
L’Istituto Nazionale di Statistica ha redatto uno studio sull’indice dei prezzi al consumo. L’inflazione in Italia è aumentata di +1.6% rispetto ad agosto 2009, mentre rispetto a luglio 2010, il dato riporta una variazione di 0.2%. Ecco il testo dello studio Istat, che potete leggere per intero qui.
“Sulla base dei dati pervenuti, l’Istituto nazionale di statistica stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), relativo al mese di agosto 2010, presenti una variazione di +0,2% rispetto al mese di luglio e di +1,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In base alla stima provvisoria, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra nel mese di agosto una variazione di +0,2% rispetto al mese precedente e una variazione di +1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Alcune caratteristiche dell’IPCA, ed in particolare il fatto che tale indice tiene conto, diversamente dall’indice nazionale NIC, anche delle riduzioni temporanee di prezzo (saldi e promozioni), possono determinare in alcuni mesi dell’anno andamenti congiunturali significativamente diversi da quelli dell’indice nazionale. Sulla base dei dati finora pervenuti gli aumenti congiunturali più significativi dell’indice per l’intera collettività si sono verificati per i capitoli Comunicazioni (+1,2%), Trasporti (+1,0%) e Bevande alcoliche e tabacchi (+0,3%). Variazioni nulle si sono registrate nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili, Mobili, articoli e servizi per la casa, Servizi sanitari e spese per la salute e Istruzione. Variazioni congiunturali negative si sono verificate nei capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche, Abbigliamento e calzature e Servizi ricettivi e di ristorazione (per tutti e tre -0,1%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Trasporti (+3,8%), Altri beni e servizi (+3,3%), Istruzione (+2,5%), Bevande alcoliche e tabacchi e Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (per entrambi +2,4%). Una variazione nulla si è verificata nel capitolo Ricreazione, spettacoli e cultura”.
Pietro Gugliotta

Il Ministero dell’Economia ha pubblicato una “Relazione sulla situazione economica del Paese“, dedicata all’anno 2009. Sintentizzando il lungo documento, possiamo affermare come i rincari record nei costi dei servizi pubblici, abbiano influito e non poco sull’economia delle famiglie italiane. Acqua potabile, Rifiuti, prezzi dei mezzi di Trasporto (in particolare treni e traghetti), tutti settori che hanno aumentato i prezzi. Ecco uno stralcio della nota pubblicata dal Ministero dell’Economia. “L’anno scorso contrariamente agli sviluppi dell’anno precedente e in controtendenza rispetto all’evoluzione dell’inflazione complessiva (in calo allo 0,8% nel 2009, ndr), i costi dei servizi pubblici hanno fornito al sistema impulsi inflazionistici di una certa rilevanza. Per l’acqua potabile c’è stato un incremento medio annuo di quasi il 6%, dopo il +5% dell’anno prima, mentre per la raccolta dei rifiuti la crescita è stata del 4,5% (nel 2008 del 3,3%). L’anno scorso, i prezzi delle voci sottoposte a regolamentazione (tariffe energetiche escluse) hanno registrato fin dall’inizio dell’anno una ripresa della dinamica di crescita, con tassi saliti da poco meno del 2% al 3,5% circa di fine 2009. La risalita ha riguardato sia le tariffe controllate a livello nazionale sia quelle regolate localmente: per le prime l’accelerazione è risultata decisamente più forte (dallo 0,7% del primo trimestre al 3,2% dell’ultimo), ma è comunque rimasta su ritmi inferiori a quelle locali. Nel corso dell’anno l’inflazione è risultata significativamente in aumento nei trasporti, essenzialmente per i rincari dei biglietti ferroviari e marittimi, e nelle comunicazioni, per gli adeguamenti dei servizi postali: in quest’ultimo caso, i prezzi hanno registrato una crescita annua (del 3% circa) dopo dieci anni di ribassi”.
Pietro Gugliotta

