
Come di consueto, viene presentato l’Osservatorio annuale di Findomestic Banca. E’ uno studio che descrive con puntualità la spesa degli italiani, selezionando i settori dove il popolo italiano deciderà di spendere. E a causa dell’arrivo del digitale terrestre, il settore dei televisori è in piena espansione: sono tanti i cittadini che con l’occasione del passaggio da tv analogica a tv digitale, hanno deciso di cambiare il proprio vecchio televisore con uno di nuova generazione. E’ questa la spesa principale dell’ultimo periodo, con un Natale che secondo le previsioni dell’Osservatorio annuale di Findomestic Banca sarà molto contenuto, niente sprechi e grandi risparmi. “Gli italiani sono convinti di aver toccato il fondo, che il peggio della crisi sia alle spalle, ma restano prudenti” spiega Chiaffredo Salomone, amministratore delegato di Findomestic Banca. Fra i dettagli dello studio di Findomestic, si nota come siano calate le conessioni di nuove prestiti: nell’ultimo anno, il 50% delle richieste per finanziamenti personali viene rigettato. Inoltre il 20% delle richieste per l’acquisto d’autovetture o immobili viene rifiutato. E lo stesso Salomone, conferma questi dati. “E’ l’effetto della crisi. Noi accantoniamo il 100% di quanto eroghiamo e quindi siamo costretti ad essere più prudenti e attenti. Oggi è più difficile concedere un prestito, i nostri volumi sono scesi da oltre cinque a quattro miliardi”.
Pietro Gugliotta

Da Cernobbio il ministro Michela Vittoria Brambila ha parlato di dati in crescita per il settore del Turismo in Italia. La novità è rappresentata da un milione di Turisti cinesi che hanno invaso pacificamente il nostro paese armati di macchina fotografica. Dati che non possono che far sorridere gli addetti ai lavori, soprattutto perché tali dati presentano un trend di crescita continuo.
I numeri parlano di un 5,3% di visitatori internazionali in più che l’Italia ha registrato nella prima metà dell’anno, rispetto al +2% della media europea. Il dato Italiano ha superato anche la corazzata spagnola, che ha portato a casa soltanto un misero +0,4%.
Il ministro, ha voluto aggiungere che il peggio della crisi è passato, e che è ora di pensare positivo e di mettere sul tavolo progetti concreti e sul lungo periodo, soprattutto a livello promozionale, in modo tale da coinvolgere anche il territorio europeo, che da solo è in grado di attirare circa il 50% dei visitatori mondiali.
Ma è necessario un cambiamento culturale per togliere il turismo da quella condizione marginale al quale è sempre stato relegato. In fondo il turismo ha dimostrato in più riprese di essere una macchina da soldi efficiente laddove sono stati presentati progetti seri, e l’Italia non può più permettersi di snobbare il settore turismo.
Giuseppe Raso

La Caritas, l’organismo pastorale della Cei per la promozione della carità, lancia l’allarme: in Italia aumentano i poveri. Infatti sono oltre 8 milioni di “poveri ufficiali”, secondo quanto riporta il rapporto presentato ieri dalla Fondazione Zancan e dalla Caritas. La crisi dunque si fa sentire pesantemente, sono circa 8.370.000 gli italiani che vivono in povertà: i dati sono molto attendibili, se pensiamo che la Caritas ha riscontrato un aumento del +25% delle richieste di aiuto da parte di poveri o indigenti. Questi dati vanno a scontarsi con quelli pubblicati in luglio dall’Istat: l’Istituto nazionale di Statistica affermava che la povertà era in calo e contava circa 7.8 milioni di poveri, quasi 500 mila in meno dei dati Caritas. Mettendo in atto una scissione regionale sulla povertà, ci si accorge come il Sud Italia sia quello che soffre di più: le cause sono molteplici, dal numero elevato di componenti nei nuclei familiari, ai bassi livelli di istruzione, e ovviamente la disoccupazione. Ma il dato che deve far riflettere è senza dubbio uno: sempre più famiglie, dove lavorano uno o piu membri, sono povere. Troppe spese e poche entrate, così un italiano su cinque è a rischio povertà secondo altri dati europei. Il rapporto Caritas-Fondazione Zancan poi si sofferma sull’aiuto economico che il Governo spende ogni anno: è una cifra alta (circa 49 miliardi di euro) ma andrebbe spesa meglio, evitando fallimenti come la “social card”.
Pietro Gugliotta

