
La crisi economica che ha colpito l’Italia è sotto gli occhi di tutti: perfino la Chiesa ha voluto dire la sua. Ed è proprio la Chiesa Italiana che è addirittura intervenuta sulla manovra fiscale, prendendo una forte posizione contro tutti gli italiani che non pagano le tasse. E’ proprio il numero uno dei vescovi, Angelo Bagnasco, a parlare a nome della Chiesa Italiana. “Le cifre dell’evasione fiscale sono impressionanti. Come credenti e comunità cristiana dobbiamo rimanere al richiamo etico che fa parte della nostra missione e fare appello alla coscienza di tutti perché anche questo dovere possa essere assolto da tutti per la propria giusta parte. Se questo dovere fosse assolto, le cose sarebbero risolte”. Il presidente dei vescovi ha poi affermato che al centro della manovra debba esserci la famiglia, che è il ganglio vitale della società. “Se la famiglia non è al centro della politica generale la società non avanza”. Chiusura a sorpresa sulle missioni militari all’estero: il cardinal Bagnasco chiede di non tagliare i fondi. Questo il pensiero del presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco sulle missioni all’estero. “Non tagliamo i fondi alle missioni all’estero, in nome dei diritti umani fondamentali che in certe parti del mondo non sono rispettati”.
Pietro Gugliotta

La crisi economica che sta colpendo tutte le principali potenze mondiali sta mettendo a dura prova tutte le Borse mondiali. Dopo i dati economici negativi degli Stati Uniti, uniti ad un insieme di previsioni poco positive sulla crescita economica mondiale, era inevitabile che il prezzo dell’oro salisse. Infatti il prezzo dell’oro ha visto toccare un nuovo record storico, superando quota 1.830 dollari l’oncia, attestandosi anche al picco massimo di 1848.90 dollari l’oncia. In un clima che sembra decisamente votato all’incertezza, uno dei beni più sicuri sul quale puntare è decisamente l’oro. Nonostante i prezzi alti, il rapporto della richiesta di oro è aumentato, anche in quei paesi solitamente più sensibili ai rincari (vedi India e Cina), che un po’ a sorpresa hanno addirittura trainato il mercato dell’oro. Gli acquisti di oro tengono livelli molto alti, nonostante la domanda complessiva di oro sia calata del 17%, rispetto ad un anno fa, toccando quota 919.8 tonnellate. Gli analisti si dividono nel pensare il nuovo picco massimo dell’oro: i più ottimisti pensano che il picco arriverà intorno ai 1.900 dollari, ma c’è chi pensa che se la crisi economica continuerà, il prezzo dell’oro potrebbe toccare anche i 2.000 dollari l’oncia.
Pietro Gugliotta

Banca Centrale Europea, la BCE, e l’FMI (Fondo monetario internazionale) sono concordi nell’affermare che l’Europa debba risollevarsi dalla crisi economica che sta colpendo il vecchio Continente. Le strategie però sembrano diverse. Infatti Jean-Claude Trichet, ha annunciato, fra i provvedimenti che dovranno essere presi, una serie di aste a tasso fisso e liquidità illimitata per i primi mesi del 2011. “Abbiamo esaminato la situazione nel suo complesso. Ho detto e lo ripeto che ci sono state delle tensioni e non farò alcun ulteriore commento su questo fatto”. Qui il riferimento, è all’andamento degli spread dei titoli di Stato sia di Spagna che Italia. Proseguendo la conferenza stampa, tenuta a margine della riunione del Consiglio direttivo a Francoforte, Trichet ha confermato che si tratta di “una valutazione generale che viene fatta che ci siano delle tensioni e questo spiega anche perchè abbiamo deciso di mantenere un volume illimitato nel fornire fondi al sistema nelle nostre aste a una settimana, un mese e tre mesi. Infatti il programma di acquisto dei titoli di Stato europei deciso a maggio è in corso, quindi rimane aperto e sarà commisurato condizioni dei mercati finanziari”, ha concluso Trichet. Ma le dichirazioni più preoccupanti arrivano dal direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn. Secondo Strauss-Kahn infatti, alcuni paesi sono sull’orlo del burrone, chi rischia di più è senza dubbio la Grecia e a ruota anche l’Irlanda. Ma ce ne sono anceh altri che devono mantenere una buona situazione di bilancio, per evitare di finire in questa spirale negativa.
Pietro Gugliotta