Consueto rilevamento mensile per l’Istituto nazionale di statistica. In questa occasione, i dati raccolti dall’ISTAT, riportano l’inflazione in Italia nel mese di maggio. “L’inflazione a maggio è diminuita all’1,4% annuo dal +1,5% registrato ad aprile“, segnala l’Istat nella stima preliminare, precisando che “su base mensile i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,1%”. In base alla stima provvisoria, “l‘indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), che tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo, come saldi e promozioni, su base annua a maggio è salito dell’1,6%, mentre su base mensile è cresciuto dello 0,1%”. Per ciò che concerne l’indice dei prezzi al consumo, nel mese di maggio gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli trasporti (+5,0%), altri beni e servizi (+3,1%) e istruzione (+2,5%). Variazioni tendenziali negative nei capitoli comunicazioni (-2,0%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (-0,4%) e servizi sanitari e spese per la salute (-0,2%). Su base mensile, gli aumenti maggiori si sono registrati per i settori altri beni e servizi (+0,5%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,3%), variazioni nulle per bevande alcoliche e tabacchi e istruzione. Diminuzioni si sono verificate nei capitoli ricreazione, spettacoli e cultura (-0,6%), comunicazioni (-0,4%) e servizi sanitari e spese per la salute (-0,2%). Per quello che riguara la “Zona Euro” o EuroZona, l’inflazione annuale dovrebbe raggiungere a maggio l’1,6% – secondo alcune stime di Eurostat – crescendo di 0,1% rispetto allo scorso mese di aprile. In ogni caso, il dato europeo verrà reso noto dall’Eurostat il 16 giugno.
Pietro Gugliotta

Secondo l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, in Italia ad aprile l’inflazione è cresciuta dello 0,4% su base mensile, dunque rispetto allo scorso mese di marzo. Il dato è ben peggiore se prendiamo in considerazione i dati di aprile 2009: l’inflazione, rispetto allo scorso anno, sale dell’1,5%, facendo segnare il rialzo tendenziale maggiore dal febbraio 2009. Il dato dell‘indice armonizzato, quello prenso in considerazione anche dall’Eurostat, fa segnare un aumento dello 0,9% su base mensile, mentre l’aumento su base annua è dell’1,6%.
Per quello che riguarda gli aumenti congiunturali, ad aprile gli incrementi maggiori sono quelli del settore Trasporti, che fa segnare + 1,3%, i servizi ricettivi e di ristorazione -1%. Seguono abitazione, acqua, elettricità e combustibili con un aumento dello 0,5%, per ciò che riguarda i prodotti alimentari, bevande analcoliche e le comunicazioni, le variazioni sono nulle. Aumentano, seppur di poco, bevande alcoliche e il tabacco (+ 0,1%), abbigliamento e calzature(+ 0,1%), mobili e articoli domestici (+ 0,1%).
Per quanto riguarda il capitolo degli aumenti tendenziali, i settori che hanno aumentato di più i prezzi sono i trasporti (+5,5%), altri beni e servizi con + 2,8%, l’istruzione con + 2,5%. Stabili, dunque con variazione nulla, i servizi sanitari e le spese per la salute, calano di prezzo le comunicazioni (- 0,7%), i prodotti alimentare e le bevande analcoliche (-0,2%). Aumentano anche alberghi, ristoranti e bar dell’1,6%, abbigliamento e calzature dello 0,9% e le bevande alcoliche e il tabacco del 2,3%.
Nei capoluoghi di regione, le città con gli aumenti tendenziali maggiori sono Aosta (+3,1%), Trieste e Napoli (+2,3% per entrambe) e Torino (+2,1%). Meglio Bari e Bologna, dove l’aumento non arriva all’1%, rispettivamente + 0,6% e + 0,8%.
Pietro Gugliotta

Secondo i dati dell’Istat, l’inflazione in Italia è tornata a salire: i prezzi al consumo infatti sono aumentati dell’1,4%, su base annua. E’ il dato più alto da quando nel febbraio del 2009, l’inflazione arrivò all’1,6%. Per ciò che concerne il dato mensile, confrontando il dato con il mese passato, l’inflazione è aumentata dello 0,3%. L’Istat ha poi aggiunto che il dato dell’inflazione, acquisita per il 2010, è di +0,9%.
Quali sono i campi dove si sono avuti gli aumenti maggiori? Innanzitutto i trasporti, con un +1,1%, seguono acqua, elettricità, abitazioni e combustibili, che si attestano intorno al +0,4%, mentre i servizi ricettivi e in particolare la ristorazione segnano un +0,3%. Per ciò che riguarda i prezzi che sono leggermente scesi, riscontriamo variazioni nei servizi sanitari, nelle comunicazioni, mentre variazioni praticamente nulle si sono verificate nelle bevande, alimentari, istruzione e nei tabacchi.
Ma il dato che forse deve fare riflettere di più, riguarda la disoccupazione nell’area dell’Euro. L’EuroStat ha infatti diffuso da poco i dati che riguardano proprio la popolazione senza lavoro all’interno dell’Europa e i dati non sono per nulla confortanti: la quota dei disoccupati raggiunge il 10% della popolazione, aumentando di 0,1% dal mese di gennaio. Si tratta di un dato record, considerando che non c’era mai stato un livello così alto da 12 anni ad oggi. In cifre piu pratiche, possiamo dire che la zona Euro ha perso ben 61mila posti di lavoro in più, rispetto ai 100mila di gennaio.