La crisi economica colpisce duramente tutto il Mondo: si parla di ripresa ma è evidente che non è una ripresa veloce, ma sarà molto lenta. E se ne sono accorti anche in America, dove gli ultimi studi hanno dimostrato come la povertà sia in netto aumento. Secondo lo studio dell’istituto centrale di statistica Usa, gli Stati Uniti presentano il 14.3% di americani poveri. Numericamente possiamo dire che questa cifra raccoglie ben 43.6 milioni di persone, un americano su sette dunque vive in condizioni di povertà. E’ il dato percentualmente più basso dagli anni Sessanta, se consideriamo solo le persone in età lavorativa, mentre come livello di povertà generale, è il dato peggiore dal 1994. Periodo dunque negativo per gli Stati Uniti del presidente Barack Obama: prima era aumentato il numero dei disoccupati, era anche cresciuto il numero di americani sprovvisti di assicurazione sanitaria. Secondo l’autorevole giornale americano “Wall Street Journal”, questa crisi di patrimonio è da attribuire principalmente alla mancanza di investimenti nei titoli: le famiglie americane preferiscono investire in società non finanziare e pagare in contanti. “I numeri della Fed mettono in evidenza come l’andamento dei mercati va ad aggiungersi ai problemi occupazionali che già gravano sui consumatori americani. Anche se il mercato dovesse continuare a salire, le nuove debolezze che si osservano nel settore immobiliare potrebebro spingere gli americani a destinare una quota maggiore dei propri redditi ai risparmi piuttosto che agli investimenti”.
Pietro Gugliotta

Nel 2010 il numero degli italiani che non può partire è aumentato: adesso un italiano su due resterà a casa e rinuncerà alle meritate vacanze. La quota di italiani che non partiranno, nel 2010 si attesta al 46.3%, in crescita rispetto al 43,8% dell’estate 2009. Vedendo le statistiche possiamo capire come un italiano su due rinuncia alle vacanze per motivi ecoomici: il 46.8% degli italiani rinuncia infatti alle vacanze per motivi economici, il 18.7% rinuncia per motivi familiari, il 18.5% per motivi di lavoro ed il restante 16% per motivi di salute. I dati sono piuttosto chiari, non si può partire perchè mancano i fondi, la crisi colpisce e si sapeva che spese “di secondo piano” come quelle per i viaggi sarebbero state accantonate. La ricerca di FederAlberghi dimostra proprio questo. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca commenta questi dati. “Un italiano su quattro non va in vacanza per mancanza di soldi, la conseguenza è la stagnazione complessiva del movimento turistico estivo degli italiani che non si discosta dai numeri dell’estate 2009: l’aumento del 20% del giro d’affari non è determinato da una crescita del turismo ma dall’incremento delle notti da 10 a 12 e dall’aumento dei costi del viaggio e degli spostamenti interni al Paese. Da gennaio a giugno – prosegue Bocca - l’Istat hainfatti rilevato incrementi significativi di prezzo di tuttociò che consente la movimentazione dei turisti all’interno delnostro Paese: dalle autostrade (+5,5%) alle ferrovie (+12,7%),dalle benzine (+14,8%) agli altri carburanti (+13,3%), a fronte di una diminuzione dei prezzi degli alberghi nazionali mediamente dell’1%. Dopo i dati dei primi sei mesi, che indicano una crescita zero nelle presenze alberghiere e un andamento similare anchedei mesi estivi riteniamo che l’Italia non possa permettersi il lusso di non cogliere quei segnali di ripresa economica che pur a livello mondiale cominciano a registrarsi e che si debbano analizzare a livello politico le ragioni che ci vedono ancora al palo – conclude – quando Paesi come la Francia e la Spagna dichiarano di avere al contrario già avviato l’inversione di tendenza”.
Pietro Gugliotta

