
Si è tenuto in questi giorni in Corea del Sud, a Gyeongju, il meeting del G20, che raccoglie i 20 paesi avanzati ed emergenti del mondo. C’erano sia i ministri finanziari e i governatori, riuniti per trovare un accordo sulla cosìdetta “guerra delle valute“. Come si legge nel comunicato emesso al termine della riunione, i venti paesi si sono “impegnati a far si che il sistema dei tassi di cambio rifletta i fondamentali economici dei Paesi”. Inoltre il G20 è stata l’occasione per invitare i paesi a “evitare la svalutazione competitiva delle monete”: è proprio questo il nodo principale. Infatti tutto nasce dall’errata valutazione inferiore che viene data allo Yuan (la moneta cinese), sia nei confronti dell’Euro che sopratutto nei confronti del Dollaro. Tutto ciò ovviamente danneggia le esportazioni di Stati Uniti ed Unione Europea, dunque risolto questo problema si è avuta la reazione positiva sia degli americani che dell’Europa. Ma il punto centrale è stato anche quello dell’approvazione del nuovo Fondo Monetario Internazionale, un progetto piuttosto complesso che piano piano va sviluppandosi. Il primo passo era stato fatto qualche giorno fa, quando i ministri finanziari europei si erano incontrati a Lussemburgo per iniziare a definire le prime strategie del progetto. Primo passo la distribuzione dei seggi: adesso saranno dieci i grandi azionisti del Fmi. Quattro europei (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia), le quattro economie emergenti (Brasile, Russia, India e Cina) oltre Stati Uniti e Giappone. Il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, ha rassicurato tutti sulla posizione dell’Italia all’interno del Fmi. Infatti secondo Tremonti, “l’Italia è la settima economia mondiale, e lo resterà per molto tempo ancora, la sua posizione all’interno del FMI non è in discussione”.
Pietro Gugliotta

Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, ha parlato a Seul nei giorni scorsi nella veste di Presidente del Financial Stability Board, in occasione dei un incontro col governo della Corea del Sud, a proposito delle regole finanziarie. Si è soffermato sulle possibilità di ripresa economica in Europa e in particolare sull’Italia. “La ripresa mondiale resterà con noi e quella europea, - esordisce Draghi – segnata dalle diverse velocità di marcia tra il Nord e il Sud e del continente, si sta diffondendo anche fra i paesi meno pronti a ripartire. E per crescere di più, l’Italia deve diventare produttiva e competitiva come la Germania“. Proprio questa affermazione ha visto una secca replica del Ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti. Draghi ha poi proseguito la sua analisi economica mondiale. “Ci sono maggiori probabilità che questa ripresa non ci abbandoni. In Europa, dove la crescita è più marcata al Nord che al Sud, la ripresa si sta allargando, in Germania consumi e investimenti stanno crescendo. La ripresa viene dalla Germania e si sta diffondendo nel resto d’Europa. L’impressione è di una ripresa con basi più ampie e con segnali positivi sia sul fronte dei consumi che degli investimenti, sostenuta soprattutto dal commercio mondiale, per l’Europa l’export è un elemento trainante. Ci sono ancora mercati fragili - spiega il governatore di BankItalia – ma sul fronte europeo un elemento positivo è dato dalla bassa inflazione, le cui aspettative sono ancorate al livello più basso degli ultimi cinque anni. Nel breve termine non avremo una forte ripresa economica, che resta soggetta a diversi rischi, come il graduale ritiro delle misure di stimolo all’economia introdotte dai governi e la fragilità dei mercati, ben testimoniata dalla volatilità. La ripresa – conclude Draghi - non sarà uniforme. In alcuni paese, come ad esempio la Cina, è forte, ma in altri non è così”.
Pietro Gugliotta