Il fine settimana ha portato buone notizie per l’Irlanda: l’Unione Europea aiuterà la nazione irlandese per uscire dalla crisi economica. I ministri europei delle Finanze si sono incontrati e hanno deciso di comune accordo di fornire un aiuto finanziario all’Irlanda, con un piano di sostegno che partirà già dalla primavera 2011. Il piano di salvataggio dell’Irlanda, secondo il commissario alle Finanze Ue, il finlandese Olli Rehn, avrà una durata triennale; il ministro belga delle Finanze, Didier Reynders, ha invece parlato del volume dell’aiuto, che sarà certamente inferiore ai 100 miliardi di euro. Nei prossimi giorni verrà definito il piano d’aiuto all’Irlanda nei minimi dettagli e verrà ufficializzato. Al momento pare che anche nazioni che non fanno parte dell’Unione Europea, come la Svezia o la Gran Bretagna, daranno un sostegno economico all’Irlanda. “E’ stato presentato uno schema del piano durante il weekend e il Fondo Monetario Internazionale si è detto ampiamente soddisfatto, così come erano soddisfatte le autorità europee” ha commentato Brian Lenihan, ministro delle Finanze dell’Irlanda. “Il governo sta ultimando oggi il piano quadriennale per il recupero nazionale. Pubblicheremo il dettaglio di tale piano durante la settimana prossima. Non ho intenzione di essere legato alle cifre perché il gruppo tecnico sta ancora cercando le cifre giuste” ha concluso il ministro delle finanze irlandese, Brian Lenihan.
Pietro Gugliotta

Il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, è intervenuto al “Forum Internazionale dello Sviluppo“, che si è aperto in questi giorni in Marocco, ad Agadir. Strauss-Kahn ha centrato il suo intervento sul mondo del lavoro e ai danni che la crisi ha portato in questa sfera. “La crisi economica ha distrutto 30 milioni di posti di lavoro nel mondo. Adesso il lavoro deve essere la priorità della nuova mondializzazione” ha spiegato il direttore generale del FMI (Fondo monetario internazionale). “Il mondo ha perso 30 milioni di posti di lavoro per via della crisi e le attese per i prossimi anni sono di 400 milioni di posti di lavoro da creare” prosegue Strauss-Kahn, snocciolando anche alcuni numeri che sono molto interessanti. Infatti il direttore generale del Fondo monetario internazionale, ha riportato alcuni dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro: secondo le prime stime, il mondo del lavoro ha visto la perdita di 34 milioni di occupati dal 2007 ad oggi. Adesso i disoccupati - in tutto il mondo – sono circa 210 milioni, un numero che potrebbe addirittura raddoppiare nel giro di dieci anni. Ecco perchè Strauss-Kahn sottolinea il bisogno di creare nuovi posti di lavoro, per poter assorbire questi inoccupati e specie i più giovani. Dominique Strauss-Kahn poi chiude con un penserio alla supervisione del settore finanziario da parte del G20. “Molto è stato fatto nell’area della supervisione internazionale. Tuttavia si può avere la miglior regolamentazione del mondo ma se la sua applicazione non viene supervisionata non sarà di alcuna utilità”.
Pietro Gugliotta

