
Il Garante per la sorveglianza dei prezzi, Roberto Sambuco, ha sollevato un’importante questione che riguarda il prezzo della pasta, che mostra una cospicua disparità rispetto al prezzo del grano. Rispetto al novembre 2008, i prezzi delle materie prime sono scesi del 22%, mentre quelli del prodotto finito del 5%, è chiaro che tali dati sollevano molti dubbi sulle ragioni di una discrepanza così accentuata.
L’associazione dei pastai ha replicato seccamente, insistendo sul fatto che non esiste un cartello sui prezzi della pasta. Il mercato della pasta, è un mercato molto concorrenziale e l’offerta è molto varia. L’associazione ha inoltre riferito che nell’ultimo anno il prezzo medio di un chilo di pasta è sceso del 5-6%, evidenziando che il prodotto oggi è alla portata di tutti, e che è il confronto tra prezzo delle materie prime e prodotto finito non ha molto senso, in quanto nella filiera produttiva ci sono diversi costi e passaggi.
Il Codacons e il suo presidente, Carlo Rienzi, parlano invece di una vera e propria speculazione degli industriali della pasta, contro i quali sembra pronta già una class action, al fine di ottenere il rimborso delle maggiori somme pagate dai consumatori. A tal proposito, Rienzi, ha invitato i consumatori a conservare fin da ora gli scontrini relativi ai pacchi di pasta acquistata.
Giuseppe Raso

Appena arrivata e già operativa la “Class Action”. Sembravano non aspettare altro i consumatori italiani, e finalmente eccola, pronta a dare un vero e proprio scossone. L’Aduc sta coordinando la prima Class Action italiana contro Microsoft, che sul mercato offre obbligatoriamente abbinata ad un PC, l’acquisto della licenza d’uso del sistema operativo Windows, che non può essere rifiutato. È un problema molto sentito questo, in quanto gli utenti sono diventati molto più attenti, e si sono accorti che sul mercato ci sono delle alternative molto valide a Windows, e allora perché non lasciare liberta di scelta al consumatore?
La causa è di interesse per tutti coloro che hanno acquistato un PC con Windows preinstallato e dunque pagato, ma occorre non aver mai accettato l’utilizzo del sistema operativo e l’acquisto non deve essere avvenuto tramite partita IVA. L’azione parte da Pisa, e per partecipare è sufficiente compilare il modulo scaricabile dal sito www.aduc.it.
Da ricordare che Microsoft non è nuova a questo genere di azioni, basti ricordare la guerra dei browser, iniziata nel mese di Dicembre 2007 quando Opera Software aveva chiesto alla UE di investigare su un possibile abuso di posizione da parte del colosso americano che aveva sempre fornito Internet Explorer integrato nei sistemi operativi Windows. La vicenda si è conclusa lo scorso dicembre con la vittoria di milioni di consumatori europei, che ora potranno beneficiare della libertà di scelta sul tipo di browser da utilizzare. Che lo strapotere di Microsoft sia alla frutta lo dimostra comunque la decadenza di Internet Explorer, che in appena 5 anni è passato da un’utenza del 90% al 55%.
Giuseppe Raso

Nel 2010 scatta la possibilità di “class action”, la causa collettiva che i consumatori possono intraprendere per difendere i propri diritti contro pratiche commerciali scorrette. A scatenare polemica è la non retroattività della norma, che non potrà essere applicata ai maxi-crack avvenuti qualche anno fa come Cirio e Parmalat. Infatti si potrà intentare una causa collettiva solo se gli illeciti sono stati commessi dopo il 16 agosto 2009. In ogni caso si tratta di una vera e propria rivoluzione, che fornirà al consumatore un’arma di difesa in più, contro quelle che aziende che fanno dell’illecito la loro ragion d’essere.
L’associazione dei consumatori Codacons ha già annunciato di aver depositato i primi ricorsi contro due banche, per i costi sui conti correnti troppo elevati. La “class action” nello specifico permetterà a tutti i consumatori che hanno subito un danno da un’azienda di far valere i propri diritti attraverso il promotore dell’azione, senza necessità di ricorrere ad un avvocato.
Previsto nella Finanziaria 2008, il debutto di questo strumento è stato più volte rinviato, per via di carenze dal punto di vista procedurale, che potevano comprometterne il buon funzionamento. Comunque è previsto un periodo di rodaggio, nei tribunali non ci sono ancora sezioni specializzate in questo tipo di cause, sarà dunque necessario ancora un po’ di tempo per vedere i primi risultati. Intanto, come già detto in precedenza, la Codacons ha battezzato la “class action”, citando in tribunale Unicredit e Intesa Sanpaolo, accusate di applicare commissioni troppo alte sui conti correnti in rosso.
Giuseppe Raso