Arrivano le stime sull’occupazione da parte dell’Ocse, relative al mese di aprile 2010 e non sono positive per l’Italia. Sebbene l’Europa faccia segnare all’8,7% il tasso di disoccupazione, ossia sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, il valore italiano è in aumento. Infatti la disoccupazione in Italia è aumentata dell’1,5% in un anno, da aprile 2009 ad aprile 2010. Il dato italiano del tasso di disoccupazione fa segnare l’8,9%, in crescita di 0,1% rispetto a marzo 2010. La crisi dunque continua a mietere vittime, specie nel campo lavorativo. In Europa infatti sono 3,3 milioni di disoccupati in pi rispetto allo scorso periodo dell’anno, per un totale di 46,5 milioni di persone inoccupate. Ciò è dovuto alla necessità di piccole e medie imprese di ridurre il personale, specie in Italia, per abbattere i costi d’impresa. E i costi relativi alle “risorse umane” sono sempre i primi ad essere tagliati. Secondo la graduatoria dell’Ocse, peggio dell’Italia ci sono alcuni paesi dell’est Europa, l’Irlanda e la Spagna:
- Spagna 19,7%
- Repubblica Slovacca 14,1%
- Irlanda 13,2%
- Portogallo 10,8%
- Ungheria 10,4 %
- Francia 10,1%
Sono brutti dunque i segnali che arrivano anche dal resto d’Europa, portando il vecchio continente ad una media del 10%. Per quello che riguarda il G7, i dati di aprile registrano un tasso di disoccupazione medio dell’8,4%. Per quanto riguarda Canada e Usa, le uniche due nazioni con i dati aggiornati a maggio, la disoccupazione è in calo nel paese canadese dello 0,2%, per arrivare ad un tasso di 9,7%, mentre in America è sostanzialmente invariato, restando dunque al tasso di 8,1%, già toccato in aprile.
Pietro Gugliotta

La crisi che sta coinvolgendo l’Europa, innalza la Cina come la nuova superpotenza economica mondiale. In questi giorni è stato pubblicato il rapporto annuale della “Fondazione Italia-Cina“: La Cina nel 2010, scenari e prospettive per le imprese. Il presidente della Fondazione, Cesare Romiti, prova a spiegare questi dati, invitando gli imprenditori italiani ad avvicinarsi all’Oriente e ad investire in Cina.
“La presenza italiana è inferiore al potenziale, ci sono circa 2.000 imprese, forse più, considerando il ruolo che giocano ancora le triangolazioni di capitali nelle operazioni estere. Insomma, molti investimenti non sono colti e registrati come italiani ma in realtà lo sono. Oltre alla presenza - spiega Romiti – occorre poi vedere il posizionamento ed i risultati economici ed il quadro non è negativo come spesso viene descritto. La Cina è un Paese difficile e la struttura economica del nostro Paese ci pone in una posizione competitiva. Le imprese scontano poi problemi di dimensione, scala di produzione, e ridotta conoscenza dei mercati internazionali. Le nostre imprese devono affidarsi ad esperti e conoscitori del mercato e sfruttare tutti gli strumenti per l’internazionalizzazione che sono offerti da istituzioni pubbliche e da soggetti privati, penso alle banche.
Il ruolo della “Fondazione Italia-Cina” – chiarisce il presidente Romiti – è quello di proporre un’assistenza completa alle imprese socie: dalla formazione, all’informazione, alla consulenza fino alla gestione di progetti complessi. Occorre evidenziare che l’Italia gode di molto appeal per i settori tradizionali, il lusso, l’abbigliamento ed il design, ma questo non significa che questi prodotti si vendano da soli, occorrono competenze, programmazione ed investimenti. Bisogna anche investire in comunicazione: abbiamo eccellenze tecnologiche che a volte non sono conosciute. L’Expo di Shanghai può aiutare in questo senso”.
Una apertura anche al mondo del turismo in Italia, paese molto apprezzato dai cinesi. “Stiamo collaborando con le principali regioni per incrementare e consolidare i flussi di turisti cinesi di alto profilo che conoscono solo parzialmente il “prodotto Italia”: si tratta di organizzare eventi ed azioni promozionali - conclude Romiti – per promuovere in maniera costante le eccellenze del nostro Paese”.
Pietro Gugliotta

