non è finita qua: secondo alcune stime, è molto probabile che ci sarà un altro grande taglio delle risorse umane dei call center: le stime della Cgil infatti parlano di quasi tredicimila lavoratori che potrebbero perdere il posto di lavoro nel primo semestre del 2011.
Alla conferenza ha partecipato anche Susanna Camusso, segretario generale Cgil, che ha analizzato dal suo punto di vista la situazione del settore lavorativo dei call center. “Questo è un settore rispetto al quale da più di un anno il governo dovrebbe dare delle risposte. Il sottosegretario Letta aveva assunto degli impegni ad aprire un tavolo su questo settore, a occuparsi della politica industriale. Ci sono avvisi comuni e opinioni comuni tra il sindacato e le imprese, e la totale disattenzione del governo” ha spiegato la leader della Cgil.
Pietro Gugliotta

E’ partito il click day: si tratta dell’invio delle domande per la regolarizzazione dei cittadini extracomunitari, che in questo modo potranno entrare o restare in Italia per motivi di lavoro, subordinato o autonomo. Ed è stata una partenza incredibile: già alle ore 8, i server del Viminale segnavano oltre 100 mila domande di registrazione, un afflusso veramente altissimo. Nel resto della mattinata è stata raggiunta e superata quota 400.000 domande. Troppe le richieste e troppo pochi i posti disponibili: infatti sono solo 52 mila i posti che il decreto flussi concede agli immigrati, un numero molto basso in proporzione alle richieste che sono arrivate al Viminale. Molta perplessità da parte della Cia (Confederazione italiana agricoltori) e della Cgil: la Cia ha spiegato come si tratti di una “disperata lotteria che non sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di lavoratori stranieri espresso da famiglie e imprese. Il numero di lavoratori autorizzati con il decreto flussi non corrisponde infatti alla situazione reale del Paese, dove la domanda di lavoratori immigrati è in costante crescita”. Dello stesso tono il commento della Cgil: “Siamo alla roulette russa. Le domande inviate oggi sono circa sei volte di più dei posti messi a disposizione e quindi la stragrande maggioranza saranno destinate al cestino”.
Pietro Gugliotta

Sembrava molto vicino l’accordo fra la Fiat ed i sindacati, per il futuro dello stabilimento di Mirafiori. La scorsa settimana la situazione era molto positiva, ma durante l’incontro di ieri, quando i negoziati erano ripresi, qualcosa non è andato per il verso giusto. La Fiat ha comunicato che non ci sono più le condizioni per trovare una intesa e riavviare i negoziati. Ieri la Fiat aveva fatto un’altra proposta ai sindacati: la proposta è stata bocciata, ritenuta peggiorativa rispetto alle precedenti, a quel punto la Fiat ha comunicato che “non esistono le condizioni per raggiungere un’intesa sull’investimento”. I sindacati hanno spiegato che avrebbero gradito meditare un paio di giorni sulla proposta Fiat, cosa che l’azienda torinese non ha gradito e ha ritenuto chiuse le trattative. Duro il commento di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.“Aspettiamo, ma credo che a questo punto il tema vada rovesciato: non è più la Fiom che non firma gli accordi ma è la Fiat che non riconosce più il contratto nazionale e vuole uscire da Confindustria”. Maurizio Sacconi, il ministro del Welfare, chiede maggiore responsabilità, da entrambe le parti. “L’investimento ipotizzato da Fiat per lo stabilimento di Mirafiori è talmente importante per il futuro dei lavoratori, del territorio, dell’intero gruppo e dell’economia italiana da meritare la ripresa del dialogo tra le parti”.
Pietro Gugliotta

Si è tenuta sabato a Roma, la prima manifestazione organizzata dalla Cgil, con il nuovo segretario Susanna Camusso. Tanti i temi che la Camusso ha affrontato dal palco della manifestazione: scuola e riforma Gelmini, il ddl lavoro e dunque un ovvio attacco al Governo. Fra i partecipanti alla manifestazione, erano presenti anche i leader dell’opposizione come Vendola, Bindi, Di Pietro e Bersani. Nessun “balletto” di cifre fra Cgil e Questura, perchè l’organizzazione sindacale non ha voluto dare nessuna stima sui numeri, ma la Camusso ha confermato una grande presenza in piazza. “I numeri ci dicevano che sarebbe stata una grande manifestazione ed eccola”. La leader sindacale ha espresso il proprio disappunto sulle politiche offerte dal Governo. “Al Governo chiediamo risposte e politiche di contrasto alla crisi che fino ad ora non ha avuto, in due anni questo Governo ha tanto parlato, ma non ha fatto nulla per l’occupazione, il lavoro ed il futuro“. Primo punto dolente, la riforma scolastica del ministro Gelmini: “il ministro la smetta di fare appelli su Youtube, vada in Parlamento, dica che ritira il ddl e apra un tavolo di confronto. Solo così si costruisce una vera riforma dell’università”. Chiusura con un pensiero sul ddl lavoro: “è una legge crudele ingiusta”. La Camusso spiega che ci sono circa 60 giorni per impugnare il contratto: è chiaro che specie per i precari sarà una scelta molto difficile: “vogliamo dire a tutti i precari che sappiamo che è una scelta difficile: la conferma di un lavoro, seppure precario, e la volontà di chiedere giustizia”.
Pietro Gugliotta