La società brasiliana 3G Capital sfrutta il declino economico degli Stati Uniti per mettere a segno un grande colpo: acquisirà infatti Burger King, la seconda catena di fast food più conosciuta al mondo dopo la McDonalds. Infatti l’azienda brasiliana acquisirà le azioni di Burger King per una quota totale di 4 miliardi di dollari: ogni singola azione verrà valorizzata per 24 dollari. La 3G Capital ha affermato che nell’accordo con l’azienda americana, è compreso il debito esistente di Burger King, che verrà assunto dall’azienda brasiliana 3G Capital. L’operazione si concluderà a breve, probabilmente entro la fine del 2010. Infatti la 3G Capital adesso dovrà acquisire le azioni che appartengono a TPG Capital LP, Goldman Sachs e Bain Capital, per un totale del 31% di Burger King. Le società in questione hanno già approvato il passaggio di Burger King alla 3G Capital, dunque resta da formalizzare l’acquisto di questo 31% di capitale nei prossimi mesi. La trattativa fra la 3G Capital e Burger King ha risollevato il titolo di quest’ultima: ieri c’è stato un balzo di almeno il 24% in Borsa. Il calo del fatturato di Burger King (-1.4% in un anno, pari a 2.5 miliardi rispetto all’anno precedente) è dovuto appunto alla crisi economica che colpisce anche gli Stati Uniti: gli analisti sostengono come i clienti di questa catena siano per lo più giovani e disoccupati, due fra le categorie più penalizzate dalla crisi.
Pietro Gugliotta

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, prova a fornire la sua “ricetta” per combattere la crisi economica che sta toccando tutta l’Europa, in particolar modo la Grecia. “Combattere ogni forma di euroscetticismo e interessato pessimismo. Bisogna fare fronte a una speculazione finanziaria senza regole e slegata dalla realtà. Promuovere un nuovo e più giusto modello di sviluppo, una forte volontà politica comune deve emergere”. Serve una Europa unita, spiega Napolitano. “L’Europa potrà uscire rafforzata anche da questa crisi se saprà aprirsi a ulteriori decisi passi in avanti sulla via dell’integrazione, sviluppando pienamente le potenzialità e i nuovi strumenti del Trattato di Lisbona, dotandosi di adeguate risorse e agendo sulla scena internazionale con una voce sola e con posizioni autorevoli”.
Il presidente ricorda le “difficoltà di oggi, la grave crisi finanziaria e economica che sta colpendo la Grecia, l’incertezza del lavoro e la disoccupazione di lunga durata, la complessità del fenomeno dei flussi migratori, la condizione di rischio delle risorse naturali e energetiche, i sempre più incontrollabili cambiamenti climatici”.
Problemi che “impongono scelte decisive per il nostro futuro che nessun Paese europeo può illudersi di compiere da solo, ma “eve emergere una forte volontà politica comune“. Proseguendo nel messaggio che il presidente Napolitano ha rilasciato in occasione del 9 maggio, Festa dell’Europa, il Presidente spiga che “grande responsabilità spetta ai leader di oggi, affinché si realizzino rapidamente politiche efficaci per fare fronte in primo luogo a una speculazione finanziaria senza regole e slegata dalla realtà. Deve concretizzarsi finalmente l’indispensabile governo dell’economia a livello europeo, che dia ulteriore forza e autorevolezza alla moneta unica e rilanci lo sviluppo, l’occupazione e la qualità del lavoro, contando su un rafforzamento – conclude Napolitano - del patto di stabilità e crescita, su più effettive procedure di coordinamento e di sorveglianza delle politiche di bilancio e su migliori meccanismi di valutazione finanziaria”.

I dati Istat hanno mostrato come l’inflazione del 2009 sia stata la più bassa degli ultimi 50 anni, l’indice dei prezzi al consumo ha subito infatti un incremento dello 0,8% nell’anno appena trascorso. Il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, ha commentato i dati sottolineando come la crisi non abbia penalizzato più di tanto il potere d’acquisto dei cittadini.
Nel mese di dicembre l’inflazione è aumentata dello 0,2% rispetto a novembre e dell’1% rispetto al dicembre 2008. Nel 2008 invece l’inflazione aveva fatto registrare un incremento complessivo annuo del 3,3%. I dati Istat al microscopio mostrano come gli aumenti congiunturali più interessati siano avvenuti nella voce bevande alcoliche e tabacchi (+1,8%) e ricreazione e spettacoli (+0,7%). Invariati i prezzi per prodotti alimentari e istruzione. Variazioni di segno meno invece per comunicazioni (-0,4%) e acqua ed elettricità (-0,3%).
Sempre il ministro dello sviluppo economico ha evidenziato come in questa fase di avvio della ripresa, effettuare controlli sui prezzi per evitare comportamenti speculativi sia molto importante e ha fatto capire che il governo si sta muovendo in questa direzione. Il Codacons all’ottimismo generale mostrato dal ministro risponde con un secco: “Non è abbastanza”. Che l’inflazione sia calata è un dato di fatto, ma l’anno appena trascorso è stato interessato da una contrazione dei consumi cospicua. Secondo l’associazione dei consumatori il dato sull’inflazione va valutato in un contesto di crisi economica, dunque non è rappresentativo di una situazione di benessere generalizzato.
Giuseppe Raso

