
Domanda record per i bond di Enel, che nei primi tre giorni di collocamento ha toccato quota 9 miliardi. Una domanda cospicua che Enel non sembra intenzionata a coprire, infatti ha già fatto sapere che non ha intenzione di aumentare l’importo dell’emissione obbligazionaria a 4 miliardi di euro. L’ipotesi di questo aumento era stata avanzata martedì, ma alla fine il bond si fermerà a 3 miliardi. Dunque i risparmiatori che hanno fatto richiesta si ritroveranno parzialmente soddisfatti.
La domanda record per i bond di Enel dimostra come le famiglie siano molto propense ad investire su obbligazioni corporate, proprio perché titoli di Stato e obbligazioni bancarie vendute allo sportello non offrono rendimenti appetibili. Enel offre un bond a cedola variabile e uno a cedola fissa, con rendimenti compresi tra i 65 e i 125 punti base sopra i tassi Euribor e swap.
Sono passati ormai 7 anni dal crack di Cirio e Parmalat, e ad oggi le emissioni corporate sono riservate per la maggior parte ad investitori istituzionali. Lo scorso anno, le imprese italiane hanno emesso bond per 34 miliardi di euro, di cui 32 riservati a grandi fondi e 2 ai risparmiatori. Il fatto che Enel non abbia intenzione di aumentare l’emissione è da ricollegare soprattutto alla non necessità di ulteriori fondi. Altri sostengono invece che sia stata l’imposizione per legge di un supplemento di prospetto a sconsigliare ad Enel l’aumento, poiché si sarebbe potuto verificare un rallentamento dell’operazione.
Giuseppe Raso

Nel 2010 scatta la possibilità di “class action”, la causa collettiva che i consumatori possono intraprendere per difendere i propri diritti contro pratiche commerciali scorrette. A scatenare polemica è la non retroattività della norma, che non potrà essere applicata ai maxi-crack avvenuti qualche anno fa come Cirio e Parmalat. Infatti si potrà intentare una causa collettiva solo se gli illeciti sono stati commessi dopo il 16 agosto 2009. In ogni caso si tratta di una vera e propria rivoluzione, che fornirà al consumatore un’arma di difesa in più, contro quelle che aziende che fanno dell’illecito la loro ragion d’essere.
L’associazione dei consumatori Codacons ha già annunciato di aver depositato i primi ricorsi contro due banche, per i costi sui conti correnti troppo elevati. La “class action” nello specifico permetterà a tutti i consumatori che hanno subito un danno da un’azienda di far valere i propri diritti attraverso il promotore dell’azione, senza necessità di ricorrere ad un avvocato.
Previsto nella Finanziaria 2008, il debutto di questo strumento è stato più volte rinviato, per via di carenze dal punto di vista procedurale, che potevano comprometterne il buon funzionamento. Comunque è previsto un periodo di rodaggio, nei tribunali non ci sono ancora sezioni specializzate in questo tipo di cause, sarà dunque necessario ancora un po’ di tempo per vedere i primi risultati. Intanto, come già detto in precedenza, la Codacons ha battezzato la “class action”, citando in tribunale Unicredit e Intesa Sanpaolo, accusate di applicare commissioni troppo alte sui conti correnti in rosso.
Giuseppe Raso