
Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, lancia un messaggio piuttosto forte al ministro del Lavoro, Elsa Fornero: considerando tutte le “ristrutturazioni” del sistema lavorativo, è essenziale che gli ammortizzatori sociali non vengano toccati, almeno per i prossimi due anni e mezzo. “Abbiamo detto al ministro che siamo anche disponibili a ragionare su una nuova architettura, però poi bisogna verificare bene qual è la più efficiente” spiega la leader di Confindustria, che poi concentra le proprie critiche sul salario minimo. “In una situazione come quella italiana il salario minimo rischia di disincentivare al lavoro. Abbiamo un tasso di occupazione troppo basso, rischiamo di avere a salario minimo 20 milioni di persone” chiarisce la Marcegaglia, che poi conferma l’apertura alle organizzazioni sindacali. “Siamo aperti a ragionare, con i numeri, in modo serio, non erigiamo nessuna barriera contro. Su alcuni punti mi pare che abbiamo visioni comuni, come sugli ammortizzatori e sulla flessibilità in entrata. Su altri punti vedremo. Noi vogliamo anche parlare di flessibilità in uscita, vedremo”. Ed in effetti i sindacati sembrano essere realmente d’accordo su alcuni punti, sia sul salario minimo che sulla cassa integrazione, tutto ciò potrebbe favorire la modifica di queste norme. A questo punto la riforma del lavoro potrà avere un percorso più rapido ed agevole.
Pietro Gugliotta

L’analisi di Confindustria non lascia spazio a interpretazioni di nessun tipo: in Italia la recessione è già iniziata. La stessa recessione che sta per arrivare nell’Euro Zona, da noi è arrivata prima e nei prossimi mesi sarà più forte: il Centro studi di Confindustria prevede il crollo del Pil del 2%. Ciò porta un taglio drastico alle stime del Pil per il 2012: si prevede che dalla stima del +0.2%, si passi al -1.6%. Chi subisce maggiormente questa situazione recessiva, è il mondo del lavoro: a fare le spese sono i lavoratori, che vedranno una contrazione dei nuovi posti di lavoro, oltre ad una nuova ondata di licenziamenti. Il tasso di disoccupazione può raggiungere quota 9% nel 2012, potrebbero esserci altre 219 mila persone occupate in meno, portando così il biennio 2012-2013 ad avere un calo di quasi 800 mila posti di lavoro, rispetto all’inizio della crisi, datato 2008. A subire maggiormente la crisi lavorativa sono i giovani: prendendo in esame i dati del 2008, paragonati a quelli del 2011, notiamo come la fascia 15-24 anni, abbia perso il 24.4%, mentre la fascia 25-34 anni, sia in calo del 13%. Uscire dalla recessione si può: il Centro studi di Confindustria ritiene che l’Italia possa uscire dalla recessione nei prossimi sei mesi. Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo economico, non usa mezzi termini: “se qualcuno aveva ancora dei dubbi, dopo i numeri del centro studi di Confindustria non possiamo più nasconderci: siamo in recessione, anche se per cause non nostre. Oggi la situazione è anche un po’ peggio di quanto ci aspettavamo”.
Pietro Gugliotta

Nelle scorse settimane abbiamo parlato dell’uscita di Fiat da Confindustria, a partire dal primo gennaio 2012. Questo abbandono ha portato una nuova conseguenza: infatti il presidente di Fiat, John Elkann, era il vice presidente di Confindustria. Con tre mesi di anticipo però John Elkann si è dimesso da Confindustria, dalla carica di vice presidente. Una scelta che appare corretta ed in linea con le scelte dell’azienda del Lingotto, una scelta che è stata ufficializzata con una lettera inviata alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “La fine dei miei impegni negli organi direttivi di Confindustria non cambia nè i nostri rapporti personali nè gli intendimenti che da sempre ci vedono uniti: sono certo che entrambi continueremo a lavorare con passione e determinazione per assicurare le migliore prospettive di sviluppo all’industria italiana” spiega Elkann, che nel proseguo della lettera parla di una scelta che evidenzia tutta la chiarezza del gruppo Fiat. Inoltre si tratta di una scelta che rafforza l’indipendenza della stessa Confindustria. “Convinto della necessità di questa scelta, avevo peraltro maturato l’intenzione di portare a termine gli impegni associativi fino a quella data. Ma la stima che mi lega a te e il rispetto che nutro nei confronti di Confindustria mi inducono a un gesto di ulteriore chiarezza, lasciando da oggi stesso l’incarico che mi era stato assegnato, nell’interesse dell’autonomia e dell’indipendenza dell’associazione” conclude Elkann. Il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, ha giudicato positivamente questa uscita di Elkann, affermando che “è coerente con la scelta di Fiat”.
Pietro Gugliotta

