
Sergio Marchionne, a.d. Fiat, si è presentato alla Camera per discutere del futuro dell’azienda automobilistica italiana del Lingotto. Marchionne ha voluto precisare che la Fiat non ha nessuna intenzione di abbandonare l’Italia, come già anticipato nei giorni scorsi dal ministro Romani, che aveva incontrato l’a.d. Fiat lo scorso sabato, in un tavolo d’incontro dedicato proprio alla discussione dei programmi futuri dell’azienda automobilistica italiana. “Vorrei che fosse assolutamente chiara una cosa: nessuno può accusare la Fiat di comportamenti scorretti, di vivere alle spalle dello Stato o di voler abbandonare il Paese. Abbiamo progetti ambiziosi che partono proprio dall’Italia e si ispirano su uno sforzo globale”. L’a.d. Fiat ha poi parlato dei programmi dell’azienda del Lingotto anche per l’America: “il cuore della Fiat resterà a Torino, la testa deve essere in più posti. Restiamo a Torino per gestire le attività europee, a Detroit per quelle americane, ma anche in Brasile e, in futuro, una in Asia”. Marchionne ha poi approfondito la questione Chrysler. “Una volta che Chrysler sarà quotata e avremo due società in due mercati diversi, si porrà un problema di governance. La scelta della sede legale non è ancora stata presa. Se si realizzeranno le condizioni rispetto al progetto Fabbrica Italia, allora il nostro Paese sarà in grado di mantenere la sede legale”.
Pietro Gugliotta

Il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, è intervenuto alla trasmissione in onda su Canale 5, “Mattino Cinque”. Durante il suo intervento, il ministor ha parlato della situazione Fiat – Chrysler, che vede in questi giorni alcuni sviluppi. Infatti si è parlato di una possibile fusione fra il gruppo automobilistico torinese e la Chrysler, azienda automobilistica americana che ha ceduto il 25% delle proprie quote al gruppo del Lingotto. Ecco il pensiero del Ministro Sacconi. “Se ci sarà una fusione tra Fiat e Chrysler, penso che il gruppo sarà multilocalizzato. Con una testa negli Usa per alcuni prodotti e una testa in Europa, credo ragionevolmente in Italia, per altri prodotti e mercati”. Lo stesso Ministro ha poi ipotizzato un incontro con l’a.d. di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne. “Marchionne avrà modo di dirci e spiegarci nei prossimi giorni nell’incontro con il governo convocato su richiesta di Berlusconi. La data non è ancora stata fissata, ma credo che sarà questa settimana con lo scopo di verificare lo stato degli investimenti in Italia e le prospettive dell’integrazione tra Fiat e Chrysler. Noi da tempo auspichiamo l’integrazione di Fiat con altri soggetti a livello mondiale”. L’auspicio di Sacconi comunque resta quello che la Fiat possa continuare ad investire sulla forza lavoro italiana e dunque non dismettendo fabbriche in Italia.
Pietro Gugliotta

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, ha commentato in maniera entusiasta l’andamento del 2010 per l’azienda automobilistica americana. La Chrysler ha avuto un 2010 oltre le aspettative. “Abbiamo mantenuto la promessa di lanciare 16 nuovi veicoli negli ultimi 12 mesi – esordisce Marchionne -. Questi veicoli sono la testimonianza della rinascita di Chrysler. Dati i positivi commenti ricevuti, possiamo dire che quanto conseguito da Chrysler lo scorso anno, sia sul fronte dei prodotti – prosegue l’a.d. Fiat e Chrysler – sia su quello finanziario, hanno superato le attese. Il nostro lavoro non è finito, abbiamo ancora molto da fare per adempiere agli obiettivi del piano quinquennale”. Ricordiamo che la Fiat controlla attualmente il 25% del capitale di Chrysler, ma nei prossimi mesi questa quota potrebbe addirittura crescere. La presenza di Marchionne ha rilanciato notevolmente l’azienda americana, tanto da aumentare le vendite sia nel mercato interno, che in quello esterno agli Stati Uniti.
Passando ai dati ufficiali, l’azienda americana comunica di aver venduto 347.000 unità nel quarto trimestre: il dato però risulta in calo del 7% rispetto alle 401.000 unità del terzo trimestre. Il 2011 potrebbe essere un anno notevolmente positivo: infatti le stime della Chrysler parlano di un possibile utile netto fra 0.2 e 0.5 miliardi di dollari, mentre i ricavi saranno superiori ai 55 miliardi di dollari, con un cash flow che andrà in positivo di un miliardo di dollari.
Pietro Gugliotta

