
E’ una Susanna Camusso molto agguerrita quella intervistata dal Corriere della Sera: la leader di Cgil infatti non ha gradito le misure approvate nella Manovra del Governo Monti. E’ in arriv dunque la prima spaccatura fra Governo e Sindacati. “La situazione era ed è grave, ma la ricetta giusta non è quella di Monti, perchè grava sui soliti noti, chi ha un reddito Irpef dichiarato, in genere medio basso” spiega la Camusso. Secondo il leader di Cgil, questa manovra impoverisce chi ha un reddito medio-basso, una categoria che solitamente non si sottrae al Fisco. Ma cosa avrebbe fatto la Camusso al posto di Monti? “Avremmo introdotto forme serie di prelievo sulle grandi ricchezze e non misure così leggere che rasentano la trasparenza. Avremmo messo un sano tetto alle retribuzioni più alte e alla pluralità di incarichi pubblici e cumuli multipli tra stipendi e pensioni d’oro. E avremmo fatto cose più incisive sull’evasione, solo per fare qualche esempio” risponde la Camusso. La numero uno della Cgil non smentisce le voci su possibili nuovi scioperi: in questo contesto infatti non è una soluzione da escludere, si valuterà – spiega Susanna Camusso – insieme a Cisl e Uil. Fra le ultime domande rivolte alla Camusso, c’è quella sul futuro: la leader Cgil chiede una nuova manovra, rivolta più alla crescita, dato che in questa appena approvata non ci sono segnali positivi per il mercato del lavoro e non c’è una reale spinta alla crescita di questo paese.
Pietro Gugliotta

Parliamo spesso dei rincari energetici, che sono dettati dai continui aumenti del petrolio, ma in questi giorni una associazione ha monitorato attentamente il prezzo dell’acqua. Le bollette dell’acqua negli ultimi due anni hanno visto una crescita incredibile del proprio costo, un aumento medio del 12.5%, con vette del 42% in alcune città. Rincari pesanti in città come Palermo (+35%), Trieste (+25%) e Roma (+21%), rincari minimi in altre città come Brescia e Potenza (+3%) e Catania (+1%). Ma quello che sconvolge è la differenza dei prezzi: una bolletta può costare dai 503 euro di Firenze, ai 445 di Ravenna, passando per i 391 di Genova e i 330 di Palermo; ma le tariffe più basse sono nelle grandi città, dove paradossalmente la bolletta ha un costo minore: in media sotto i duecento euro a Milano e Bergamo (129 euro Milano, 198 euro Bergamo), 225 euro per Roma, Napoli e Venezia.
Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, chiede una maggiore attenzione da parte delle istituzioni. “Un’anarchia generalizzata. Perché passato il referendum non è che tutto vada bene. Anzi. A prescindere che l’acqua sia pubblica o privata, serve subito una regolamentazione a livello nazionale. E quindi che la neonata Agenzia, con tutti i suoi handicap, inizi quanto prima a lavorare. Per vigilare sull’applicazione di tariffe e piani di investimento, quindi stabilire standard omogenei di qualità”.
Pietro Gugliotta

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervenuto in quello che potremmo definire uno dei suoi ultimi appelli da numero uno di Bankitalia: l’Italia deve risanare la propria economia partendo dalla spesa pubblica. Un allarme lanciato più volte però forse non compreso a pieno dal Governo, che è stato nuovamente richiamato da Draghi. “Occorre agire con rapidità. E’ stato già perso troppo tempo” esordisce il governatore della Banca d’Italia. “Gli aumenti dei tassi degli ultimi mesi se protratti nel tempo avrebbero l’effetto di vanificare in non piccola parte le misure approvate con i decreti legge convertiti in settembre con un ulteriore possibile effetto negativo sul costo del debito” spiega Draghi, affermando che questa situazione potrebbe diventare ingestibile. Secondo Draghi è fondamentale che il nostro paese riesca a risolvere da solo i propri problemi, senza attendere che arrivi l’aiuto di altri paesi o dell’Unione Europea. “E’ importante che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell’economia italiana possono venire solo dagli italiani. Sarebbe una tragica illusione pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori. Spettano a noi”. Sopratutto perchè si tratterebbe di interventi esterni e provvisori: l’Italia deve risanare la finanza pubblica in primis – spiega Draghi – e poi spingere l’acceleratore sulla crescita, che va assolutamente rilanciata.
Pietro Gugliotta

