
Dopo il panico finanziario del Dubai, ecco un’altra fonte di timore per la finanza mondiale: la Grecia. L’agenzia internazionale di rating Fitch ha declassato la Grecia, riducendo il suo rating a BBB+ con outlook negativo, proprio a seguito dell’aumento del debito pubblico. A sfavorire il paese ellenico, secondo l’agenzia, anche la bassa credibilità delle istituzioni finanziarie e il clima politico. Le previsioni dicono che il governo di Atene difficilmente riuscirà a riequilibrare i conti pubblici con misure efficaci, in grado di contenere spesa pubblica e allargare base imponibile per ridurre il debito.
A tal proposito è intervenuta la Commissione europea, che sta facendo pressione sul governo greco per un intervento immediato, in quanto non è ammissibile per l’Eurozona avere un membro in situazioni critiche, poiché il tutto potrebbe tradursi in una situazione che coinvolgerebbe l’intero sistema in una sorta di contagio finanziario, facile da prevedere in sistemi finanziari altamente connessi. Il commissario agli Affari economici e monetari UE, Jaquin Almunia, ha dichiarato di essere pronto ad aiutare la Grecia nella messa a punto di programmi di risanamento. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Junker, rassicura sul fatto che non c’è alcun segnale di bancarotta in relazione alla Grecia. La Borsa di Atene ha chiuso con il segno meno in seguito ai giudizi negativi delle agenzie di rating, fortemente negativi soprattutto i titoli del settore bancario.
Per Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, le maggiori preoccupazioni arrivano dall’enorme debito corporate e pubblico di molti paesi, in scadenza nei prossimi cinque anni, prevedendo scenari di alta tensione in caso di aumento dei tassi di interesse.
Giuseppe Raso

La bolla immobiliare scoppiata negli Emirati Arabi Uniti spaventa non poco l’occidente, in un contesto di globalizzazione finanziaria, gli effetti di qualsiasi evento finanziario si fanno sentire su tutto il globo. Dubai World ha chiesto una moratoria di sei mesi ai propri creditori, e sta cercando di rinegoziare le sue posizioni, tra le quali un bond islamico da 3,53 miliardi della controllata Nakheel Properties. Le passività del gigante arabo ammontano a 59 miliardi di dollari. I numeri mostrano come Dubai World possa essere definito il centro nevralgico della finanza degli Emirati Arabi Uniti.
Per gli analisti del settore, questa assomiglia ad una vera e propria situazione di Default, che può produrre effetti domino non indifferenti, che coinvolgerebbero le grandi banche arabe, ma anche quelle del resto mondo. Standard & Poor’s sta valutando interventi a livello di rating per banche come la Emirates Bank International e la National Bank of Dubai. Nel Vecchio Continente, Hsbc e Standard Chartered sono le banche con i maggiori investimenti in Dubai.
Il governo del Dubai ha già detto che non garantirà il debito della conglomerata. Intanto le borse di tutto il mondo tremano, mostrando segni di nervosismo. Il danno di immagine per l’Emirato è sicuramente l’unico dato certo di questa crisi, la vetrina mondiale del lusso che ostenta la propria ricchezza con automobili, hotel da nababbi e boutique di alta classe rischia di affondare se la situazione non viene risolta con immediatezza.
Il direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni, rasserena per quanto riguarda il sistema Italia, un sistema poco esposto finanziariamente nei confronti del Dubai, dello stesso avviso il presidente dell’Abi, Corrado Fissola, che definisce l’esposizione italiana estremamente marginale o inesistente.
Giuseppe Raso