Il premier Silvio Berlusconi ha dichiarato che la migliore ricetta contro la speculazione è la riduzione della spesa pubblica e dell’intervento dello Stato nell’economia. Sempre per il premier ha voluto sottolineare che si tratta di provvedimenti equilibrati e inevitabili. In effetti tale manovra punta a prelevare più risorse dagli evasori, cercando un utopico riequilibrio dei prelevamenti fiscali.
La cosa certa di questa manovra saranno i sacrifici che dovranno essere sostenuti dalla collettività. Il costo dello Stato è divenuto davvero insostenibile e Silvio Berlusconi sembra intenzionato ad alleggerire il peso dell’apparato burocratico sulle finanze italiane.
Il testo della manovra risulta molto complesso, costituito da 54 articoli divisi su tre capi, a loro volta suddivisi in due parti, una relativa alla competitività economica e una sulla sostenibilità finanziaria.
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha affermato che si tratta di un intervento giusto nei numeri, tempestivo ed efficace per il bene comune, che dal punto di vista economico è rappresentato dal bilancio pubblico. La manovra comporterà una correzione dei conti pubblici di 12 miliardi per il 2011 e di 24,9 miliardi a regime. Tremonti ha riferito che al momento è difficile fare la quadra e rilevare l’effettivo impatto della manovra sull’economia, in quanto la situazione economica è troppo volatile per permettere previsioni affidabili.

Nuovi commenti in merito alla crisi finanziaria UE, da parte del presidente della Commssione Europea Josè Barroso: “Una crisi che ha spazzato via 10 anni di crescita e di progressi, e non è ancora finita. La situazione in Grecia e gli attacchi alla stabilità dell’euro lo dimostrano”. Dichiarazioni rilasciate alla Conferenza per il Comitato economico appena chiusasi a Firenze.
Barroso, ha evidenziato come l’Europa sia stata oggetto di un incredibile attacco speculativo a livello finanziario, che ha preso di mira l’euro, che si era di molto rivalutato nei confronti del dollaro, e i titoli di stato dei Paesi con in conti traballanti, ossia Grecia, Spagna e Portogallo. In passato ci sono stati attacchi speculativi a singoli paesi, ma mai l’attacco aveva riguardato una zona così vasta come l’area Euro.
Ora è chiaro a tutti che non ci può essere unione monetaria senza unione economica, ed a questo punto il lavoro della politica si fa davvero molto arduo, poiché armonizzare tessuti economici molto differenti richiede uno sforzo non da poco. Tra i vari problemi d’affrontare, Barroso, ad esempio, ha voluto citare l’evasione fiscale, che in alcuni paesi dilaga incontrastata. In ogni caso a giugno, a livello di Unione Europea, ci sono in agenda diversi appuntamenti durante i quali ci sarà modo di chiarire una politica economica unitaria.

I ministri delle Finanze dei Ventisette, riuniti a Bruxelles, si sono accordati sui quattro punti che saranno alla base della “task force” dell’Unione Europea: rafforzamento del patto di stabilità, riduzione distanze competitive fra i paesi membri, creazione di un efficace meccanismo di gestione delle crisi e consolidamento della governance economica europea.
Herman Van Rompoy, presidente permanente del Consiglio europeo ha affermato: “Si tratta solamente dell’inizio del processo, stiamo lavorando per arrivare a un accordo che sia il più vasto possibile. Attorno al tavolo potevo sentire un senso d’urgenza e la volontà di una forte cooperazione: tutti condividono la necessità di fare questo cammino insieme”.
Parole che esprimono, in modo inequivocabile, l’urgenza di provvedimenti concreti. L’intesa raggiunta porterà sicuramente una maggiore coesione a livello economico, fondamentale per la sopravvivenza dell’euro. In merito alle misure prese per la Grecia, il presidente ha voluto evidenziare come l’Unione Europea sia stata in grado di intervenire per risanare un problema interno in maniera molto coesa. La prossima riunione della task force si terrà il 7 giugno in Lussemburgo, in occasione dell’Ecofin.