La nuova leader della Cgil, Susanna Camusso, ha parlato sulle colonne de La Repubblica, in una lunga intervista, affrontando vari temi, ma è chiaro che quello più scottante al momento resta lo scontro con la Fiat per il contratto degli operai dello stabilimento di Mirafiori. ”Marchionne deve smetterla di disprezzare l’Italia, perché questo Paese ha permesso alla Fiat di essere monopolista, gli ha garantito un grande mercato interno e un importante portafoglio marchi, tra cui quello dell’Alfa Romeo. Grazie a tutto questo la Fiat di Marchionne ha potuto scalare la Chrysler“ esordisce la Camusso. Il segretario generale della Cgil poi prova a spiegare meglio le sue intenzioni, chiarendo la sua opinione sul lavoro svolto da Marchionne. “La Fiat dovrebbe confrontarsi con la Volkswagen che oggi è in condizioni di investire 44 miliardi di euro e programmare 50 mila assunzioni. Se poi Marchionne, con le sue critiche, intende porre il problema della mancanza di una politica per l’auto da parte di questo governo, ha ragione da vendere. Ma è un altro discorso e, allora, non può scaricare tutto sui lavoratori e far saltare il sistema delle garanzie per i lavoratori stessi”. Ma il vero problema resta Mirafiori: la Camusso non vede ancora la luce per il piano Fabbrica Italia, al momento la possibilità che la Fiat esca da Confindustria non sembra essere una cosa positiva per le organizzazioni sindacali. Secondo il segretario generale della Cgil, la Confindustria a questo punto dovrebbe richiamare in prima persona tutti i sindacati, per sedersi ad un tavolo anche con Fiat per ridiscutere una volta per tutte il contratto auto.
Pietro Gugliotta

Ottimi risultati nel secondo trimestre del 2010 per la Chrysler: l’azienda automobilistica americana con sede a Detroit, ha guadagnato 183 milioni di dollari di utili, con un aumento dei ricavi dell’8% e con una crescita del 28% rispetto al primo trimestre. Aumenta di conseguenza anche la liquidità della casa di Detroit, che sale fino a 10 miliardi di dollari. Sergio Marchionne, a.d. di Chrysler e Fiat, commenta i dati molto positivi del secondo semestre. “L’utile operativo nel secondo trimestre, conferma che il gruppo Chrysler sta procedendo in linea con gli obiettivi annunciati il 4 novembre 2009, fermo restando il fatto che uno straordinario lavoro si prospetta davanti a noi. Secondo le attese, il 2010 si sta concretizzando come un anno di transizione e stabilizzazione. Il Gruppo Chrysler deve continuare il proprio percorso di crescita con rigore, massima disciplina e focalizzazione sugli obiettivi”. Ed il prossimo obiettivo per la Chrysler è il rientro in Borsa. “Lo sbarco in Borsa a Wall Street è un evento del 2011. Inoltre è matematicamente impossibile non rivedere le stime 2010, saremo la piu’ piccola casa auto di Detroit, non i piu’ scemi”. Il grande successo è dovuto anche all’arrivo del nuovo Grand Cherokee. “Il nuovo Grand Cherokee è il veicolo migliore prodotto nella storia di Chrysler: abbiamo finora ricevuto 70.000 Ordini per la vettura. Per fare fronte alle richieste, stiamo valutando di aggiungere un terzo turno di lavoro all’impianto di assemblaggio cherokee assembly”.
Pietro Gugliotta

La sinergia fra Fiat e Chrysler ha portato tantissimi benefici all’azienda automobilistica americana. A dirlo è il presidente americano, Barack Obama, che in una visita all’impianto di Jefferson North a Detroit, ha incontrato Sergio Marchionne. L’amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, saluta così Barack Obama, presidente americano. “Siamo onorati dall’avere il presidente con noi oggi. È stato grazie al coraggio delle sue decisioni che Chrysler è stata in grado sopravvivere e crescere a poco più di un anno dalla bancarotta”. Anche Obama ha elogiato il lavoro di Marchionne. “Marchionne sta facendo un grande lavoro. Un anno fa il futuro sembrava essere in dubbio, qualcuno mi ha detto era stupido aiutarvi, ma la nostra strategia era rimettere in carreggiata il settore automobilistico. Abbiamo una lunga strada da fare ma cominciamo a vedere che alcuni importanti decisioni pagano. Quest’industria cresce e diventa più forte, ha creato 55 mila posti di lavoro in un anno, uno studio indipendente attesta che se non avessimo aiutato Chrysler e Gm ne avremmo perduti un milione. Per la prima volta in sei anni tutti e tre i grandi produttori di auto registrano profitti, dunque un settore che torna a crescere”. In occasione dellaa visita del presidente Obama all’impianto di Jefferson North a Detroit è stata presenta la nuova Jeep Grand Cherokee.
Pietro Gugliotta

Ecco i primi effetti dell’alleanza Fiat-Chrysler. In una nota, il gruppo Fiat ha voluto riferire che nel mese di maggio hanno cominciato ad avviare la riorganizzazione ed integrazione delle reti di vendita dei prodotti a marchio Chrysler e Lancia. Questa è il primo passo, in attesa del lancio sul mercato dei nuovi modelli che arriveranno sul mercato auto nei prossimi mesi.
Fiat ha spiegato che tale operazione è chiaramente diretta a realizzare innovative sinergie per sfruttare a pieno le potenzialità dei due network, e dunque portando un miglioramento dell’efficienza della rete di vendita, che sarà sfruttata per nuovi prodotti. C’è inoltre molta curiosità attorno all’organizzazione e al look delle nuove concessionarie, che in tutta Europa saranno identificate dal brand Lancia, tranne che in Gran Bretagna, dove verrà mantenuto il logo Chrysler.
Il Lingotto è convinto di ottenere una nuova rete distributiva Europea di oltre 1.000 punti vendita entro il 2014. L’obiettivo è stato inquadrato da Fga Capital, la società specializzata nel settore auto, nata dalla Joint Venture tra Fiat Group Automobiles e Crèdit Agricole.

