
L’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica, ha elaborato i nuovi dati sulla disoccupazione in Italia nel mese di giugno. I dati sono in linea con il mese precedente: infatti il tasso di disoccupazione è stabile all’8%, pressochè invariato dal mese di maggio 2011 (il dato è in flessione di -0.021%). Per quanto riguarda il confronto con giugno 2010, l’Istat fa sapere che il tasso di disoccupazione di giugno 2011 è calato di 0.3% rispetto ad un anno fa, mentre il tasso di occupazione è stabile al 56.9%, dunque invariato sia in termini congiunturali che tendenziali. Per quanto riguarda l’occupazione giovanile, l’Istat segnala come il tasso di disoccupazione giovanile sia sceso al 27.8%, in calo dunque dello 0.4% rispetto al mese scorso; prendendo in esame il mese di giugno dell’anno scorso, il valore di quest’anno resta superiore: infatti nel 2010 il tasso di disoccupazione giovanile si era attestato al 27.5%, con una flessione al 26.8% nei mesi di luglio ed agosto 2010. Chiudiamo col valore dell’inattività: in Italia gli uomini inattivi aumentano dello 0.3% nel mese di giugno, ossia + 19mila unità rispetto al mese scorso, l’aumento su base annuale invece è dell’1.8%. Le donne inattive invece mantengono la quota invariata rispetto al mese scorso, ma aumentano nell’arco dei dodici mesi: infatti rispetto al mese di giugno 2010, le donne inattive sono aumentate dello 0.7%.
Pietro Gugliotta

Franco Frattini, ministro degli Esteri, è arrivato in Cina, a Pechino, per un incontro con il paese asiatico, nel quale incontrerà diverse importanti personalità politiche del mondo Cinese, non solo politica ma anche economia per rafforzare un legame già intenso fra Italia e Cina. Nel paese asiatico c’è qualche timore per le sorti dell’economia italiana, in questo senso la visita di Frattini serve a tranquillizzare le principali personalità cinesi. “C’è stato un senso di responsabilità di tutti i partiti, della maggioranza e dell’opposizione, nel rispondere al forte incoraggiamento del presidente Giorgio Napolitano a dimostrare un senso di unità nazionale” spiega Frattini, che ha poi elogiato l’unità nazionale italiana, spiegando come questo sentimento potrebbe aiutare il lavoro di Barack Obama negli Stati Uniti. Frattini ha poi risposto ad alcune domande sull’efficacia della manovra economia che è stata recentemente approvata. Una giornalista cinese ha fatto notare al ministro come nonostante la manovra sia stata approvata in maniera molto rapida, il problema economico dell’Italia non si risolverà così facilmente. “L’Italia si prefigge l’obiettivo di portare il rapporto tra deficit e prodotto interno lordo al di sotto del 3%” ha spiegato il ministro degli Esteri, che poi si è concentrato sul problema della disoccupazione. “In Italia è ferma all’8%, minore rispetto alla media Europea che si aggira intorno al 10%, o alla stessa Spagna dove si attesta al 21%”.
Pietro Gugliotta