Si è concluso ieri il tour di tre giorni nel Midwest del presidente americano Barack Obama. Il numero uno della Casa Bianca ha voluto tranquillizzare tutti i cittadini, escludendo di fatto una nuova recessione e spiegando che l’unica difficoltà dell’economia americana è legata alla disoccupazione. E’ proprio questo il tema caldo: risolta in parte la crisi economica che sta attanagliando gli Stati Uniti, bisogna pensare alla crescita. E la crescita economica di un paese passa inevitabilmente dalla diminuzione del tasso di disoccupazione. “Non penso che ci sia il rischio di una nuova recessione, ma il pericolo è che non avremo una crescita abbastanza veloce per risolvere la crisi della disoccupazione che sta colpendo un sacco di gente. Per questo dobbiamo fare di più” ha spiegato Obama intervistato dalla Cbs. Davanti agli elettori, il presidente degli Stati Uniti ha voluto anche annunciare un piano di rilancio dell’economia americana. “Porterò avanti un piano a partire da settembre per creare posti di lavoro e controllare il nostro deficit”. Nel frattempo, il vice presidente Usa, Joe Biden, si trovava in Cina, dove ha incontrato il suo omologo cinese, Xi Jingping: un incontro per rafforzare la cooperazione fra Cina e Stati Uniti in questo periodo di crisi globale. “Con le nuove circostanze la Cina e gli Stati Uniti condividono ancora più interessi comuni e sostengono insieme le responsabilità più comuni. Rafforzare le relazioni sino-americane non solo serve ai due Paesi, ma anche al mondo intero” ha spiegato il vice presidente della Cina, Xi Jinping.
Pietro Gugliotta

Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, non usa mezze misure: “bisogna approvare il prima possibile la manovra da 40 miliardi“. Lo ha dichiarato all’Unione industriale di Torino, dove si è tenuta l’assemblea degli imprenditori subalpini. Emma Marcegaglia dunque chiede al Governo uno sforzo importante per l’approvazione della manovra, ma non solo. Infatti altro tema principale è quello della riforma fiscale. “Bisogna andare avanti su una serie di provvedimenti per aiutare la crescita, tra cui la manovra fiscale che pensiamo debba essere a parità di pressione fiscale complessiva”. Confindustria, per bocca della Marcegaglia, conferma che i due principi più importanti per il futuro dell’Italia sono il rigore e la crescita. E proprio la crescita è l’argomento che sta più a cuore alla numero uno di Confindustria, crescita che è collegata alla riforma fiscale. “C’è la necessità di andare avanti anche su una serie di provvedimenti che possono aiutare la crescita, fra cui anche la riforma fiscale, che noi pensiamo debba essere a parità di pressione fiscale complessiva, e abbassare le tasse su imprese e lavoro dipendente, magari rialzando la tassazione su rendite finanziarie, sull’assistenza, su qualche lieve aumento delle aliquote Iva”. Ultima battuta sul tema dei Ministeri al Nord: la Marcegaglia boccia subito la proposta. “Non mi sembra che sia un tema vero, i temi veri sono avere il bilancio a posto, fare la riforma fiscale, liberalizzare, investire in ricerca e innovazione”.
Pietro Gugliotta

Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha parlato probabilmente per l’ultima volta da numero uno di Bankitalia: l’occasione è stata la lettura delle considerazioni finali sul mondo economico italiano. Infatti Draghi il 24 giugno sarà designato come nuovo presidente della Banca Centrale Europea e dovrà lasciare il suo ruolo di numero uno di Bankitalia. Draghi nel suo discorso ha toccato parecchi punti importanti, passando dalle riforme al ritardo nella ripresa del paese. “Bisogna tornare alla crescita, serve una manovra tempestiva, strutturale, credibile agli occhi degli investitori internazionali, orientata a favore della crescita che potrebbe sostanzialmente limitare gli effetti negativi sul quadro macroeconomico” ha esordito Draghi. Sul ritardo della ripresa economica italiana, il governato della Banca d’Italia ha spiegato che “dall’avvio della ripresa, nell’estate di due anni fa l’economia italiana ha recuperato soltanto 2 dei 7 punti percentuali di prodotti persi nella crisi. Nel primo trimestre di quest’anno il ritmo di espansione è stato appena positivo”. Chiusura sugli obiettivi: l’Italia deve puntare al pareggio di bilancio, senza effettuare tagli indiscriminati. “Oggi bisogna in primo luogo ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica, portandolo senza indugi al pareggio, procedendo a una ricomposizione della spesa a vantaggio della crescita, riducendo l’onere fiscale che grava su tanti lavoratori e imprenditori onesti. Per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie”.
Pietro Gugliotta

Il CSC, ossia il Centro Studi di Confindustria, ha pubblicato i risultati delle ricerche sul mondo del lavoro, in particolare sull’occupazione. Sembrano esserci dati positivi: infatti come segnala il Centro Studi di Confindustria l’occupazione è in ripresa. “L’emorragia occupazionale è in esaurimento, la domanda di lavoro sta tornando a aumentare” si legge nella nota del Centro Studi di Confindustria, che presentando le stime elaborate, pone l’accento sulla ripresa del lavoro a tempo determinato: infatti è in aumento del 5.1% rispetto al quarto trimestre del 2010. I dati sono positivi, ma non del tutto: infatti la situazione dell’Italia resta sotto controllo, infatti la ripresa dell’occupazione nella penisola è debole. “Sul lavoro c’è qualche segnale positivo ma non si delinea ancora una inversione di tendenza. Le aspettative delle imprese indicano comunque che l’emorragia occupazionale è in esaurimento e che la domanda di lavoro sta tornando ad aumentare”. Meno ottimista la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che da Firenze ha parlato in maniera molto cauta di questi dati. “Non siamo ancora in presenza di una ripresa solida e duratura dell’occupazione, c’è ancora un po’ d’attendere. Non siamo ancora ad una svolta strutturale dell’occupazione. La crescita del Paese è ancora molto bassa. In Italia esiste il problema della crescita dell’occupazione da almeno un quindicennio, con una crescita pero’ piuttosto bassa, intorno all’1%, meno della meta’ dei principali Paesi europei”. La Marcegaglia ha ripetuto come si tratti di un problema molto serio, il tema della crescita dell’occupazione è fondamentale all’interno di un Paese, dunque la Confindustria chiede grande attenzione da parte del Governo su queste tematiche.
Pietro Gugliotta

Il bollettino economico della Banca d’Italia, rilasciato in questi giorni, non vede un roseo futuro per l’economia dell’Italia: infatti il nostro Paese attraversa un momento tutt’altro che positivo. Infatti pare proprio che la crescita dell’Italia sarà inferiore a quella dell’area Euro, sia nel 2011 che nel 2012, una crescita definita “fiacca” confermata dalle stime del Pil, che si attestano fra lo 0.9% del 2011 e l’1.1% del 2012, crescita pressochè stabile se si considera che nel 2010, il Pil si è attestato all’1%. Ecco cosa si legge nel bollettino di BankItalia. “E’ essenziale che vengano rimossi gli ostacoli strutturali che hanno finora impedito all’economia italiana di inserirsi pienamente nella ripresa dell’economia mondiale. La ripresa debole condiziona il mercato del lavoro e pesa sulle prospettive di ripresa dell’occupazione. A fronte di una espansione del prodotto frenata dalla debole domanda interna non si avrebbe una robusta ripresa dell’occupazione”. Continua a preoccupare l’occupazione: nel bollettino si fa cenno al calo dell’occupazione nel terzo trimestre, un calo lieve ma costante che evidenzia l’interesse delle imprese ad offrire contratti flessibili, mettendo da parte i contratti a tempo pieno o impieghi permanenti. Anche le entrate sono calate nel 2010: “le entrate tributarie nel 2010 sono diminuite dell’1%, lasciando sul terreno ben 3,9 miliardi di euro. La diminuzione dipende dalla riduzione delle entrate per lo scudo fiscale e delle imposte sostitutive introdotte con il decreto anticrisi del 2008″.
Pietro Gugliotta