L’abbandono di Fiat a Confindustria continua a lasciare ulteriori polemiche: infatti Emma Marcegaglia continua a difendere a spada tratta il lavoro svolto nel suo periodo di presidenza alla Confindustria. La Marcegaglia ha voluto spiegare le sue ragioni in una lettera inviata ai presidenti regionali dell’associazione degli imprenditori: è sbagliato dire che Confindustria non ha lavorato per modernizzare le relazioni sindacali, così come non è corretto dire che rimanere fuori da Confindustria è conveniente. Questi i due punti su cui la Marcegaglia si è soffermata maggiormente, smentendo le accuse del centrodestra, di una Confindustria che svolge una attività politica antigovernativa, perchè “Confindustria è la voce libera e autonoma degli imprenditori”. La presidente di Confindustria ha poi smentito le voci di una possibile emorragia di iscritti dopo l’abbandono di Fiat: infatti sarebbero solo due i membri che hanno inviato una lettera di disdetta, ma si tratta di due soli casi isolati fanno sapere da Viale dell’Astronomia. Ma da qualche giorno iniziano a circolare alcuni nomi sul futuro presidente di Confindustria: l’associazione degli imprenditori potrebbe vedere a capo Andrea Riello, che già fa parte dell’esecutivo del Veneto, o più probabilmente Alberto Bombassei, la figura che in questi giorni ha cercato di mediare fra le posizioni di Fiat e Confindustria.
Pietro Gugliotta

“Se non si avvia un cambiamento radicale nella politica economica per contenere la spesa e ridurre stabilmente il perimetro dello Stato, l’Italia non ha futuro, in termini di crescita e di benessere”. Queste le parole di Giampaolo Galli, direttore generale della Confindustria, in occasione di una audizione alla Camera. Parole durissime, che vengono da un importante personaggio della scena economica italiana, se consideriamo che si tratta del numero due di Confindustria. Fra le richieste, quella giudicata imprescindibile da Galli, è quella dell’abbassamento della pressione fiscale. “Secondo l’aggiornamento al def 2011, dopo le manovre estive, le entrate complessive della pubblica amministrazione sono salite dal 46,6% del 2010 al 48%, un record storico assoluto, nel 2013. Salirebbero addirittura al 49% se la delega venisse attuata con ulteriori aumenti di imposizione, anche attraverso il taglio delle agevolazioni fiscali” spiega Galli, che poi parla della spesa pubblica italiana. “Per conseguire il pareggio nel 2013 e iniziare a ridurre il rapporto fra debito e Pil, il saldo primario dovrebbe migliorare di quasi 90 miliardi di euro, da -0,1 del Pil nel 2010 a +5,4 nel 2013. Dovrebbe rimanere fra il 5 e il 6 negli anni successivi” conferma Galli. Dunque in sostanza, spiega sempre il direttore generale della Confindustria, si dovrebbe recuperare in tre anni tutto il terreno perso in un decennio: senza un cambiamento radicale della politica economica, è impossibile, dunque da qui viene l’affermazione che “per l’Italia non c’è futuro”.
Pietro Gugliotta