L’Istat ha pubblicato la consueta ricerca sulla disoccupazione. Stavolta il dato sembra essere positivo: infatti nel primo trimestre 2011, la disoccupazione è scesa all’8.6%, rispetto al primo trimestre 2010, quando il dato si era fermato al 9.1%. Ma di sicuro, su questo dato, non ha influito l’occupazione giovanile. Infatti i giovani italiani non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, come dimostrano questi dati: la disoccupazione giovanile, ossia che coinvolge gli italiani compresi nella fascia di età 15-24 anni, cresce dal 28.8% dell’ultima rilevazione, al 29.6%. E’ decisamente il tasso di disoccupazione giovanile più alto mai segnato, fin dalle prime rilevazioni del 2004. Il dato poi si impenna se consideriamo la disoccupazione giovanile nelle donne del Sud Italia: infatti qui raggiunge quasi il 50%, ossia il 46.1%, quasi una ragazza del Sud, su due, non ha un lavoro. Tornando al dato generale della disoccupazione, il mese di maggio ha portato il tasso di disoccupazione all’8.1%, in aumento dello 0.1%: in termini numerici, possiamo dire che in Italia ci sono più di due milioni di disoccupati, contro il milione e novecento mila circa di aprile. Se nella disoccupazione giovanile, al Sud, il numero delle donne è molto alto, in un quadro più generale possiamo vedere come nel primo trimestre 2011, il numero degli occupati sia cresciuto proprio grazie alle donne: infatti l’occupazione femminile è aumentata, seppur di poco, dal 56.1% al 56.2%. Fra i settori che in questi ultimi mesi hanno visto un netto aumento dell’occupazione, c’è senza dubbio l’industria: un recupero dell’1.5%, pari a 70 mila unità in più immesse nel mondo del lavoro. Un risultato positivo che fa da controaltare al periodo negativo del settore manufatturiero, che dopo sette mesi è tornato a tagliare posti di lavoro.
Pietro Gugliotta

Nel mese di aprile, la disoccupazione scende dall’8.3% di marzo, all’attuale valore di 8.1%. Questo calo dello 0.2% è un dato ovviamente positivo, dato che porta il tasso di disoccupazione ai livelli più bassi dal 2009 (da agosto 2009). I dati sono stati elaborati dall’Istat, l’Istituto nazionale di Statistica. Facendo un raffronto con il mese di aprile 2010, dunque su base annua, il dato del tasso di disoccupazione è in calo dello 0.6%. Leggero ribasso anche per la disoccupazione giovanile: infatti il tasso di disoccupazione dei giovani compresi fra 15 e 24 anni, è sceso dello 0.1%, passando dal 28.6% di marzo, al 28.5% di aprile 2011. Passiamo adesso al tasso di occupazione. L’Istat segnala come il tasso di occupazione ad aprile 2011 sia sostanzialmente stazionario, con una leggera perdita (- 0.1%, pari a 30 mila unità in meno). Su base mensile e anche su base annua, il tasso di occupazione di aprile, che si attesta al 56.9%, è in calo dello 0.2%. Il numero dei disoccupati scende del 2.9% rispetto a marzo, mentre su base annua il calo del numero dei disoccupati è più ampio, il 7.6% in meno, pari a circa 164 mila unità. Aumentano gli inattivi fra i 15 e 64 anni: l’aumento è dell’1%, rispetto al mese precedente, facendo salire il tasso di inattività al 38.1%, con un amento dello 0.6% rispetto ad aprile 2010.
Pietro Gugliotta

Intervenuta ieri alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa”, di Fabio Fazio, che va in onda su Rai3, la numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha attaccato duramente il Governo di Silvio Berlusconi. “Nei primi mesi della crisi il governo ha tenuto i conti pubblici a posto e abbiamo visto invece cosa succede in Portogallo e Spagna ma ora serve di più: da sei mesi a questa parte l’azione del governo non è sufficiente. L’Italia deve concentrarsi sulla crescita, tornare a produrre benessere per le persone, invece c’è una totale disattenzione. Si parla di tutto tranne che di questo”. Analizzando i dati pubblicati da Bankitalia, la Marcegaglia spiega come l’Italia abbia una crescita troppo bassa, che non permette di assorbire la disoccupazione: “non aumentare i consumi e gli stipendi, vuol dire meno benessere, meno solidarietà e meno attenzione. La mancanza di crescita incattivisce le persone: è un tema economico, ma anche morale ed etico”. Tutto ciò porta all’Italia anche un danno di immagine: “Dai giornali esteri emerge un’immagine non positiva per l’Italia. Io sottolineo sempre, quando sono all’estero, che invece c’è un’altra Italia che va a letto presto, si sveglia presto, che lavora, che produce, che investe, che fa impresa e si impegna e che non è abbastanza valorizzata”. Chiusura col caso-Fiat: la presidente di Confindustria spiega che il contratto approvato dai lavoratori dello stabilimento Fiat di Mirafiori, non sarà la fine del contratto nazionale di lavoro.
Pietro Gugliotta