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, ha confermato gli ottimi risultati di Chrysler nel primo trimestre 2010. Tali risultati hanno superato le aspettative rosee dei vertici Fiat, ma Marchionne invita alla cautela, in quanto tutto dipenderà anche dalle performance dell’economia. L’IPO in ogni caso resta un priorità, ma al momento nessuna informazione sulla tempistica, ma la quotazione in borsa sembra più vicina del previsto.
Chrysler ha chiuso il primo trimestre 2010 con un utile operativo di 143 milioni di dollari, ed un flusso di cassa positivo di 1490 milioni. I ricavi hanno superato i 9000 milioni, in rialzo di tre punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2009. L’ebitda ha raggiunto quota 787 milioni di dollari, mentre la perdita netta si è ridotta a circa 197 milioni di dollari.
Con la ripresa economica e il lancio di nuovissimi modelli sul mercato i risultati economico finanziari di Chrysler potrebbero conoscere un ulteriore rialzo. A giugno è prevista l’introduzione della nuova Jeep Grand Cherokee. Per questo 2010 la società USA prevede vendite per un totale di 1,6 milioni di veicoli a livello globale, con ricavi oltre i 40 miliardi di dollari.

Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, torna a parlare del rapporto con il governo, che considera forte e costruttivo, nonostante le polemiche degli ultimi giorni con Bossi e Calderoli. Per Montezemolo è molto importante questo rapporto, soprattutto con il presidente del Consiglio, con il quale si sente molto spesso. Non mancano gli elogi anche per la collaborazione del ministro Scajola. Dunque nessuna contrapposizione Fiat-governo dalle parole del presidente Fiat.
Sul discorso incentivi ha dichiarato che la Fiat è attrezzata per un 2010 senza aiuti statali, chiarendo comunque che gli incentivi sono sconti finanziati dallo Stato a disposizione del consumatore. “Fiat non vuole abbandonare l’Italia”, su questo è stato categorico, infatti dal 2004 ad oggi il gruppo ha investito in totale nel mondo qualche cosa come 25 miliardi di euro, di cui due terzi nel nostro paese. L’orientamento di Fiat sembra proprio quello di continuare su questa strada, ossia con gli investimenti.
Sull’accordo con Chrysler, Montezemolo, ha evidenziato come il fatto di entrare nel mercato più grande del mondo, ossia quello USA, porterà ingenti benefici all’azienda, ma anche all’Italia. In merito al futuro di Termini Imerese, il presidente ha soltanto detto che è necessario garantire uno sbocco occupazionale diverso e contribuire ad una soluzione vera e duratura per quando Fiat smetterà di costruire auto. Dagli ambienti politici diverse interpretazioni. Calderoli ha sostenuto che “chi chiude o se ne va” deve restituire gli aiuti ricevuti dallo Stato. Più cauto il leader dell’UDC Casini, per lui non serve lo scontro al momento. Per Scajola invece occorre rispettare le scelte Fiat, che però non dovrà abbandonare i lavoratori di Termini, ma trovare valide soluzioni.
Giuseppe Raso

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è l’uomo dell’anno dell’economia italiana 2009, secondo quanto stabilito dalle grandi firme del Sole 24 ore. Tremonti ha battuto una concorrenza piuttosto forte e autorevole, come l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia ed il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Le motivazioni che hanno fatto ricadere il prestigioso titolo sul ministro dell’Economia sono diverse, prima fra tutte la capacità di “tener fermo il timone italiano nella tempesta della crisi”. Tanti amici e altrettanti nemici in ambito politico, rimane molto rispettato nell’ambiente, sia nazionale che internazionale. Tra le sue imprese più importanti, il recupero di circa 95 miliardi di euro con lo scudo fiscale. Il 2010 sarà un anno ancora più duro per il ministro, che dovrà abbandonare il rigore dei conti del 2009 per cominciare ad investire in modo cospicuo nello sviluppo che dovrà portare l’Italia fuori dalla crisi.
Tra gli altri protagonisti 2009 merita qualche nota in più Sergio Marchionne, l’a.d. di Fiat, è lui l’uomo che ha rilanciato il marchio italiano e che tramite l’operazione Chrysler ha aperto nuove strade al gruppo torinese. È stato in grado di mettere ordine nel caos della grande industria italiana, ma anche per lui il 2010 sarà un anno più difficile di quello appena trascorso, dovrà infatti confermare il ruolo di multinazionale di Fiat, ma al tempo stesso dovrà dare risposte concrete ai lavoratori italiani, che in una fase di ridimensionamento rischiano il posto di lavoro.
Giuseppe Raso