L’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha presentato i dati del “superindice” di settembre. L’Ocse raggruppa 30 paesi in tutto il mondo, dunque questo valore può essere confrontato con le più grandi potenze mondiali. Secondo questa organizzazione, il superindice migliore e più positivo è da attribuire alla Germania, alla Russia, al Giappone e agli Stati Uniti, tutti paesi che mostrano una buona crescita. Accanto a questi paesi, troviamo quelli che viaggiano ad una velocità minore, dunque sono in una espansione negativa. E’ il caso di Canada, Francia, Gran Bretagna, Italia, India, Cina e del Brasile. Il superindicatore dell’Ocse, nel mese di settembre 2010, ha fatto segnare quota 102.8, toccando un punto negativo o di crescita nulla, per il quinto mese consecutivo. In rapporto al dato di settembre 2009, il superindice mostra una crescita di 4.4 punti, ma poteva essere ben superiore. Nel mese di settembre, il risultato più positivo è stato ottenuto dalla Russia, che ha mostrato un incremento dello 0.6%, seguita dal Giappone che ha aumentato il proprio superindice dello 0.2%. Male la Cina: la nazione asiatica ottiene il peggiore risultato mensile, con - 0.7%, seguono a ruota con una flessione dello 0.2% Brasile, Canada, India e Italia. Per quello che riguarda gli ultimi dodici mesi, la nazione che ha di fatto mostrato una flessione più evidente, è proprio la Cina, con una flessione addirittura del 4.0%; male anche altre nazioni, fra cui Francia con una flessione dello 0.5%, l’India che perde 0.2% e l’Italia che mostra una crescita dello 0.5%, quasi invariata dunque.
Pietro Gugliotta

Il Fondo Monetario Internazionale, l’FMI, ha rilasciato ieri il documento “Regional Economic Outlook per l’Europa“, una pubblicazione dove vengono riportate le previsioni già contenute del World Economic Outlook diffuso nelle scorse settimane, ma stavolta riferite solo all’Europa. Per quanto riguarda il Vecchio Continente la ripresa sarà debole - per quello che concerne le previsioni del 2010-2011 – mentre per l’Italia si prospetta un periodo difficile, dato che la sua crescita sarà inferiore alla media dell’Euro Zona. Tornando ai dati europei, la crescita sarà del 2.3% nel 2010, mentre scenderà a 2.2% nell’anno 2011. Passando in rassegna i principali paesi, notiamo come la lenta ripresa venga comunque guidata dalla Germania, il cui Pil crescerà del 3.3%, il valore massimo nel 2010, mentre nel 2011 sarà in aumento del 2%. Passando alle ultime posizioni, troviamo l’Italia che avrà un aumento dell’1% sia nel 2010 che nel 2011, ma c’è chi sta peggio. Infatti nel 2011 la Grecia perderà addirittura il 2.6%, il Portogallo resterà pressochè invariato, mentre la Spagna crescerà solo dello 0.7%. “Sull’Europa continuano a incombere rischi significativi che dovrebbero spingere le autorità a realizzare politiche approriate. In particolare - si legge nella nota del “Regional Economic Outlook per l’Europa” – il risanamento dei bilanci, sebbene inevitabile, dovrebbe essere condotto in modo tale da minimizzare l’impatto negativo sulla crescita e la disoccupazione. Anche la politica monetaria deve calibrarsi attentamente tra la necessita’ di normalizzare le politiche e quella di mitigare la volatilita’ dei mercati del debito sovrano assicurando liquidita’ alle banche”.
Pietro Gugliotta