La notizia dell’abbandono di Fiat a Confindustria ha scatenato diverse reazioni. In realtà si pensava che le dichiarazioni dei mesi scorsi di Sergio Marchionne, che dichiarava come non ci fossero più le condizioni affinchè la Fiat potesse restare all’interno della Confindustria, fossero un fuoco di paglia, quasi una minaccia per riuscire ad ottenere un maggiore peso decisionale. Ma non è stato così. Non è tardata la replica di Emma Marcegaglia, numero uno di Confindustria. “Pur rispettando la decisione perchè Confindustria è una libera associazione di imprese, non condividiamo le motivazioni di Marchionne in base alle quali ha deciso di uscire dalla nostra associazione. Mi ricordo che Marchionne mi aveva mandato una lettera a fine giugno, dopo l’accordo interconfederale del 28 giugno dicendomi che apprezzava l’accordo e aveva bisogno della sua validità retroattiva degli accordi di Pomigliano e Mirafiori e che se questo non fosse accaduto sarebbe uscito da Confindustria” dichiara la Marcegaglia. In effetti l’accordo è poi arrivato, infatti l’articolo 8 aveva effetto retroattivo ed era valido per i due stabilimenti dell’azienda del Lingotto. “Marchionne dice che la sottoscrizione dell’accordo interconfederale avrebbe depotenziato l’art. 8 ma questo non è vero” spiega il presidente di Confindustria, che continua a sostenere come le motivazioni scelte da Marchionne non siano valide e sostenibili. “Ho ricevuto il parere dei tre giuslavoristi italiani importanti, che dicono esattamente il contrario e cioè che la sottoscrizione definitiva del 28 giugno non mina minimamente la portata e l’efficacia dell’art. 8, anzi in un certo senso lo rafforza e quindi questo tipo di motivazioni non stanno in piedi dal punto di vista tecnico” conclude la Marcegaglia. E’ chiaro che l’uscita di Fiat dalla Confindustria è importante anche perchè costringe l’associazione degli industriali a rinunciare ad un valore molto importante economicamente. Marchionne ha confermato che l’uscita di Fiat è definitiva e sarà molto improbabile che l’azienda del Lingotto possa rientrare in futuro all’interno di Confindustria.
Pietro Gugliotta

Negli scorsi mesi, più volte si era parlato della possibilità che la Fiat potesse uscire da Confindustria. Ogni volta che la notizia trapelava sui giornali, l’a.d. Fiat, aveva smentito. Nelle ultime settimane però qualcosa era cambiato. Infatti Sergio Marchionne più volte aveva dichiarato la possibilità concreta che Fiat potesse uscire dalla Confindustria. Si pensava fossero delle semplici “minacce” per ammorbidire le questioni sindacali e le posizioni fin troppo rigide della Confindustria, ma così non è stato. Infatti nella giornata di ieri, è arrivata la lettera ufficiale: “Fiat e Fiat Industrial usciranno dal primo gennaio 2012 da Confindustria, parola di Sergio Marchionne. Questa la lettera che Marchionne ha spedito al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “Ti confermo che, come preannunciato nella lettera del 30 giugno scorso, Fiat e Fiat Industrial hanno deciso di uscire da Confindustria con effetto dal 1 gennaio 2012. Stiamo valutando la possibilità di collaborare, in forme da concordare, con alcune organizzazioni territoriali di Confindustria e in particolare con l’Unione industriale di Torino. Da parte nostra, utilizzeremo la libertà di azione applicando in modo rigoroso le nuove disposizioni legislative. I rapporti con i nostri dipendenti e con le organizzazioni sindacali saranno gestiti senza toccare alcun diritto dei lavoratori, nel pieno rispetto dei reciproci ruoli, come previsto dalle intese già raggiunte per Pomigliano, Mirafiori e Grugliasco. È una decisione importante, che abbiamo valutato con grande serietà e attenzione, alla quale non possiamo sottrarci perché non intendiamo rinunciare a essere protagonisti nello sviluppo industriale del nostro Paese”. Un addio definitivo come dichiarato dallo stesso Marchionne. I due titoli in Borsa hanno perso terreno: Fiat perde il 3.22%, mentre Fiat Industrial è calata del 5.74%.
Pietro Gugliotta

