
Piu che debito pubblico, l’Italia soffre un debito “locale”. Sono infatti gli enti locali che superano addirittura il debito Statale dell’Italia. Una differenza incredibile, che viene costata dalla Corte dei Conti. Secondo l’ente contabile infatti, il debito statale raggiungerà il 118.4% del Prodotto interno lordo, ma gli Enti Locali hanno saputo fare di “meglio”. Infatti nel 2008, i debiti municipali erano pari a 62 miliardi di euro, Roma esclusa: includendo anche la Capitale, questo debito supera e non di poco i 70 miliardi di euro. Facendo un rapido e sommario calcolo, ci sono oltre mille euro di debito per ogni cittadino italiano. Situazioni record? Oltre della già citata questione di Roma, anche Catania lo scorso hanno ha rischiato la “bancarotta”: il premier Berlusconi però è riuscito ad stanziare 140 milioni di euro circa per tappare questa enorme falla della città siciliana. Per quello che riguarda il dato di comune più indebitato – in relazione al numero dei cittadini – lo scettro poco ambito di comune più indebitato spetta a Torino, dove per ogni torinese c’è un debito di 5.564 euro.
“La sostenibilità del debito – si legge in una nota della Corte dei Conti - considerando sia il peso degli interessi che quello delle quote capitale risulta nel complesso dei comuni critica, in quanto parte dell’onere è coperto con risorse di natura straordinarià. Gli enti in disavanzo nel 2008 sono di numero crescente (da 63 a 82) rispetto agli esercizi precedenti e l’ammontare del disavanzo complessivo aumenta di oltre il 20%. La situazione non appare nel complesso incoraggiante, risultando in aumento gli enti interessati e le situazioni di alcuni di essi appaiono allarmanti. Nel 2009 l’importo dei debiti fuori bilancio è in aumento, ma tale andamento sconta la non completezza degli enti interessati alle rilevazioni”.

Il presidente di sezione della Corte dei Conti, Luigi Mazzillo è intervenuto al termine della presentazione del rapporto sul coordinamento della Finanza pubblica. “Gli strumenti di controllo della spesa hanno funzionato meglio che in passato, ma il fondo del barile è stato raschiato a sufficienza” queste le parole di Mazzillo. Secondo la magistratura contabile, ci sono margini strettissimi per intervenire sul fronte della spesa statale.
“La compressione di beni e servizi, che vengono finanziati attraverso la spesa statale, sotto una certa soglia è difficile da realizzare e anche inopportuna. E’ in questo contesto che sono maturate, infatti, le condizioni per l’accumulo di una massa rilevante di debiti occulti e per l’abnorme espansione dei ritardi nei pagamenti ai fornitori delle amministrazioni”. D’accordo sul taglio degli stipendi ai dipendenti pubblici con gli stipendi più elevati, il consigliere della Corte dei Conti, Mario Nispi Landi. “Tutto può servire, ma l’ipotizzato taglio agli stipendi più elevati di magistrati e pubblici dipendenti più che fare cassa, serve a dare un segnale di equità, perchè il gettito è poco”.
“C’è un limite etico, lo Stato – si legge nella nota della Corte dei Conti – non può sollecitare più di tanto e fare pubblicità per far giocare di più i cittadini. Bene invece tagliare le gambe al gioco clandestino”. Capitolo a parte per gli Enti locali. “Le amministrazioni locali hanno rispettato ampiamente i limiti fissati dal patto di stabilità interno per il disavanzo, mentre sul rilancio economico hanno avuto più difficoltà a causa della rigidità dei meccanismi. Al contrario le Regioni, che rispetto a un obiettivo di riduzione della spesa dello 0,6% hanno registrato un aumento del 4,4%, anche a causa delle misure di alleggerimento del patto per la salute introdotte nel 2009″.
Pietro Gugliotta

Niente benefici per i consumatori dalle privatizzazioni, infatti secondo la Corte dei Conti la gestione privata si è limitata ad aumentare le tariffe per far tornare in attivo le aziende ex pubbliche, sfruttando così la posizione dominante sul mercato. Per i giudici contabili le nuove aziende privatizzate non sono per nulla più efficienti di prima.
Tutto questo lo si evince dall’ultimo rapporto su “Risultati e obiettivi della operazioni di privatizzazioni di partecipazioni pubbliche”, che dimostra chiaramente come il recupero dell’efficienza delle aziende sia passato da un ingente incremento delle tariffe, che risultano decisamente più elevate di quelle richieste agli utenti di altri Paesi europei. Per la Corte dei Conti, la dinamica dei prezzi risulta molto accentuata per acqua, gas e pedaggi autostradali, più contenuta invece per l’energia elettrica e in marcata riduzione per i servizi telefonici.
Ma il rapporto evidenzia come il processo di privatizzazione in Italia abbia raggiunto i suoi obiettivi in termini di incassi, infatti è al secondo posto, dopo il Giappone, nella classifica globale delle privatizzazioni. La Corte dei Conti ha evidenziato sia risultati che criticità, di un processo che nel bene o nel male risulta di “portata storica”. Tra le criticità troviamo gli alti costi, pari a 2,2 miliardi di euro, che sono frutto di incongruenze nelle contabilizzazioni. Ma non mancano anche delle criticità nelle modalità con cui sono state realizzate le operazioni di privatizzazione, dove scarsa trasparenza e chiarezza hanno regnato sovrane.