Di una cosa sola si può essere “certi”: dell’”incertezza” della ripresa economica del 2010. Il gioco di parole rende benissimo l’idea. Nonostante alcuni dati aggregati riportino una certa serenità e ottimismo, la BCE ci va cauta, parlando di un 2010 con un ritmo moderato di espansione, con possibili discontinuità e assoluta incertezza sul futuro.
Il consiglio direttivo della BCE, alla luce dei recenti miglioramenti delle condizioni dei mercati finanziari, ha deciso per un rientro delle misure supplementari messe in atto per contrastare la crisi. In parole semplici, per la BCE è ora che il sistema finanziario riprenda a marciare con le sue forze. Il rientro delle misure avverrà in ogni caso in maniera graduale, le motivazioni di una tale decisione dell’istituto si basano sulla necessità di evitare possibili distorsioni di mercato, qualora le misure fossero mantenute per un periodo di tempo troppo lungo.
Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della BCE, afferma che un recupero veloce dell’attività economica, sui ritmi che si registravano prima della crisi, è improbabile. Nel passato la crescita non era sostenibile, e gli squilibri economici e finanziari erano dovuti soprattutto ad un ricorso eccessivo al credito. Smaghi ha aggiunto inoltre che la ripresa potrebbe risentire negativamente del rialzo dei prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio.
Per quanto riguarda l’Italia, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, elogia le piccole banche, che secondo il Governatore, hanno attutito gli effetti della crisi. Rispetto alle grandi banche, le piccole sono più radicate nel territorio, e proprio grazie ad una loro maggiore interazione con il cliente sono riuscite a fornire finanziamenti alle piccole e medie imprese.
In questi ultimi mesi del 2009 si sono alternate notizie positive e negative in riferimento alla ripresa economica del 2010, dunque i conti tornano, il prossimo sarà un anno veramente incerto.
Giuseppe Raso

Il risparmio è un tema che oggi sta molto a cuore a noi italiani, possiamo dire che siamo sempre alla ricerca della soluzione migliore con cui gestire i nostri soldi. Ma quale soluzione scegliere tra la miriade di offerte e garanzie (o presunte tali) che gli istituti di credito e finanziari offrono? Molto dipende, innanzitutto, dal nostro modo di operare con questi soggetti ed anche dalle nostre conoscenze del mercato finanziario.
Cominciamo a vedere le soluzioni proposte: negli ultimi anni si è sempre più incrementato un utilizzo dell’Home Banking che, a fronte di costi ridotti all’osso, offre un servizio completo, gestibile direttamente dal proprio computer, quindi una sistema che farebbe prediligere i conti deposito, ovvero depositi diversi da un conto corrente che servono per accantonare i propri risparmi, alimentati da conti correnti o versamenti periodici.
Ottima soluzione per chi, quindi, opera digitalmente senza recarsi in banca (target giovani 18-35).
Obbligazioni e titoli sono soluzioni predilette, secondo sondaggi, da un pubblico di età compresa tra i 35 e i 55 anni, abituati a gestire fisicamente i propri risparmi, anche perché sono ancora pochi i conti correnti online (attualmente conosciamo webank.it) che permettono la sottoscrizione digitale.
Soluzione per chi ha contatti diretti con la banca (target 35-55)
Le assicurazioni, invece, sulla vita, a risparmio, malattia o infortuni, vengono scelte in prevalenza come complemento alle prime 3 voci e meno frequentemente come soluzione primaria, hanno però la capacità di essere integrabili in soluzioni previdenziali.