Nei giorni scorsi, a Firenze, si è tenuta una assemblea degli industriali toscani. Alla manifestazione è intervenuta Emma Marcegaglia, leader di Confindustria. L’associazione degli imprenditori italiani vuole cambiare l’attuale situazione economica italiana e chiede una mano al Governo. “Confindustria presenterà al Governo un documento, un manifesto delle imprese, insieme alle altre associazioni, per salvare l’Italia. Un documento che non riguarda le imprese, ma è per l’Italia. Se il governo è disponibile a parlare con noi e con le altre associazioni, bene. Se invece vuole andare avanti con piccole cose, non siamo più disponibili, scindiamo le nostre responsabilità, perchè vogliamo un cambiamento vero” spiega la Marcegaglia. Un documento che dovrà rilanciare l’economia italiana, partendo dalla riduzione della spesa pubblica, con dei nuovi tagli che possano allineare la spesa pubblica italiana a quella dei principali paesi europei. Con i soldi risparmiati si potrebbe abbassare la pressione fiscale, specie ai giovani. Ma non solo: il documento della Confindustria parlerà di infrastrutture e liberalizzazioni. “Nell’ultima manovra non c’è quasi niente relativo alle liberalizzazioni e alle infrastrutture: sono due temi che riguardano tutto il Paese. Dobbiamo guardarci in faccia e domandarci se vogliamo tornare a crescere”. Tanti buoni propositi dunque all’interno di questo documento, appoggiati anche dalle associazioni sindacali.
Pietro Gugliotta

La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, è intervenuta ieri ad una tavola rotonda, all’interno della festa dell’Udc. E’ stata l’occasione per commentare la manovra economica approvata dal Governo. La Marcegaglia non ha perso l’occasione per lanciare qualche stoccata proprio all’esecutivo. “Abbiamo un problema di credibilità. O il governo, molto velocemente dimostra che è in grado di fare una grande operazione, in termini di quantità ma anche di equità, superando i veti, oppure penso che dovrebbe trarne le conseguenze perché non possiamo restare in questa incertezza. Abbiamo fatto una manovra e abbiamo ancora degli spread pre-manovra e«c’è un problema di credibilità“.In conclusione la Marcegaglia lancia un duro monito alle istituzioni: il futuro dell’Italia è a rischio. ”Il nostro Paese è in pericolo: o i problemi li diciamo chiaramente e li mettiamo sul tavolo e cerchiamo di risolverli o facciamo finta che non ci siano ma facciamo un danno al Paese”. Alla Marcegaglia risponde il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. “Mi pare che ci sia un po’ di contraddizione, un po’ di confusione in giro” esordisce il ministro, che ricorda come la numero uno di Confindustria solo pochi giorni fa affermava che la manovra andava nella direzione giusta, dunque approvandola. “Tutto si può dire, quindi, tranne che alla fine il Governo non ha deciso. Questa è la manovra approvata al Senato, sarà approvata così anche alla Camera e quindi alla fine ce l’abbiamo fatta. Con qualche difficoltà, ma ce l’abbiamo fatta” ha concluso Maroni.
Pietro Gugliotta

Giampaolo Galli, direttore generale di Confindustria, ha parlato durante l’audizione al Senato sulla manovra. Confindustria propone alcuni interventi in materia fiscale che potrebbero permettere di avere risparmi veramente ampi, risparmi possibili anche grazie ad una interessante proposta sul contenimento della spesa pensionistica. “Se i mercati credessero davvero al pareggio nel 2013 o 2014, lo spread sarebbe a 100. La credibilità va riconquistata: con uno spread a 290 siamo pazzescamente a rischio. Occorre agire rapidamente per ristabilire la fiducia dei mercati nell’Italia” spiega Galli, che poi propone la ricetta di Confindustria. “Interventi in materia fiscale e sulla spesa pensionistica: ciò consentirebbe risparmi a regime superiori ai 15 miliardi, l’incentivazione di occupazione e sviluppo riducendo gradualmente il cuneo contributivo e fiscale su lavoratori e imprese”. Confindustria, per bocca di Galli, si dice favorevole all’aumento dell’IVA: “Aumento dell’1% dell’IVA? È necessario anticipare la clausola di salvaguardia, prevedendo un contenuto incremento dell’aliquota Iva ordinaria dal 20 al 21%, che determinerebbe un gettito aggiuntivo di circa 3,7 miliardi di euro annui”. Chiusura sull’articolo 8, articolo fortemente contestato dalla Cgil: il direttore generale di Confindustria spiega che l’ideale sarebbe avviare un tavolo di confronto, una riflessione con le organizzazioni sindacali. “Siamo convinti che una materia complessa come quella delle intese modificative delle norme di legge e di contratto vada concordata con i sindacati firmatari dell’accordo”.
Pietro Gugliotta