Non ci sono buone nuove dal mondo dell’occupazione: il mese di novembre 2010, ha continuato ad incidere in maniera negativa su un anno per nulla positivo per quello che riguarda la disoccupazione ed in particolare la disoccupazione giovanile. Infatti l’Istat ha segnalato come il tasso di disoccupazione sia praticamente stabile, raggiungendo quota 8.7%, ai massimi dal 2004. Ma è sempre in grande crescita la disoccupazione giovanile, una vera e propria piaga italiana: i giovani senza lavoro adesso sforano una quota di 28.9%, in aumento di quasi un punto percentuale (+ 0.9%) rispetto ad ottobre 2010, mentre l’aumento è di 2.4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ossia novembre 2009. Anche per la disoccupazione giovanile siamo a livelli record, basti pensare che un valore così alto non si era mai visto dal 2004, anno in cui si è aperta la serie storica per questo tipo di ricerca. Le notizie positive arrivano però dal lavoro femminile: infatti è l’unico comparto in crescita a novembre, seppure in lieve aumento. Infatti il lavoro femminile è cresciuto dello 0.2%, circa di 50 mila unità rispetto al mese di ottobre 2010, mentre l’aumento rispetto a novembre 2009 è dello 0.1%, ma il tasso di disoccupazione femminile è in aumento e si attesta al 10%. Il tasso di disoccupazione maschile invece è in diminuzione del 2.1%, ma è anche in aumento del 5.5% rispetto a novembre 2009. Secondo l’Istat, è in diminuzione il numero delle persone che sono in cerca di un lavoro: – 0.4% rispetto ad ottobre 2010.
Pietro Gugliotta

Abbiamo parlato del dato della disoccupazione in Italia, che secondo l’Istat è salito all’8.6%, toccando una quota record. Ma non va meglio negli Stati Uniti, dove la disoccupazione è ai massimi storici: il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è salito al 9.8%, sfiorando il record massimo di aprile, quando questa valore si attestò al 9.9%. Rispetto ad ottobre, gli esperti pensavano che il tasso di disoccupazione potesse restare stabile, ma così non è stato: infatti è aumentato dello 0.2%, passando dal 9.6% di ottobre al 9.8% di novembre. Il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti inoltre comunica il volume dell’aumento degli occupati: anche qui gli analisti avevano previsioni più ottimistiche. Infatti gli occupati sono aumentati solo di 39 mila unità, contro le previsioni di 140 mila circa che avevano pronosticato gli analisti americani. Questo valore è la somma fra i 50.000 nuovi posti di lavoro che il settore privato ha creato, ed i tagli di 11.000 posti di lavoro che il settore pubblico ha effettuato in questo mese. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha voluto commentare questo dato, ovviamente negativo. “Il tasso di disoccupazione è inaccettabilmente alto. Tale dato dimostra come sia importante procedere a un taglio delle tasse alla classe media e all’estensione dell’assicurazione sulla disoccupazione”.
Pietro Gugliotta

In Italia uno dei problemi principali è quello della disoccupazione: molti giovani non riescono a trovare un impiego, gravando sulle famiglie e sull’economia italiana in generale. Lo studio realizzato dalla Confartigianato però mostra una nuova chiave di lettura proprio nell’ambito della disoccupazione: in Italia mancano tante figure professionale. Stiamo parlando di pasticceri, sarti, falegnami, cuochi, panettieri, installatori di infissi, solo per citare alcune categorie. E l’economia avrebbe bisogno di queste figure, infatti come spiega il “Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere“, ci sono circa 150.000 posti vacanti in questi ambiti, non sono pochi. Il mestiere che al momento presenta più posti liberi è quello degli installatori di infissi: ne servirebbero circa 1.500, ma al momento l’83.3% dei posti è rimasto vuoto. Altre professioni sottovalutate sono quelle legate al mondo del cibo: pastai, panettieri, gelatai e pasticceri. Non va bene nel settore marmo e tagliatori di pietre, così come molti posti vacanti sono disponibili nel settore tessile. La lista dei mestieri “abbandonati” prosegue con sarto, parrucchiere, cuoco, falegname e molti altri lavori che non vengono considerati specie dai più giovani, la categoria che attualmente soffre maggiormente la disoccupazione. Negli ultimi tre anni il numero dei giovani disoccupati è cresciuto notevolmente: siamo il secondo paese, dietro la Spagna, per numero di giovani non occupati, dunque questi lavori sarebbero da sfruttare in maniera migliore per dare un futuro a tutti i giovani attualmente non occupati.
Pietro Gugliotta

Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre, ha analizzato l’andamento delle entrate tributarie in questi ultimi anni. I dati sono piuttosto negativi, come mostra lo studio della CGIA. Il bilancio parla di una perdita cumulata di 35.8 miliardi di euro negli ultimi tre anni, causati dalla disoccupazione e da una ricchezza prodotta che è andata calando sempre più. Con le nuove misure fiscali, il dato verrà rivisto al ribasso: dalla CGIA fanno sapere come si arriva poi a questo risultato. Il totale di -35,841 mld di euro è dovuto dalla somma “delle perdite di gettito di ciascun anno preso in esame, rispetto al 2007: vale a dire 4,337 mld del 2008; 18,716 mld del 2009 e i 12,788 mld stimati per il 2010″. Poi la somma è stata “pulita” – come si legge nel documento dell’associazione di Mestre – dalle misure fiscale che sono entrate in vigore nel 2007, raggiungendo dunque la somma definitiva di 32.4 miliardi di euro, dato poi ulteriormente abbassato in seguito ai provvedimenti normativi dell’ultimo triennio. “Cosicchè, dai -32,4 mld di € sono stati sottratti 20,126 mld di euro (riferiti al gettito delle misure una tantum e da quelle provenienti dalla lotta all’evasione fiscale) ed aggiunti 37,065 mld (riferiti a misure che hanno ridotto il carico fiscale). Il risultato finale ottenuto è pari a –15.461 mld di euro“. Secondo Colussi il valore aggiunto delle imprese italiane è praticamente sceso ai livelli del 2001, dunque una situazione piuttosto difficile che diventa addirittura drammatica per alcuni settori, quello manufatturiero in particolare.
Pietro Gugliotta

La Federal Reserve, ossia la banca centrale degli Stati Uniti d’America, ha rilasciato proprio ieri sera il Beige Book. Si tratta di un rapporto dove vengono evidenziati tutti i dati americani legati al mondo dell’economia. E la visione della Fed non è propriamente positiva: infatti secondo la banca centrale degli Stati Uniti, l’economia americana cresce, ma troppo lentamente. La crescita lenta è accentuata dalle scarse pressioni inflazionistiche, tutto ciò frena i datori di lavoro americani che decidono di non investire e di non assumere altri lavoratori, bloccando di fatto il mercato dell’occupazione. Ed è proprio questo che frena l’economia americana, la mancanza di un recupero dalla crisi che possa incentivare il mondo del lavoro e dunque ridurre la disoccupazione. Tiene molto bene il settore manifatture, che grazie alle esportazioni cerca di trascinare l’economia americana, ma le spese e dunque gli acquisti vengono concentrati solo su beni di necessità. Ciò mette in crisi alcuni mercati, come per esempio quello della casa, nonostante i prezzi stabili. Al contrario aumentano i prezzi di prodotti agricoli e dei metalli, aumenti che non intaccano la fiducia del consumatore americano. Tutto ciò porta la Federal Reserve a confermare che la crescita c’è stata: da settembre a ottobre si sono visti dei miglioramenti, che restano purtroppo ancora poco evidenti. E il mercato del lavoro – come già evidenziato – e anche quello degli investimenti restano piuttosto deboli.
Pietro Gugliotta